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BookSprint Edizioni Blog

08 Ott
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Intervista all'autore - Gabriele Motterle

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono nato a Thiene, un paese della provincia di Vicenza, ma sono cresciuto a Costabissara. Fino alle superiori non ho conosciuto altro che le strade alberate e gli edifici grandi e colorati del mio paese. Probabilmente per questo ora sono sempre più attratto dal mondo esterno e assetato di conoscenza. La conoscenza che però al momento ricerco più nei libri. In questo senso i libri sono per me degli strumenti indispensabili per capire il mondo, così come la bussola o la mappa per l'esploratore.
Le superiori, in particolar modo gli anni del liceo, sono stati per me un periodo d'oro. Qui ho iniziato a vedere il mondo, non solo nelle foto, e mi sono avvicinato davvero ai grandi classici, alle magie di una scrittura che non muore mai, ma è sempre viva; ed è viva senza il bisogno di spiegare il perché. Sono stati certamente pure degli anni difficili, gravidi di prove e pure di qualche delusione, ma qui ho stretto delle amicizie durature che mi hanno cambiato e che nonostante la lontananza ancora per me non mutano il sapore che avevano in quei giorni.
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Ci sono molti libri che consiglierei di leggere, classici e moderni, antichi e presenti, fantasy o meno. per questo ne sceglierò tre: l'Odissea di Omero, l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e il Buio Oltre la Siepe di Harper Lee.
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Tutto si evolve. L'evoluzione è una parte fondamentale dell'esistenza di tutte le cose, viventi o meno. Chi non si evolve finisce tragicamente per essere eroso e spazzato via dalle correnti impetuose della Storia. Trovo quindi l'eBook un’evoluzione apprezzabile ma che forse ancora non riesce a tenere il paragone con la soddisfazione di vedere una bella e curata raccolta di libri, o di sentire l'aroma dell'inchiostro delle carte antiche, o di toccare la pelle della conoscenza, o di udire il suono delle pagine, frusciante come vento fra le foglie...
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
La scrittura mi ha sempre intrigato molto. Mi estasiava l'opportunità di creare mondi e personaggi da poter far interagire. Non perché mi piacesse l'idea sentirmi al pari di un dio onnisciente e onnipresente che decide sull'esistenza di ogni cosa che ha creato, ma per il fatto che era piacevole veder questi personaggi staccarsi dalla penna e far quasi da sé cose che io forse non avrei mai pensato per loro. La scrittura non è qualcosa da controllare, ma un flusso da seguire. È come volare. Abbandonate l'illusione del controllo ed iniziate a sentire e vedere veramente ciò che nel vostro foglio di carta, o di Word sta apparendo e accadendo.
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
'Memorie di un Dio' è parte di un sogno che ho in mente già da diversi anni e che sto tutt'ora cercando di arricchire, ordinare e rendere più organico. Ho scritto questo libro, sfruttando una provvidenziale congiunzione di tempo libero e grande ispirazione, perché volevo mettermi alla prova con qualcosa che avevo sempre desiderato di fare ma che fino ad ora non ero mai riuscito a portare a termine in modo soddisfacente. Inoltre, mi serviva un punto d'inizio: un punto fermo da cui poter far eventualmente partire molti altri racconti.
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
In realtà sarebbe meglio dire: quali messaggi? Ebbene, desidero che il lettore capisca innanzitutto e ancora una volta che il fantasy non è solo un genere puerile, dove far avvenire situazioni ricche di forma, ma povere di sostanza. Al contrario, esso è un terreno fertile per poter discutere di argomenti non solo astratti e astrusi, ma anche ben radicati nella nostra contemporaneità. Ad esempio: il rapporto con il diverso, il timore della diversità, il razzismo, la fiducia nell'altro, l'amicizia, l'amore, il confronto fra reale e irreale... .
Voglio che il mio libro rappresenti una via di fuga dalle intemperie del mondo. Voglio che il lettore si senta trasportato in una terra fantastica in cui possa sperare che nonostante tutto, le tenebre più fitte, sempre ci sarà luce. E al col tempo voglio che questo comprenda i messaggi inseriti nel mio libro, per poter meglio prepararsi, alla fine, per il viaggio di ritorno.
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Credo di essere nato con penna e carta fra le mani, a tal punto che quasi non mi ricordo quale sia stato il mio primo, puerile, ultra ottimistico tentativo di scrittura. il tempo, gli anni però sono stati indispensabili per arricchire ed affinare il mio stile.
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Ogni sera, dopo intense ore di scrittura, andavo a camminare, in solitudine, per le campagne attorno a casa mia. Respiravo aria fresca, mi godevo gli ultimi raggi del sole, ascoltavo gli uccelli, il gorgoglio lontano dell'acqua, la natura che nell'ora finale dava il meglio di sé. È questo il mio serbatoio: da questi momenti io ho pensato e attinto le mie immagini, le mie scene migliori.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
In verità i momenti di sconforto, in cui non si riesce ad andare avanti per quanto ci si provi capitano a tutti. È solamente questione di fare un passo indietro, prendere una bella boccata d'aria e guardare la situazione da un'altra prospettiva.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
Omero, Apuleio, Luciano, Saffo, Catullo, Orazio, Ovidio, Sofocle, Euripide, Dante, Petrarca, Ariosto, Boiardo... come vedete, è difficile scegliere.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
È un’ottima opportunità per chi desidera godersi le magie di un buon libro, ma non ha voglia, o possibilità di leggerlo come si fa solitamente.

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