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30 Ago
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Intervista all'autore - Romolo Panico

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Caserta 71 anni fa, una provincia che ha sempre trovato difficoltà ad affrancarsi da un provincialismo che costringeva allora ad una limitatezza associativa, stretta in un conformismo e in una chiusura mentale che sembrava la immobilizzasse nella rassegnazione. Una città che, per fortuna, nel tempo, ha saputo riscattarsi e trovare il modo, negli ultimi anni, di poter partorire artisti che sono emersi per le loro capacità nella musica, nel teatro nella scrittura, nella pittura ed in tante altre forme di arte che io, all'epoca, non ho potuto assaporare. Per questo e per altri motivi mi sono allontanato per affrontare un percorso lavorativo che mi ha impegnato in quasi tutt'Italia per oltre 40 anni quale dirigente della Polizia di Stato.
In quegli anni ho visto ed affrontato cose che, a dirla alla Ridley Scott, "Voi umani non potreste neanche immaginare" e proprio quelle esperienze, che non potevo e non volevo divulgare, mi hanno avviato, al termine della mia lunga carriera, al desiderio della scrittura. Sentivo la necessità di essere ancora lo sbirro che per tanti anni sono stato; sentivo il bisogno di dire qualcosa che era in me e qualcosa che avevo vissuto e i primi quattro romanzi, scritti nel puro poliziesco italiano, seppure dettati dalla fantasia, li ho scritti quasi di getto ed alcuni sono stati apprezzati e recensiti da illustri scrittori quali Carlo Lucarelli e Andrea Pinketts. E così ho iniziato a credere nelle mie capacità di scrittore, pur non illudendomi che questa mia passione potesse eguagliare il successo che ho avuto nella mia vita professionale perché mi accorgevo, ahimè, che a nulla serviva l'immaginazione, l'originalità, la capacità di tenere il lettore incollato ad un libro per giungere a scoprirne il finale, ma occorrevano altre capacità che io non avevo e non ho mai voluto avere. Non mi sono però demoralizzato e non ho abbandonato questa mia viscerale passione continuando a scrivere soltanto per il gusto personale di iniziare e finire qualcosa che, alla fine, mi facesse sentire interprete di nu mondo fantastico, onirico, perché creare qualcosa dal nulla è sempre e comunque arte. Ho vinto premi letterari, ho avuto apprezzamenti da molti, ho visto gli sguardi compiaciuti di coloro che hanno partecipato alle presentazioni dei miei libri, e queste, credetemi, sono state le soddisfazioni più grandi che ho avuto in questa mia seconda vita.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La sera e spesso la notte mi hanno dato la tranquillità e la serenità di poter raccogliere i miei pensieri e le mie fantasie, momenti magici ai quali non rinuncerò molto facilmente.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Molti sono gli autori che a volte anche inconsciamente mi hanno suggerito storie ed interpreti dei miei romanzi: Camilleri, Ken Follet, Clive Cussler, John Le Carrè, Tom Clancy, da ognuno di questi ho imparato qualcosa: il lettore deve appassionarsi alla storia e deve scorrere le pagine del libro con voracità per giungere alla fine e aspettare il prossimo romanzo.
 
4. Perché è nata la sua opera?
L'ultima mia opera "Il Potere del Silenzio" è stata fortemente influenzata dalla mia, seppure inutile o difficile, ricerca della verità sulle origini della fede religiosa e sulle, a volte, assurde accettazioni dei suoi dogmi inspiegabili; fede che costituisce oggi il più grande potere che esiste su questa terra. Un potere più forte di qualsiasi arma, di qualsiasi ricchezza, di qualsiasi umana debolezza.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Molto. Come ho detto, la mia vita professionale mi ha portato a scoprire lati della vita che altrimenti non avrei mai potuto toccare con le mani, se non leggendo le cronache giornalistiche, cosa che invece ho fatto.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
È, per me, un modo di raccontare la realtà trasformandola e manipolandola a seconda delle mie esigenze temporali. In alcuni momenti della mia vita le mie sofferenze interiori o le mie gioie o le mie soddisfazioni, mi inducevano a rappresentare ciò che in me si mischiava alla quotidianità, e in quei momenti, volevo esportare queste mie sensazioni.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Soprattutto nei primi romanzi, ho trasferito in essi parti di una vita realmente vissuta; una vita fatta di imprevisti e di ostacoli a volte insormontabili; una vita trascorsa tra l'eccitazione di una risuscita di un'indagine e tra la delusione di non essere stato in grado di concluderle. Negli ultimi ho voluto abbandonare questo filone che ritenevo facilmente agevolato da ciò che la mia professione mi aveva fornito, e così, gli ultimi romanzi: "Il Custode Dell'Apocalisse" e "Il Potere del Silenzio" ho voluto cimentarmi con qualcosa che nulla aveva a che vedere con il mio passato e con le mie esperienze pregresse.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Nell'ultima mia opera molte persone si sono rivelate fondamentali per la stesura del romanzo: tutte quelle persone che, pur nella loro ampia cultura e grande esperienza di vita quotidiana, hanno sempre accettato la Fede religiosa come un impegno che non gli permettesse mai di avere un dubbio, un'incertezza, una indecisione, persone che a volte ho invidiato per la loro costanza, mentre io ero e sono nella continua ricerca di una diversa verità, una verità troppo grande da ricercare.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mio figlio Fabio, per la sua capacità di critica e per la sua naturale e sincera voglia di dare un giudizio, soprattutto al proprio genitore.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Tenere un libro tra le mani, a volte stropicciandolo lasciandogli i segni del tuo passaggio; un libro sul quale scrivere una dedica; un libro che ha un suo odore, un suo calore, è qualcosa di insuperabile, ma io sono di un'altra generazione e capisco che l'ebook è l'essenza della praticità; è una forma di lettura più comoda e facile da percorrere in qualunque luogo e in qualunque momento.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non ho mai sperimentato questa forma di lettura ma ritengo che possa essere suggestiva se letta da un attore che ne sappia interpretare le varie sfumature che l'autore intendeva assegnare ai dialoghi e, soprattutto, alla descrizione delle scene in cui è ambientato il romanzo. Come una buona sceneggiatura di un romanzo, così l'audiolibro può rappresentare il successo o meno dell'opera.
 
 
 
 
 

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