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18 Ago
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Intervista all'autore - Marco Martinelli

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Sul mio profilo nella pagina Facebook, sta scritto: Riflettere sugli avvenimenti, sulle cause e sui possibili sviluppi. I miei strumenti espressivi sono la poesia intimistica, il romanzo introspettivo, l'indagine sociologica. Vivo la scrittura come atto creativo; l'appagamento che ne deriva è il risultato di un coinvolgimento del pensiero, trasformato in parole leggibili da chiunque. L'emozione si sviluppa, quasi sempre, tra un'inquietudine iniziale e una calma riposante.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
A dispetto di chi lo nega, il coinvolgimento di ogni autore è inevitabile; ciò di cui tratta, in effetti, scaturisce da informazioni dirette o indirette propinate quotidianamente dalla realtà sociale in cui vive. La scrittura fantascientifica, ne è il paradosso emblematico.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Una sorta di liberazione. Il bisogno di denunciare ciò che la nostra società, sino a tempi recenti, ha sopportato in termini di angherie, soprusi e subdole forme di dominio schiavizzante.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Non è stato così semplice come può apparire. Era necessario attirare l'eventuale lettore con una formula che stimolasse curiosità e desse immediatamente una sorta di giudizio intrinseco.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Più che di un libro particolare, gradirei la presenza di un personaggio come Pietrangelo Buttafuoco. Lo ritengo persona eclettica, irrispettosa di ogni tipo di appiattimento, capace di argomentare in maniera moderna ed esaustiva. Trovo nei suoi dialoghi una forte assonanza con la mia indole poligrafa.
 
6. Ebook o cartaceo?
Cartaceo, senza titubanza alcuna. L'ebook appare come facilitazione, come semplificazione; in realtà, credo, sia un ulteriore stimolo alla superficialità, alla non partecipazione emotiva e razionale degli eventi.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Il quando, ha un pregresso storico personale di lunga data, ostacolato, bloccato da avvenimenti che ho comunque accettato e vissuto. Il perché, ha qualche attinenza con la scultura, arte a cui ho dedicato tempo e fatica. È un istinto che hai, ti trascina, ti impedisce altre cose; spesso, ti regala un senso di potenza; sempre, è fonte di sano orgoglio.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Nasce dalla stizza provata una sera, durante uno spettacolo televisivo, in cui personaggi curialeschi, esibivano sfacciatamente la propria "strana figura". Terminato il misero spettacolo da strapazzo, ho preso subito appunti, sino a tarda notte.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Soddisfazione, per avere prodotto qualcosa che, sei sicuro, qualcuno apprezzerà; gliene sarai per sempre grato, anche se non sai chi sia e dove sia.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Un amico di vecchia data; uno che ama sorprendere, come me, con discorsi sovversivi del pensiero comune, non per il gusto della rivolta, ma per la folle, sacrosanta utopia di cambiare il mondo.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
La medesima valutazione fatta per l'ebook. È un'apparente conquista tecnologica; in realtà è un decadimento dell'iniziativa personale, un rilassamento cerebrale, una retrocessione nociva dello sviluppo mentale umano.
 

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