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BookSprint Edizioni Blog

09 Ago
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Intervista all'autore - Greta Minervini

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere è estrarre fuori il dolore principalmente. Scrivo quando sto male. Quando sono felice invece, scrivo soprattutto poesie, è come se rivivessi i momenti che descrivo e racconto, li sento di nuovo, me li imprimo dentro. È uno sfogo che mi dà piacere e sollievo, mi solleva, oltre che essere una passione, la scrittura, mescolare parole che suonano nella mia testa come canzoni, o come violenti tempeste. Ho bisogno di scrivere.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Vorrei ammettere il contrario, ma gran parte delle sofferenze, e anche delle gioie, presenti in questo libro sono reali, mi appartengono. Non nego che spesso la mia fantasia è stata un ingrediente fondamentale, ma questa che vi ho raccontato, è la mia storia.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Quando ho iniziato questo libro era il 10 agosto del 2019, il terzo anniversario mio e del mio ex, ma le cose tra di noi non stavano più andando bene. Come tutti gli artisti, non sapevo che cosa sarebbe uscito fuori da questo incasinato groviglio nel mio animo, sapevo solo che qualcosa sarebbe nata, e così, pian piano, e poi tutto di getto durante la prima quarantena del 2020 ho partorito l'opera, ho districato l'annodato gomitolo, ho perdonato le mancanze dei miei genitori con questo libro, ho superato, almeno in parte una relazione che credevo fosse il mio infinito. Ho chiesto scusa al mio ex, per non avergli dato l'amore che si meritava, spargendolo su ogni pagina come olio per condire l'insalata. E mi sono perdonata per aver perso di nuovo una persona che mi amava.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Il titolo del libro aveva varie opzioni. 'Eclissi di luna', 'Le mie prime parole', 'Lacrime di rugiada'. Però per quanto incantevoli, sono state scartate perché avevo bisogno di un riassunto del libro, di poche semplici parole che invece che intrigare il lettore lo mettessero già al corrente di cosa avrebbe trovato girando la pagina di copertina. Valanghe di amore, quello che non gli ho dato.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Se mi trovassi su un'isola deserta vorrei avere una libreria magica infinita. Non sono una grande lettrice, mio limite. Penso un Baudelaire per la profondità e la tossicità delle parole. Oppure Bukowski, perché riesce a dire con ironia quel qualcosa senza che ti uccida.
 
6. Ebook o cartaceo?
Cartaceo. L'ebook si è sviluppato tanto e non nego che per praticità, per alcuni è migliore del classico libro. Ma il cartaceo mi sa di vero libro. La carta mi sa di saggezza. È anziana.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non è mai stata una decisione che ho preso guardandomi allo specchio e domandandomi: "Beh, perché non provi a scrivere un libro?". Credo che quando hai qualcosa da raccontare, in qualche modo trovi un modo per farlo, ed io non sono proprio figlia di questo millennio, non ho pensato neanche un attimo al mezzo con cui comunicare ciò che avevo bisogno di dire. Ho scritto un libro perché avevo tanto da dire. Non so se si tratti di vena. Però posso dirvi che da piccolina scrivevo tanto, che ho quaderni pieni di pagine di prosa, di poesie, risalenti al mio primo amore, alla felicità che mi arrecava e alle sofferenze che solo sulla mia pelle mi facevano troppo male allora occupavano posto sulla carta. C'era il mio ex, che mi diceva che secondo lui dovevo scrivere, perché ero brava con le parole, (aggiungo io, non quando si tratta di pronunciarle a voce), e poi forse gli ho dato ascolto, e ho scritto il mio primo libro.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
L'idea del libro è nata scrivendo. Quando mi accorsi che le pagine crescevano, che utilizzavo tanti caratteri, che picchiettavo veloce i tastini del computer spaventata dall'idea di scordare le parole giuste che nascevano nella mia mente e che mano per mano comparivano sullo schermo, mi resi conto che forse potevo costruire qualcosa. E così fino alla fine. Se dovessi raccontare un aneddoto sarebbe che spesso, l'input per scrivere me lo davano delle cosiddette "stories" di Instagram, quando vedevo il mio ex e stavo male. Però di base è stata l'apatia che mi ha investito durante la quarantena che mi ha dato la voglia di scrivere. La noia dei giorni passati da sola, la mia depressione, forse ora dovrei ringraziarla.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
La meraviglia di vedere i propri pensieri concretizzarsi non ha eguali, perché finalmente sai che anche qualcun altro potrà prendere parte alla tua storia, potrà riviverla con te, leggerti. Sapere che quello che hai passato potrà essere uno scudo, o un aiuto anche per altra gente, mi fa sorridere. È esattamente per questo che ho scritto questo libro, condividere le mie esperienze. Farvele conoscere.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Era ancora in fasce il mio libro, anzi era solo un embrione, quando dopo la prima stesura lo inviai ad una mia cara parente di Londra per avere qualche suo consiglio e commento. Lei mi ha spronato tanto a continuare. La seconda persona è stata mia nonna, colei che nel libro chiamo, perché volevo vedere quanto tempo il mio libro ci mettesse per essere letto, e in tutta sincerità, lo ha mangiato in un sol boccone.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non ne so molto a riguardo. Credo che la scrittura si sia evoluta, come ogni cosa d'altronde che vuole continuare ad esistere nonostante il tempo che passa, i soli che sorgono. E la mia amata scrittura ce l'ha fatta, a trovare un posticino in questo mondo digitale, grazie a nuovi modi di diffusione, ad esempio l'audiolibro, per chi vuole farsi cullare la sera prima di andare a dormire, o vuole leggere, se è questa ancora lettura, in maniera diversa. Non lo condanno. Anche perché il consumo di carta è notevolmente ridotto, ma credo che i libri con le pagine che si sfogliano, e i segni libri che corrono o camminano fino al tragitto finale, siano e diano un’emozione più antica, che mi rispecchia, perché figlia di quest'epoca lo sono solo di nome.
 
 
 
 
 

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