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27 Lug
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Intervista all'autore - Fabio S. P. Iacono

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono europeo sino al midollo, bizantino da parte paterna, franco e normanno da parte materna. Nato a Scicli (Ragusa) e volato ancora in fasce nel Nord-Est d'Italia dove mio Padre, Maresciallo Maggiore Aiutante di battaglia, svolgeva servizio in forza alla Nato-Otan contro il "Patto di Varsavia" e in organico al "Genio Pionieri", è stato tra i fondatori negli anni '70 con l'On. Ministro Zamberletti dell'odierna "Protezione Civile".
Mia Madre ha svolto la funzione di segretaria presso un'agenzia d'assicurazioni sempre nel Nord-Est d'Italia. Scuole dell'obbligo e IV e V Ginnasio ancora nel Nord-Est, ultimi tre anni del liceo classico a Modica, poi studi filosofici a Catania, Operazione "Vespri siciliani" in forza al "Genio Guastatori Aosta" ottobre 1992/1993 e voli e lunghi soggiorni formativi da dandy a Roma, Milano, Parigi, Londra e Dublino. Nel 2002 ritorno a Modica (Ragusa) dove vengo iscritto due anni dopo all'Albo dei Giornalisti-pubblicisti. Dal Primo gennaio 2020 ho deciso di non farne più parte. Dal luglio 2019, a causa di mafie istituzionali, burocratiche e clientelari modicane, che hanno cercato anche di uccidermi, dopo un ulteriore breve soggiorno londinese, vivo a Ragusa.
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
"Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde.
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Trovo i libri interessanti non solo per la lettura, anche in quanto creazioni cartacee, si tratta di piccole, medie o grandi opere nel senso "fisico" ed estetico. I libri cartacei dovrebbero rimanere i pilastri della cultura. Detto questo non sono contrario agli eBook, ma più freddo e distaccato verso di loro, la tecnologia non si può fermare ma controllare, ordinare e regolamentare.
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
È un colpo di fulmine al quale, se si sopravvive, necessita della ponderazione. L'amore, per quanto mi riguarda, non è necessario.
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Scrivere è diventato ormai da anni quasi necessario. La "finzione" non è "falsità".
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Una volta giunti sulle "vette" culturali ed esistenziali non scendere più a valle o in pianura. Rifiutare la volgarità, l'individualismo e il collettivismo. "No" per sempre a pecore matte, cani sciolti, iene e sciacalli. Libertà assoluta e senza condizioni, ma con la "L" maiuscola.
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Non un sogno, ma una presa di coscienza già a partire dall'infanzia e realizzata poi in adolescenza.
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
No.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
No.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
Più di uno: Stephane Mallarmè, Paul Valéry, Pierre Drieu La Rochelle, A. Breton, Gabriele D'Annunzio, Arturo Onofri, Tommaso Landolfi, Julius Evola; T. S. Eliot, Ezra Pound, W. B. Yeats, J. R. R. Tolkien; S. George, Ernst Junger, R. M. Rilke, G. Benn. Ho letto molti autori simbolisti italiani, francesi, inglesi, tedeschi e belgi.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
È uno degli accessori del libro cartaceo.
 
 
 
 
 

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