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BookSprint Edizioni Blog

28 Mag
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Intervista all'autore - Gerardo Fabrocini

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Difficile per me rispondere a una domanda così, perchè non riesco mai realmente a far capire a parole le mie emozioni. Però ogni volta che scrivo è come se avessi la mente sgombra dai pensieri, nonostante continui a ragionare. Per me è un momento di completa alienità dal resto del mondo, anche alquanto rilassante. Purtroppo non ho il dono della "penna", soprattutto da un punto di vista mentale, perchè ho poca fantasia e immaginazione e anche la mia retorica è molto carente. Quelle poche volte che mi trovo a scrivere, il frutto che ne deriva è figlio della mia cultura, rielaborazioni personali di letture, studi, argomenti per sentito dire e ovviamente elucubrazioni mie, anche ex novo.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Tutto me stesso! "Cogito ergo sum", il mio pensiero identifica la mia persona e il mio essere. Dalle mie riflessioni si può realmente capire il mio modo di pensare, la mia psicologia e chiaramente le mie idee. Certo, è da dire che nel mio opuscolo è presente solo una parte della mia vita, anche se una fetta molto importante di essa e totalizzante, senza la lettura mi sentirei vuoto, ma soprattutto io ho una fame irrefrenabile di cultura, io odio il non sapere, odio affrontare una conversazione e non sapere di cosa si stia parlando o non saper rispondere alle domande o non sapere il significato di un termine.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Devo dire che è stato il coronamento di un sogno, ma non da un punto di vista materiale ma da un punto di vista conoscitivo. Nemmeno io sapevo di sapere determinate cose e soprattutto di saper ragionare e collegare i diversi argomenti. C'è una frase di Platone, che lui attribuisce a Socrate, che dice "vai fin dove ti conduce il ragionamento", ed è quello che ho fatto, sono partito da un concetto base e senza neanche accorgermene mi sono trovato a sviscerare tutto il resto, è stato tutto una conseguenza, e soprattutto ho conosciuto le mie attuali capacità. Inoltre, la cosa più significativa per me è che scrivendo questo libro è come se mi fossi tolto un peso, perchè da tempo mi affliggevano diverse domande, domande provenienti dai miei coetanei, dai miei amici, ma anche concetti di grandi filosofi. Così di punto in bianco mi sono trovato io stesso a dare delle risposte logiche a queste domande. Sono riuscito, soprattutto tra i miei coetanei a blindare l'idea di Dio.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Semplice ma intensa. Perchè inizialmente non riuscivo a trovare nulla che mi piacesse e che realmente riuscisse a rappresentare le mie idee. Il titolo l'ho scelto per primo, ancor prima di iniziare la stesura dell'opuscolo, perchè sentivo che dal titolo sarei riuscito al meglio a indagare l'argomento. L'idea era quella di utilizzare un titolo latino, perchè al meglio mi rappresenta essendo io un grande "fan" del mondo antico, poi il latino è la lingua della Chiesa quindi mi sembrava accurato e pertinente. Partendo da questo presupposto, ho pensato a tutti i libri romani che ho letto, come il De Oratore di Cicerone e il De Rerum Natura di Lucrezio e ho trovato un comun denominatore. Tutti i più grandi testi antichi hanno come titolo il complemento di argomento, che in latino si rende de + ablativo. Quindi ormai ero alla struttura del titolo, però ancora niente di convincente e allora mi imbatto in un libro di Cicerone: De natura deorum, letteralmente "Sulla natura degli dei", ed era perfetto perchè incarnava a pieno il mio intento, io semplicemente l'ho reso al singolare, ovvero "De Natura Dei", ossia "Sulla Natura di Dio".
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Porterei con me la Bibbia, senza ombra di dubbio. Escludendo per un attimo la sua religiosità, proviamo a ragionare su quanto sia stata importante la Bibbia per il formarsi delle civiltà. La Bibbia è la genitrice di tutti i libri. Pensiamo agli avvenimenti storici presenti in essa: l'esodo del Popolo d'Israele dal Regno d'Egitto, il dominio romano sulla Palestina, le divisioni politiche e geografiche dei diversi regni... Pensiamo a tutti i motivi eziologici, e anche antropologici che delineano le diverse tipologie della psicologia umana, ancora oggi molto attuale: la disubbidienza di Adamo ed Eva, l'invidia, l'ira e il male di Caino e Abele e pensiamo a tutti gli archetipi presenti nelle parabole di Gesù... Senza la Bibbia probabilmente non esisterebbe neanche la letteratura, che è forse la branca culturale più influenzata dalla religione, non avremmo la Divina Commedia per esempio, così come anche la filosofia, anche se probabilmente esisterebbe lo stesso, ma alla fine la domanda su cui orbita tutto il pensiero filosofico occidentale è se esiste o meno Dio, quindi tutti i più grandi teologi non esisterebbero così come anche i grandi filosofi atei. Con questo non sto asserendo che senza la Bibbia Dio non esisterebbe, Egli esiste a prescindere, la Bibbia è solo un mezzo per raggiungerlo, comprenderlo e soprattutto conoscerlo.
 
6. Ebook o cartaceo?
Personalmente preferisco il cartaceo, vi è tutto un altro feeling nello sfogliare le pagine e sentire l'odore della carta. Poi già passo troppo tempo con gli apparecchi elettronici, tra cellulare e computer, specialmente in questo periodo particolare, se dovessi impiegare anche il tempo della lettura stando al cellulare darei di matto! Però nonostante ciò lo trovo comunque molto comodo perchè a portata di mano, alla fine basta scaricare il libro e lo si può leggere ovunque.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
In realtà è lei che ha scelto me, come affermo e ripeto nel libro io credo nelle idee e nelle doti innate, quindi è una cosa che è partita da dentro me. Però come detto poc'anzi, non credo di avere la dote dello scrittore o perlomeno non ancora ho scoperto di averla. A me piace molto scrivere, però sento che mi manca quell'elasticità mentale e di scrittura caratterizzante di chi ha davvero questo dono. Cartesio, nel suo celebre capolavoro "Discorso sul Metodo", dice che lui era molto attratto dall'eloquenza e dalla poesia, però riteneva che fossero entrambe doni dell'ingegno e non frutto dello studio... Questo è uno dei motivi per cui lo considero mio maestro, perchè questa frase mi rappresenta a pieno.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Inizialmente fu una cosa da tenere per me, iniziai il 27 dicembre, con l'intenzione di stendere una sorta di promemoria nel quale rispondevo a domande riguardanti la religione, in modo razionale, così da non dimenticarmene più. Dopo, stendendo sempre più capitoli il promemoria prendeva sempre più le fattezze di un libro, mi resi conto che il discorso filava e che avrebbe potuto prendere forma qualcosa di più grande di un promemoria personale... Aneddoti in particolare non ne ho, anche perchè l'ho preso sin da subito molto seriamente, durante le vacanze di Natale avevo molto tempo a disposizione, e allora scrivevo anche due capitoli al giorno, uno la mattina e uno il pomeriggio. Uno volta completato, in circa una settimana utilizzai quello che i poeti latini chiamano "labor lime", però più da un punto di vista strutturale che linguistico, e iniziai dando una revisione generale, togliendo e aggiungendo qualcosa e aggiunsi una prefazione e una introduzione. Comunque sia non feci grosse modifiche, perchè tutto uscì da dentro di me di getto.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Devo ammettere che è davvero una bella emozione, anche strana, perchè qualcosa che avevi solo in testa ora è tra le tue mani, fisico. Molto soddisfacente.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Appena terminato il "labor lime", volevo che degli occhi esterni alla mia persona leggessero quanto scritto, perchè si sa, che molto spesso il nostro ego ci fa vedere tutto più bello ai nostri occhi. Così le prime persone a disposizione erano chiaramente i miei genitori. Non mi serviva un parere tecnico, ma avevo realmente il bisogno di sapere se il discorso aveva un senso, un filo logico. Dopo la loro supervisione, un po' titubanti, mi diedero la loro approvazione. Dopo aver appurato che il discorso filasse, ora avevo bisogno del parere tecnico di un esperto, e chi meglio del mio professore di filosofia. Erano gli ultimi giorni delle vacanze di Natale, sarà stato il 4 o 5 gennaio. Gli inviai un'email con allegato il mio opuscolo, lì strepitavo dal sentire il suo parere. Un paio di giorni dopo mi rispose dicendo che aveva gradito la lettura, le tesi erano valide e fondate e aggiunse che era una grande dichiarazione di fede e dunque mi faceva onore. Io fui contentissimo, esattamente 10-15 minuti dopo, inviai il file del mio libro alla BookSprint Edizioni.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Credo sia molto interessante. Un'innovazione e molto utile, perchè bastano due cuffiette e si può ascoltare il libro ovunque, soprattutto quando magari si è stanchi dopo una giornata di lavoro, la lettura può affaticare gli occhi mentre così ci possiamo lasciare trasportare da essa.
 
 
 
 

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