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22 Apr
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Intervista all'autore - Antonella Fortuna

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nata a Bedizzano, un paese in provincia di Carrara, ove mio padre, industriale, e mia madre, pianista-concertista, erano rifugiati a causa dell'ultima guerra.
Il mio nonno materno era fondatore e direttore della filiale della Saint Gobain di Roma ed era un uomo molto colto. Infatti, oltre che suonare il pianoforte, sapeva parlare e scrivere a menadito il Francese e il Tedesco, cosa che gli permise di far liberare mio padre quando fu prigioniero dei tedeschi.
Dopo pochi mesi dalla mia nascita, i miei genitori, attraversando le alpi Apuane, mi portarono, rocambolescamente e avvolta in un sacco di pelle, in Sicilia, a Catania: laggiù viveva la famiglia di mio padre.
Il mio nonno paterno era il fondatore di un'industria di Vetri, Specchi e Cristalli.
La mia infanzia è stata spensierata anche perché in estate la passavo nel paese di Acitrezza, quello dei Malavoglia e in cui fu ambientato, da Luchino Visconti, il film "La terra trema".
Dal mio matrimonio è nata mia figlia Tania che, sin dalla mia giovinezza, sognavo d'avere e di chiamare con tale nome. Anche lei, come mia madre, la nonna Maria Teresa, è una pianista-concertista.
Non ho deciso di diventare scrittrice né me lo sarei mai immaginato. Posso solo dire che, ogni tanto, in un quadernetto scrivevo qualche pensiero o verso. Ricordo pure che quando ne facevo leggere qualche rigo alla mia grande amica Gabriella, lei mi diceva "tu devi scrivere", ma io non le davo retta e lo prendevo come uno scherzo.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Di solito scrivo nelle prime ore della mattinata ma mi capita pure di alzarmi la notte se mi viene una qualche riflessione...
Comunque non ho nessuna regolarità, né di orari e né di giorni.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Giorgio Faletti. Mi affascina la sua originalità: "La piuma" che svolazzando si posa su personaggi e oggetti permettendogli di sbirciare situazioni che rappresentano le bassezze a cui gli uomini possono arrivare...
Tali spaccati di vita fanno riflettere sul senso dell’esistenza e sui comportamenti degli esseri umani.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Perché spesso, quando viaggio, alcune cose che vedo stuzzicano la mia fantasia e volo col mio pensiero senza nemmeno sapere dove andrà a posarsi.
Nel caso di "Il ragazzo di cristallo", mi sono ispirata ad un viaggio tra Umbria, Toscana e Jugoslavia.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Ho studiato “Letterature straniere”.
Come dicevo, sono figlia di padre siciliano e di madre toscana, quindi ho assorbito l’una e l’altra cultura con il medesimo interesse, rimanendo affascinata soprattutto dalla particolare espressività e musicalità d’entrambe:
il Toscano, lingua aulica per eccellenza, nonché materna; il Siciliano, lingua di antiche radici culturali, nonché paterna.
In Italia, dalle regioni centro-meridionali a Lampedusa, si parlano dialetti affini al Siciliano che è ricco di vocaboli espressivi e con molteplici sfumature. Essi, anche se difficilmente hanno l’esatto corrispettivo in Italiano, danno un’immediata “resa visiva” che sicuramente mette in risalto la peculiarità dell’animo e del carattere dell’uomo meridionale.
Dante definì il Siciliano la lingua “della poesia” e Leonardo Sciascia mette in risalto come sia “provata l’impotenza degli italiani a fare realismo se non nei termini della dialettalità”.
Cosicché, questi due miei amori mi hanno portato a scrivere in Italiano ed in Siciliano (‘A storia râ Sicilia - BookSprint Edizioni, con disco, in versi siculi), con cui pensato di poter dare un modesto contributo per favorire l’approccio, nazionale e non, alla conoscenza, alla divulgazione ed alla salvaguardia della lingua siciliana.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivo sia per evadere dalla realtà e sia per raccontarla ma soprattutto per evaderla perché la fantasia è molto più appagante della realtà perché nella fantasia può accadere di più, anche l'impensabile.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Come in ogni scrittore, anche in me c'è ciò che ho vissuto, pensato e sperato. C'è la mia vita, quella di chi ho incontrato, la forza di aver vissuto...
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Certamente! La persona che mi portò a credere nelle mie possibilità e che riuscì a smuovere la mia pigrizia.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mio nipote Riccardo che, con sinceri e preziosi consigli, mi ha dato l'input a continuare a scrivere.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sicuramente lo credo perché la comodità di poter leggere quando e dove si voglia è, e sarà, sempre più impagabile.
Penso però che anche l'odore della carta, il girare e toccare ogni pagina, ecc., possa sempre affascinare una buona parte di lettori.

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