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10 Apr
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Intervista all'autore - Antonino Zampini

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere è come fare un viaggio in un mondo sconosciuto. Quel mondo lo devi organizzare, giorno dopo giorno, farlo vivere, riempirlo di personaggi, situazioni, storie. L'emozione che ho provato è stata quella di veder comparire sotto i miei occhi, in modo sempre più distinto, il brulicare di vita in una piccola città di provincia dell'Impero romano: Pompei. Mi sono appassionato alla storia di due amanti, l'ho voluta sempre più intrigante, coinvolgente. Ho voluto seguire i personaggi passo passo, soprattutto durante l'estrema sofferenza. Alla fine non ho retto: ho capito che non poteva finire così, non doveva. Quell'amore non voleva morire. E ho immaginato: sì, l'amore può vincere contro la morte.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
La mia passione per la storia e per i beni archeologici sono sicuramente evidenti in questo romanzo. I sentimenti semplici e genuini che contraddistinguono la mia vita quotidiana sono certamente presenti nei miei personaggi. La difesa dei diritti e delle libertà della donna, che fanno parte del mio bagaglio culturale, vengono fuori chiaramente durante la narrazione, a volte a scapito del contesto storico. Anche il linguaggio è semplice. Esso ha il sapore della terra da cui provengo.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Ho avuto il desiderio, forse una pretesa, di poter coinvolgere, di far viaggiare con me le persone che si appassionano alla storia. E ho voluto offrire a coloro che hanno apprezzato anche l'altro romanzo, scritto alcuni anni fa, un'altra occasione per rivivere la storia, attraverso la vita, le emozioni e le sofferenze della gente.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
È stata una scelta semplicissima. Ho scelto il grido di dolore e di speranza del protagonista.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Vorrei rileggere I GIORNI DEL POTERE di Colleen Mc Cullough.
Perché ne apprezzo la maestria, le vastissime conoscenze storiche e la capacità di rendere vivi e presenti i personaggi.
 
6. Ebook o cartaceo?
Cartaceo.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non ho mai pensato a fare una carriera da scrittore e non ho iniziato a scrivere in un momento preciso. Già da giovane scrivevo in segreto qualche poesia e qualche piccolo racconto. Ho viaggiato molto e ho sempre scritto appunti sulle emozioni e le vicissitudini di ogni viaggio. Da pensionato ho sentito la necessità di partecipare anche agli altri ciò che scrivevo. È stato allora che ho deciso di vedere pubblicate le mie opere.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
La visione a Pompei dei calchi delle vittime è stata la molla che ha fatto scattare in me un desiderio impellente di ricostruire, con la fantasia e la ricerca storica, le vite, le peripezie e le sofferenze di quelle persone.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È la gioia, un po' segreta, un po' titubante, di chi vuole fare un regalo agli altri, nella speranza che quel regalo sia gradito.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Mia nipote Isabella.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
È un mezzo in più che può facilitare la fruizione delle opere.
 
 
 
 
 

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