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18 Feb
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Intervista all'autore - Giovanni Rossetti

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato in provincia di Bergamo, ma da piccolo mi sono trasferito con la famiglia in Brianza. Dopo le superiori ho studiato al Politecnico. Ho iniziato ad insegnare negli istituti tecnici per Geometri, dagli inizi degli anni ottanta, prima a Monza, poi a Cinisello Balsamo. son o stato appassionato di lettura fin da ragazzo. Non ho un genere prediletto.
Di recente mi sono dedicato alla letteratura russa: Tolstoj, Puskin, Dostoevskij, Gogol'. Ho deciso di cimentarmi in questa impresa, dopo aver accompagnato alla maturità un ragazzo con preparazione praticamente nulla. In cinque mesi di full-immersion, quindi sabati e domeniche, feste civili ecc. passate a prepararlo. Si è diplomato con 70 al Cattaneo di Milano. Ho ritenuto che l'avventura di quei cinque mesi meritasse di essere portata a conoscenza e ad esempio di molti studenti e docenti. È completato. Solo qualche piccola revisione.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è un momento particolare. essendo in pensione posso dedicarmi in diversi momenti. Preferisco la mattina presto, oppure la sera.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Alessandro D'Avenia con il suo "Bianco come il latte, rosso come il sangue", di cui ho citato alcuni stralci nel romanzo. Come il suo, anche il mio parla di storie di giovani. Inoltre il suo scrivere asciutto e semplice, mi ha consigliato di adottare uno stile simile, per renderne scorrevole la lettura.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Dopo il mio primo romanzo, la pandemia mi ha costretto in casa. Le sole uscite erano, oltre che per le necessità, per i servizi da svolgere nella croce rossa, di cui sono diventato volontario sulle ore del mio studente, protagonista del primo romanzo, anche lui volontario. Ho quindi voluto raccontare un altro episodio relativo a un mio studente, che a seguito di un banale incidente, non ricordo se a sciare o in moto, voleva abbandonare gli studi. Anche con lui, con un po' di pazienza e tanta disponibilità, sono riuscito a non fargli perdere l'anno.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Molto. La scuola, prima come studente e poi come docente, è stata una palestra di vita, in continuo contatto e confronto con i giovani. una volta era più facile il confronto, perché la differenza di generazione era minima. alla fine, è stata molto problematica per un ribaltamento di 180 gradi della loro idea e aspettativa della scuola.
Ho scritto un terzo romanzo, sempre relativo ad un episodio vissuto nella scuola.
Attualmente sto lavorando ad un quarto, in cui affronto le tematiche della droga. dell'alcolismo e dell'omofobia
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Racconto le realtà che ho vissuto, per "vaccinare" i giovani contro le problematiche nuove, indotte ad esempio dalla didattica a distanza, e quelle vecchie, cioè l'esclusione di alcune fasce dal percorso formativo superiore, e in generale la loro disillusione che la società abbia a cuore il loro destino. Pensiamo a laureati assunti precariamente a poche centinaia di euro al mese.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Molto. Ad esempio i termini scurrili, ormai omologati anche nella stampa colta, mass media, e filmografia di ultima generazione, specialmente quella oltreoceano o quella nostrana di stretta evasione (uso questo eufemismo...), nei miei romanzi sono ridotti al minimo, solo quando si giustificano per delineare meglio il carattere di un personaggio.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Ovviamente lo studente, con le sue problematiche e la volontà, anche se tardiva di rcupoerare.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mio figlio. Anche lui mi ha avuto come docente, e per questo volevo un suo parere, ovviamente non vincolante.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
No. Il piacere di sfogliarlo, di sentire l'odore dell'inchiostro, non dover dipendere da smart-phon, tablet o pc, lo rende ancora un mezzo apprezzato per la divulgazione e la diffusione di lavori letterari.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Comodo ma non educativo. La lettura impegna il cervello a decodificare i glifi e a crearne la sequenza logica. C'è la stessa differenza tra un romanzo e la sua trasposizione in film. Nel libro il lettore crea un suo mondo, i personaggi, le loro fattezze. Nel film si trova già tutto servito dal regista. Alcune trasposizioni sono altrettanto belle, ma ad esempio: leggere In nome della rosa e vedere il film è molto diverso. Specialmente per chi sa il latino: perderebbe quella corposa parte centrale del romanzo scritta in tale lingua. (...Il genio di Eco...).
 
 
 
 
 

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