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11 Feb
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Intervista all'autore - Mario De Santis

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Sulmona (Aq) il 2 marzo 1950. Dei miei 71 anni, 40 li ho dedicati allo Sport, insegnando Educazione Fisica nelle scuole medie e allenando squadre femminili di Pallavolo in ambito provinciale, regionale e nazionale. Sposato con Anna Maria, due figli: Pilar e Giuseppe.
Di diventare uno scrittore, non l'ho deciso io, bensì il mio carissimo amico d'infanzia Claudio, morto prematuramente all'età di 5 anni. Claudio, nel 2011, dopo 55 anni, in una fredda notte d'inverno, mi è venuto prepotentemente in sogno, riportandomi indietro a quel tragico giorno: il 3 aprile 1956. Praticamente, quella notte, è successo questo: Lui dettava... io scrivevo...! Così... è nato il mio primo racconto "L'angelo dai riccioli d'oro".
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Rispondo a questa domanda riportando una mia didascalia, con la quale apro la silloge di poesie "In quei momenti", e che ben chiarisce qual è il mio consueto approccio alla scrittura:
"Il bisogno di scrivere nasce spontaneo, non è un qualcosa che va ricercato a tutti i costi e a tuo piacimento.
Un bisogno che viene da dentro, che ti prende totalmente e che d'improvviso si libera. Devi solo imparare ad ascoltarlo, se ha voglia di parlarti, e magari sono le tre del mattino".
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Non ho preferenze nell'ambito degli autori contemporanei.
Io resto fedele al pensiero di Giacomo Leopardi.
La Poesia: "Libera espressione di uno stato d'animo".
Con questo stesso pensiero, ho portato avanti le mie quattro pubblicazioni.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Dopo l'esperienza fatta con il romanzo "Trattieni il respiro" (dedicato in buona parte alla mia città, Sulmona), spinto da un pressante bisogno (sempre in agguato), sono tornato ai miei pensieri, scavando ancora di più nel profondo della mia anima, e osservando con più attenzione quello che mi girava intorno. Subito dopo, è venuto alla luce "Lo Scrigno", pensieri che, per certi versi, si allineano perfettamente con quelli della precedente Silloge "In quei momenti".
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Nascere, crescere, formarsi, e restare poi a vivere in questa piccola città di provincia, sicuramente ha influito molto sulla mia formazione letteraria, ma forse, anche spinto alla ricerca di una liberazione, liberazione poi raggiunta pienamente mediante le parole contenute nei miei testi.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Bella domanda...
Penso che in ognuno di noi questo duplice aspetto si nasconda da qualche parte.
A volte i due aspetti si appaiano, si incrociano, si contrastano, si ribaltano, capita talvolta che l'uno prenda il sopravvento sull'altro... e a questo punto, resta difficile mantenere un giusto equilibrio.
Nella scrittura avviene un po' la stessa cosa, spesso abbiamo bisogno di certezze, di conferme, abbiamo paura di quello che c'è oltre la realtà, viceversa, più spesso, la realtà non ci basta, ci soffoca, ci fa soffrire e, inevitabilmente, cerchiamo una evasione dalla stessa realtà, proprio nella scrittura.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Direi tanto, ma non potrebbe essere altrimenti.
Non riuscirei a esprimermi, non riuscirei a descrivere ciò che non ho mai vissuto/provato direttamente, o almeno indirettamente, non riuscirei ad inventarmi nulla, e poi non sarebbe neanche giusto.
Aprirsi completamente e mettere a nudo la propria anima, penso che sia il regalo più grande e sincero che si possa fare ai nostri lettori e lettrici.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Pur avendo avuto un ottimo supporto, fatto di pazienza, complicità, disponibilità, dalla mia Redattrice di fiducia, ho voluto sempre prendermi cura -io- per primo, di ogni mio lavoro... è più forte di me... ma ovviamente e opportunamente, fin dove mi era consentito.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Ho un difetto, sono molto geloso dei miei scritti, e non do questo privilegio a nessuno, se non a pubblicazione avvenuta... ma so che comunque è un errore.
Mi riprometto sempre di cambiare questo mio modo di agire, ma ogni volta cado nello stesso "errore".
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non ne sono certo, chiaramente la tecnologia va avanti, rendendoci la vita un poco più comoda, ma c'è ancora chi resta affezionato a quell'inebriante profumo della carta, e a quel caratteristico fruscio che si espande nello sfogliare le pagine di un libro.
A questo punto, anche la tecnologia deve arrendersi.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Il cartaceo o l'audiolibro...?
Una stessa finalità, ma molto distanti tra di loro.
Nel leggere, sono io a guidare le mie emozioni, ad assaporare sensazioni, fantasie, uscendo anche fuori da ciò che è il semplice testo, magari tornando volutamente su una frase precedente, per meglio entrare in quello che ci è sfuggito tra le parole lette, ciò che, oggettivamente, sarebbe un po' più complicato con l'audiolibro, in più, potremmo anche essere raggiunti da una voce narrante che non ci arrivi con la necessaria empatia.
Alla fine, è il lettore a decidere, a seconda delle circostanze, delle motivazioni, e magari anche a seconda dell'umore del momento, nel momento stesso in cui si appresta all'ascolto di un audiolibro, o alla lettura tradizionale.
 
 
 

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