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26 Gen
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Intervista all'autore - Palma Emanuela Abagnale

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nata e cresciuta?
Sono nata a Gragnano, la città della pasta, ho vissuto quasi sempre a Sant’Antonio Abate ma dal 2020 vivo a Santa Maria la Carità, dove organizzo eventi per il birrificio Boccale dei Re del mio compagno, che produce “Nesea”, che io definisco la “Birra dei Monti Lattari”.
Contemporaneamente, mi dedico alle mie attività di progettista culturale e giornalista. Ho frequentato tanto Napoli perché è lì che mi sono laureata in Gestione del patrimonio culturale e ambientale: ho sempre amato il territorio in cui vivo, la Campania, e in particolare i Monti Lattari, Lettere, Pompei, Stabia, la costiera amalfitana e la penisola sorrentina; è per questo che ho scritto una tesi dal titolo “La Comunicazione Integrata per la valorizzazione del territorio campano” che ho poi tradotto in un progetto, supportato da una rivista, CamCampania (da me diretta), www.camcampania.it, e dall’omonima associazione culturale che promuove il territorio e le sue risorse: umane, artistiche, culturali, ambientali, enogastronomiche.
Dal 2019, facendo parte della Commissione De.Co. Lettere in qualità di Responsabile Comunicazione e Marketing del progetto “Tesori di Lettere. Alla riscoperta di Lettere e delle sue tipicità” promosso dall’Assessorato all’Agricoltura del Comune di Lettere, mi sto dedicando alla promozione del territorio di Lettere organizzando percorsi esperienziali e visite guidate www.tesoridilettere.it
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
“L’Alchimista” di Paulo Choelo, è un libro che mi ha aiutato tanto in un momento per me un po’ triste e difficile, intorno ai diciotto anni. Mi innamorai di questo autore e lessi quasi tutti i suoi libri, ma nessuno mi è piaciuto tanto quanto “L’Alchimista”.
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Per me non si può parlare di perdita del libro cartaceo a favore di quello elettronico, penso che possano tranquillamente convivere, in base alle esigenze del lettore. Gran parte delle persone apprezzano i libri in quanto oggetti concreti, nozione che include aspetti come la sua consistenza, l'odore, il peso ed il suo aspetto tradizionale sullo scaffale. I libri cartacei tradizionali sono anche considerati beni culturali di valore, nonché simbolo dell'educazione liberale e degli studi umanistici. Gli e-book sono ideali per chi ha problemi di vista, per chi ama leggere in viaggio e sicuramente sono molto utili per la didattica.
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Per me la scrittura non può che essere un amore ponderato, e penso che non si possa essere scrittori se prima non si è letto tanto, al punto da avere almeno una minima padronanza di linguaggio. In quanto giornalista, il mio rapporto con la scrittura è particolare: fino a prima della pubblicazione di questo libro, che ho “tenuto in un cassetto” per circa dieci anni, non avevo mai pensato di scrivere un libro. Articoli di giornale sì, ne ho scritti un’infinità, ma un libro era per me qualcosa di troppo personale, ho sempre preferito raccontare di altri piuttosto che raccontarmi.
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Il libro già esisteva, ma a riguardo avevo solo pubblicato degli articoli, che sono stati apprezzati anche a distanza di tempo: nel marzo 2020, quando tutti eravamo chiusi in casa a causa del coronavirus, una persona mi contattò complimentandosi per i miei articoli riguardanti la biografia del protagonista del mio libro e da quel momento ho deciso di andare fino in fondo in quanto ritengo sia giusto far conoscere meglio Adolfo Narciso, autore/artista poco conosciuto grazie al quale, attraverso i suoi racconti, si ha una panoramica su quella che era, nei suoi aspetti più pittoreschi, la Napoli romantica e scapigliata di fine ‘800, una Napoli che già Narciso definiva “scomparsa”, descrivendo luoghi, persone, usi e costumi del tempo ormai scomparsi ma di grande valore culturale, aspetti che hanno caratterizzato un periodo della storia napoletana, di cui non è giusto si perda il ricordo.
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Il mio libro vuole essere un omaggio ad Adolfo Narciso, alla città di Napoli e a tutti gli artisti che hanno contribuito a renderla meravigliosa.
Il messaggio è quindi quello di dare valore a ciò che amiamo con i mezzi che abbiamo a disposizione, nel mio caso la parola.
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccola o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
In realtà sin da bambina ho sempre amato leggere, ho sempre preferito leggere piuttosto che scrivere. Però dopo aver fatto tante ricerche sull’autore Narciso, che alla fine della sua carriera artistica decise di “improvvisarsi” giornalista per raccontare un mondo che tanto amava ma dal quale si era dovuto separare, ho avuto un’ispirazione: diventare giornalista, proprio come aveva fatto Narciso, mi avrebbe permesso di dare risonanza a ciò che per me lo meritava ed è per questo che prima di pubblicare un libro su Narciso ho fondato una rivista, CamCampania, che, tramite articoli e interviste, promuove il territorio campano e le sue risorse: umane, artistiche, culturali, ambientali, enogastronomiche.
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Sì, l’amicizia che si è creata con una persona che purtroppo non c’è più e alla quale dedico questo libro, il Prof. Costanzo Narciso, nipote del protagonista del mio libro. Conobbi il signor Costanzo nell’autunno 2009, in seguito a numerose ricerche circa i parenti di Adolfo, in quanto volevo intervistarli per avere informazioni in più oltre a quelle che avevo trovato nei libri.
Ricordo quando mi recai per la prima volta a casa sua per intervistarlo, prendendo da Castellammare di Stabia la circumvesuviana per raggiungere San Giorgio a Cremano, dove viveva: fu in quel periodo che scoprii di avere uno spirito giornalistico; volevo ricomporre a tutti i costi nel modo più completo possibile la biografia di Adolfo Narciso, vissuto a Napoli tra ‘800 e ‘900, e così cominciai a cercare i suoi parenti, e in parte devo dire di esserci riuscita.
Il Signor Costanzo fu entusiasta di questa cosa e mi raccontò molto di suo nonno, morto quando Costanzo aveva quattordici anni. Al momento di salutarci, mi regalò una cartolina che riproduce una sua opera ad olio che è il ritratto del nonno Adolfo, elaborato in base ai suoi ricordi, e recitò una poesia che aveva scritto per il nonno:
L’uomo dal monocolo nero
Un uomo alto e imponente,
nel suo cappotto scuro,
una sciarpa di seta,
un garofano bianco all’occhiello ed un monocolo nero!
Su e giù per le strade di Napoli e per le strade del mondo.
Sempre alla ricerca di un alito di poesia
e di ricordi lontani,
in una città che non ama i suoi figli e che non ha memoria.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Di non portarlo a termine no, ma ci ho messo dieci anni prima di decidermi a pubblicarlo.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
È lui, Adolfo Narciso il mio autore del passato preferito. Ho scritto un libro su di lui proprio perché mi hanno affascinato i suoi racconti e lo ammiro in quanto si è battuto per i diritti degli artisti: eletto Presidente della F.A.V.I. (Federazione Artisti Varietà Italiani), nel 1909 Narciso tenne delle conferenze di propaganda per far valere i diritti degli artisti, per far prendere loro coscienza che bisognava unire le forze per ottenere risultati concreti.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Penso che sia uno strumento utilissimo, non solo per chi predilige una lettura “passiva”, ma soprattutto per coloro che sono impossibilitati a leggere.
 
 
 
 
 

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