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BookSprint Edizioni Blog

21 Gen
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Intervista all'autore - Sergio Scotti

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Non credo che la mia vita abbia un percorso interessante, ritengo di essere tra la folla indifferenziata dei cittadini medi del mio paese che è l'Italia. La mia origine è napoletana, ma anagraficamente non si nota perché sono nato ad Addis Abeba, in Etiopia, per scelta dei miei genitori, principalmente di mio padre che era un militare. Ho fatto studi classici, ma limitati al diploma e poi ho fatto, adattandomi molto, il dipendente postale nella città che nel frattempo è diventata la mia città, Verona. Non ho deciso di diventare uno scrittore e non mi ritengo tale, ho scoperto, meravigliandomi di me stesso, di poter occupare il mio tempo di persona non più giovane, improvvisando qualche verso. Però, penso che se avessi scoperto la passione dello scrivere da giovane, ora avrei tanti libri e potrei dire di essere uno scrittore.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La scrittura, per me, non è una occupazione tale che mi impegni tutto il giorno e neanche tutti i giorni. Scrivo quando nella mia testa scatta qualcosa che mi spinge alla scrivania per prendere appunti e lo devo fare subito, altrimenti lo spunto si perde nel vuoto della mente. Poi, in un secondo momento elaboro uno scritto che può essere o una poesia o un racconto. Poiché il tempo non mi manca, questo può accadere in qualsiasi momento della giornata.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Mi piace Massimo Gramellini, ha un modo di scrivere semplice e diretto, un po' ironico, questo è importante perché anche la lettura scorra liscia e piacevole. È facile e naturale, per una persona come me, identificarsi in lui, non trovo distanze da percorrere e dalla lettura appare subito chiaro che dalla parte della penna c'è un uomo, lo scrittore, che per sincerità e schiettezza riesce a raggiungermi nell'immediatezza.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Questa domanda me la sono fatta spesso, ma non sono mai riuscito a darmi una risposta che possa essere solo quella. Non so se è una cosa strana, ma quando mi metto a scrivere, dopo la prima parola, ancora non so quale sarà la seconda, la terza e così via... quale sarà il concetto, il pensiero che poi si concretizzeranno in uno scritto che abbia una testa e una coda. Alla fine mi ched0, "ma dove ce l'avevo tutto questo?!" La ricerca delle metafore mi riesce abbastanza facile ed un aspetto che salta sempre fuori e che mi piace trattare, al punto che mi fa da supporto, è la Fantasia. Delle quattro stagioni di questa opera una è, appunto, Fantàsia. Io sono ancora alla ricerca di una risposta.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Credo che non abbia influito proprio per nulla, io penso che tutto quello che ho scritto e che scriverò ancora, ce l'ho sempre avuto dentro di me, solo che non lo sapevo. Ancora oggi vado scoprendolo ad ogni rigo che scrivo e ad ogni metafora che mi viene in mente. Forse possono avere influito i miei studi classici, da studente mi piacevano i poeti che si studiavano a scuola, alcuni li ricordo a memoria ancora ora, i poemi di Omero; il contesto sociale, in cui ho vissuto non credo che possa avere influito più di tanto. Ora scrivere mi piace e qualcosa di carino riesco a farlo...lo considero un dono, una eredità dimenticata, come un ricordo in un cassetto chiuso per tutta la vita e poi, senza motivo, aperto e fatta la scoperta.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Nel mio caso, prima di tutto è una scoperta, poi una curiosità, poi un piacere, infine una sfida con me stesso. Per l'esperienza che ho fatto, mi chiedo che forse tutti sarebbero in grado di scrivere una poesia o un libro, se soltanto ci provassero. Basta questo per definirsi poeta, scrittore? Certo, come in tutte le cose, ci sono i più bravi e i meno bravi, ma allora cosa è questa magia? Dobbiamo per forza farcela questa domanda o meglio considerare questa caratteristica come un qualcosa che viene dall'anima? E mi risulta che tutti abbiamo un'anima. E ogni realtà non è la concretizzazione di un sentimento, di una emozione, di una commozione? E queste cose non albergano nell'anima?
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Io mi ritengo una mano che scrive, cioè un vicolo attraverso cui emozioni e sentimenti finiscono in caratteri su un foglio. Ma, poiché l'elemento sfida è sempre stata una mia caratteristica, devo dire che moltissime cose di ciò che ho scritto, sono scritte per convincere me stesso di esserne capace, cercando la complicità della fantasia, che fortunatamente ritengo di possedere, quindi assolutamente inventate.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
No, non c'è nessuno che possa dire che mi abbia ispirato nella realtà delle cose, ma ispirazioni ne ho avute, quasi sempre da persone che ho opportunamente vestito da personaggi che mi occorrevano, di volta in volta, come una presenza in un bosco, dove il personaggio scaturisce dal rumore di un battito d'ali di un uccello... da un ricordo di ragazzi...e così via...
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Ancora non c'è stato il primo che lo abbia letto, tranne l'Editore che ci ha lavorato, mi pare con pareri positivi. Spero che lo facciano in tanti, è un'opera adatta a tutte le età, compreso i bambini, che mi ricordano tanto i miei nipotini. Sarebbe per me una grande soddisfazione ed anche una risposta ai miei tanti perché, non ultimo, sapere perché l'ho scritto!
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
L'ebook è il primo passo per un futuro radioso per l'editoria. I cambiamenti avvengono sotto i nostri occhi, anche se sento persone che dicono di non volersi allontanare mai dal cartaceo perché ha un odore caratteristico. Ma prima o poi o piano piano, gli scaffali delle librerie cambieranno. Viviamo solo all'inizio dell'era tecnologica spinta, ci saranno sempre di più mezzi nuovi in tempi brevi e quindi anche il tempo di assimilazione deve ridursi.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Penso che l'audio libro è il secondo passo, ovviamente più sofisticato, ma non penso sia valido per tutti i tipi di opere. Per una favola forse si, per una poesia, forse, ma per un romanzo credo di no.
 
 
 
 
 

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