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20 Gen
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Intervista all'autore - Victor Kemedjeu

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Più che parlare di me mi piace parlare dei miei progetti e riflettere su tematiche socioculturali; a esempio, sto programmando di tenere con alcuni miei colleghi una giornata di sensibilizzazione (su varie tematiche di salute quale l'impatto dell'ambiente su alcuni parametri come la pressione arteriosa, la glicemia, il peso corporeo) rivolta alla comunità afro di Bologna, comunità costituita per lo più da studenti.
Comunque sono Camerunense e sono una persona prona all'ascolto alla sensibilizzazione, all'assistenza. Dopo la maturità ho frequentato un centro lingue dove ho imparato la lingua italiana con conseguimento del certificato CILS, dopodiché mi sono candidato e ho superato il colloquio super selettivo dell'ambasciata italiana in Camerun per l'ottenimento del visto per l'ingresso in Italia. Ho sempre scritto... non è vero! La prima volta che ho scritto qualcosa di consistente (su circa metà di un quaderno di 300 pagine) era nel 2011/12 ma poi ho perso il quaderno. In seguito ho continuato a scrivere su temi diversi, per me stesso oppure su Facebook. Solo negli ultimi anni ho deciso di pubblicare.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Difficilmente decido di scrivere; è tutta una questione d'ispirazione!
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Atul Gawande.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Sensibilizzare, sensibilizzare e sensibilizzare. Sensibilizzare per prevenire. E come ho imparato in questi anni dai miei bravissimi professori il medico bravo previene la malattia, quello meno bravo fa la diagnosi precoce...
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Molto, penso. Il contesto ci modula anche alla nostra insaputa; negarlo significherebbe negare anche l'epigenetica.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Una combinazione di entrambi e molto di più!
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Poco, direi. Quando affrontiamo argomenti scientifici come può essere l'obesità bisogna lasciare parlare i dati scientifici. Oggi la pratica medicina/chirurgia è basata sulle evidenze; le considerazioni personali contano poco davanti ai fatti (le evidenze scientifiche).
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
No.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Il mio non è un romanzo e comunque quando ho finito la scrittura ho mandato alla casa editrice, senza averlo fatto leggere da un terzo.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Il mondo è un continuum di transizione!
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Finora non ho ancora avuto l'esperienza diretta dell'audiolibro ma penso che abbia validi ragioni/motivi di esistere e di prosperare specie se pensiamo in primis a persone con disturbi visivi.
 
 
 
 
 

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