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04 Nov
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Intervista all'autore - Cosimo Cagia

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato in Puglia da genitori giovanissimi che, trovato faticosamente un impiego, si sono rimboccati le maniche e si sono trasferiti in tutta fretta in Lombardia. Qui ho seguito il mio corso di studi, ho lavorato, mi sono sposato ed ora sono un pensionato che, a parte qualche licenza, si dedica felicemente e con orgoglio ai propri nipotini. Già, di tanto in tanto qualche ritaglio per un po’ d’intimità, a rilassarmi con una buona lettura e un bicchierino per compagnia. La domenica però non ci sono per nessuno, se non per mia moglie, donna dolcissima e paziente, sempre pronta a dedicarsi agli altri con gratuità. Assieme amiamo andare per sentieri di montagna, fra i silenzi palpabili, le voci discrete della natura, l’aria pura, i paesaggi che ti riempiono l’anima. In questi contesti ho fantasticato sul mondo, estrapolando qua e là qualche scorcio per scherzarci su, per raccontare come la vedono i personaggi immaginari e come vorrebbero che fosse.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Terminati i compiti, ritirati i nipoti, consumata la cena, quando tutto s’acquieta, accendo la televisione e dallo spettacolo di voci cerco di farmi un’opinione. Talvolta annoto le mie considerazioni. Chissà se un giorno le raccolga e ne faccia uno zibaldone.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Oriana Fallaci.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Spesso per convenienza si dice ciò che non si pensa. Almeno i personaggi immaginari dicano come la pensano!
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il contesto sociale in cui ho vissuto ha stimolato l’osservazione nel confronto. Dallo sguardo critico del mondo che ti circonda, forse cogli anche il senso ultimo delle cose e poi, se ti va, lo racconti.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Per me scrivere è un modo di raccontare la realtà vista con gli occhi della fantasia. Questa realtà sarà poi vera o immaginaria? Sta al lettore interpretare, considerare, riflettere.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Se racconti la realtà come la vedi, ancorché con gli occhi della fantasia, ovviamente c’è sotto sotto qualcosa di te, di consapevole o inconsapevole, che parla di te o traspare dalle situazioni o dai personaggi.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Il qualcuno è l’umanità.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Al vignettista, a cui avevo affidato l’incarico d’illustrare le situazioni più ridicole e significative, poi a mio cognato e infine a mia moglie per qualche passo in anteprima.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Mi è un po’ difficile rispondere a questa domanda perché non ho un’esperienza diretta con gli ebook. Non nascondo tuttavia che il libro di carta, che puoi toccare, che vivi nelle emozioni sfogliando pagina dopo pagina, ha per me un forte fascino.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Anche per l’audiolibro non ho esperienza diretta. Tuttavia l’idea mi sembra interessantissima e vincente, soprattutto se l’opera viene letta con tanta intonazione ed espressività. Si vivrebbero intensamente le situazioni descritte e sarebbe fantastico.
 
 

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