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31 Lug
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Intervista all'autore - Ingrid Chalkiopoulos

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere è uno sfogo, in parte terapeutico perché mi permette di tirare fuori le emozioni negative e analizzarle oggettivamente rendendomi resiliente; in parte ludico perché mi permette di viaggiare con la fantasia cambiare la realtà e in questo modo mi apre la mente per soluzioni e prospettive diverse al fine di affrontare le difficoltà nella vita reale. Quindi aggiungerei che su di me ha lo stesso effetto della meditazione.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Direi il 90 %, il 10% che non è reale è solo dovuto al fatto che i ricordi non sono sempre così nitidi e lineari. Ma la parte tecnica del libro presente nell’appendice è reale al 100% solo che per ragioni di privacy ho dovuto occultarne alcune tratti.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Beh, come dicevo prima e come ho scritto anche nelle premesse del mio libro, nasce con uno scopo terapeutico per oggettivare la situazione vissuta e poterla analizzare senza sofferenza, continua come un manuale che possa essere d’aiuto a tutte quelle donne che hanno dovuto affrontare situazioni simili, e non sanno come venirne fuori. Questo è il mio primo libro, che però mi ha dato spunto per poter creare un seguito di un genere che tenga conto di molteplici tipologie legate agli abusi di vario genere che riguardano le donne e che affronto giornalmente nella mia professione. In questo modo più pratico che tecnico spero di poter aiutare molte donne e spero che il significato della mia opera sia proprio questo.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Assolutamente naturale. Tutti noi, abbiamo dei momenti duri nella vita intervallati dai momenti belli. Visto che l’inverno è la stagione più dura da affrontare nell’arco dell’anno “gli inverni della vita” è il titolo che ho voluto dare al mio libro, perché tratta solo di una stagione nella mia vita, a cui hanno seguito le altre e sicuramente altre ancora seguiranno: altri inverni, primavere ed estati fino alla fine del mio tempo.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Vorrei il libro che non ho ancora letto.
Ho divorato una marea di libri, soprattutto in età adolescenziale, ma non ho l’abitudine di rileggerli. Non so perché, ma una volta letti tornano nella mia biblioteca, oppure li regalo ai miei amici a seconda del momento che stanno passando, senza obbligo di restituzione. Una volta letti non mi appartengono più, faccio propri solo i loro insegnamenti.
 
6. Ebook o cartaceo?
Entrambi. Personalmente spero di riuscire nell’intento di poter fare l’Ebook gratuito e il cartaceo a prezzo di mercato. In modo che tutte le donne ...e gli uomini che le vogliono aiutare, possano accedervi anche se non hanno le risorse dedicate all’acquisto di un libro.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Da piccola scrivevo già vari racconti che sottoponevo alla lettura di mio padre che mi incoraggiava rilevandone i punti di forza. Poi è maturata la voglia di scrivere dopo l’università, con i miei figli inventavamo storie buffe tratte dai sogni che mi raccontavano e le raccoglievamo in dei quaderni, oppure le registravamo nel cellulare. La voglia di fare e pubblicare un libro esplode poi, a seguito di questo bisogno di liberazione e condivisione che sempre di più ha preso spazio dentro di me.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Nasce sia dal parere degli amici, che commentavano spesso dicendomi “la tua storia sembra un libro”, sia dal fatto che occupandomi di diritto famiglia e minori, nel mio lavoro, mi sono resa conto di quante persone avrebbero bisogno di essere guidate per venir fuori da certe situazioni (non solo quella del mio romanzo), senza rinunciare a se stesse e alla propria dignità.
Un aneddoto che mi viene in mente, è quello di un mio viaggio in treno verso Venezia dove feci amicizia con una signora Veneziana, rivelatasi poi una scrittrice, la quale mi disse di non esitare a scrivere se dentro di me avevo questa voglia, di non aspettare. In realtà poi, per vari motivi legati alla vita, ho aspettato parecchio.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Personalmente devo dire che inizialmente mi faceva paura:
paura sulle mie capacità, paura che il contenuto del libro venga frainteso, che non interessi a nessuno, che sia sostanzialmente inutile. Poi poco a poco la paura svanisce e cresce l’orgoglio, se sarà inutile meglio... vuol dire che non ce ne è bisogno.
Sicuramente è stato utile per me e questo è già un grande successo.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
La mia amica Isa, una signora che ho conosciuto da un paio di anni fa perché viviamo nello stesso palazzo. Isa fa la professoressa. Mi ha aiutato a sistemarlo e mi ha incoraggiato a pubblicarlo perché le è piaciuto molto e questo mi ha dato la spinta per incominciare questo percorso. Di questo le sono grata.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Mi piace, mi raccontava mia madre che ai suoi tempi sentiva i gialli alla radio e che erano avvincenti. Uno eclatante è stato quello che ha fatto credere a milioni di americani di essere realmente attaccati dagli alieni.
L’audiolibro mi sembra la giusta evoluzione di quel genere e il successo sta nella voce e nella recita del narratore.
 

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