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30 Lug
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Intervista all'autore - Alessandro Cappella

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono nato in un Paese in provincia di Roma, Olevano Romano, e vi ho vissuto fino ai diciotto anni. Mi sono poi trasferito a Roma dove tuttora risiedo. C'è stato un intermezzo di otto anni, che per lavoro ho vissuto a Firenze, ma ormai da moltissimo tempo sono tornato ad essere " Cittadino Romano ". Sono comunque molto legato al mio Paese natale, e continuo a frequentarlo data anche la vicinanza con Roma.
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Io sono stato un adolescente pieno di sogni e fantasia, la mia è la generazione del dopoguerra, e la nostra adolescenza è stata vissuta in quell'Italia che, malgrado le difficolta e le ristrettezze, era piena di entusiasmo e di voglia di fare, la gioventù di oggi vive in un contesto diverso, ma io credo che certi valori valgano sempre, impegno, spirito di sacrificio, onestà, iniziativa, fantasia, per me pagano sempre. Ciò premesso ad un ragazzo consiglierei di leggere Metello di Vasco Pratolini, ad una ragazza consiglierei di leggere “Jane Eyre” di Charlotte Brontë.
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
I ritmi della vita moderna sono sicuramente diversi e più frenetici, siamo sommersi dalle fonti di informazione e comunicazione, e certi fonti di lettura come giornali e riviste, potrebbero apparire anacronistici, anche se per me conservano un loro valore. Ma il libro è diverso, il libro non è solo informazione, il libro è riflessione, emozione, scoperta! Il fascino di scoprire pagina dopo pagina quello che l'autore ci sta raccontando, di fermarsi, riflettere, di tornare indietro a rileggere una frase, un periodo. Per me sono emozioni che solo il libro cartaceo può dare, anche se ammetto che leggere le stesse cose su un tablet o su un telefonino, può avere una sua validità da un punto di vista pratico.
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Per me è stata ed è un amore di lungo corso, alla quale con fasi alterne ho dedicato tempo ed energie. Raccontare, fantasticare, giocare con le parole mi hanno affascinato ed attratto fin dall'età scolare.
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
In parte fatti personali che sentivo il bisogno di raccontare anche se trasfigurati dall'immaginazione narrativa, in parte situazioni della vita che mi sembrava interessante descrivere per portare il potenziale lettore ad una riflessione.
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Più che un messaggio vorrei inviare un invito. Io ho descritto e raccontato fatti e situazioni di vita reale in cui ognuno di noi potrebbe essere o essere stato coinvolto. I miei personaggi hanno risolto le situazioni e le loro problematiche in un certo modo, ecco io vorrei invitare chi avrà la bontà di leggermi a riflettere e ad immaginare cosa avrebbero fatto loro in quelle situazioni.
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Come ho già detto in precedenza un amore ed un sogno che mi ha tenuto compagnia da quando ho avuto la capacità di " Intelligere"!
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Ma, nel momento in cui mi accingo a scrivere una storia, ho nella mente un magma di idee con l'ansia di traferirle in modo ordinato e coerente nella forma scritta, vedere quindi la matassa che si dipana, la storia che comincia a prendere corpo, ad acquistare forma e connotati, quello per me è il momento del massimo piacere. Così è stato nella stesura di questo libro.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Ah sì, certamente, specialmente il primo racconto è stato in gestazione per anni, fino a che mi sono quasi dovuto fare violenza mentale e mi sono imposto di terminarlo.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
Non ce n'è uno in particolare, io sono anche poeta, e tutta la grande poesia del passato mi ha sempre attratto ed entusiasmato. Per quanto riguarda la narrativa posso dire che ho apprezzato Umberto Eco, Elsa Morante, Pasolini, Moravia, Pirandello. Fra gli stranieri posso citare Kafka che mi ha sempre attratto per i suoi racconti enigmatici e surreali.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ritengo che tutto quello che è sonorità, nella sua forma più alta sia appannaggio della musica. Certamente anche la parola è suono, io quando sto scrivendo una storia a volte registro un periodo o un brano del testo per riascoltarlo e vedere se scorre all'orecchio di un eventuale lettore. Però come audiolibro lo vedrei più riservato ad opere di poesia. La poesia contiene in sé ritmo e musicalità e sentirla ben recitata gli fa acquistare valore. Nella narrativa io penso che con l'audiolibro si corra il rischio di perdere quei momenti di intimità e riflessione che la lettura del testo scritto dà.
 
 
 
 

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