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15 Lug
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Intervista all'autore - Marco Gittardi

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere è un modo per evadere dalla realtà quotidiana, prendendo carta e penna posso momentaneamente entrare in un altro mondo, una bolla personale a cui è vietato l'accesso a chiunque, un posto in cui posso lasciar libera di vagare la mente.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
È presente soprattutto la determinazione a non lasciarmi abbattere dallo sconforto, ogni giorno, anche se inconsciamente, combattiamo contro i nostri demoni ma, molto spesso ci lasciamo sconfiggere senza neanche rendercene conto ed è una cosa che non tollero, con questo libro ho voluto rappresentare le battaglie silenziose che ogni giorno combattiamo.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
È stato un viaggio all'interno della mia mente. Scriverla è stata un'esperienza liberatoria mi ha aiutato a prendere determinate decisioni.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Il titolo l'ho deciso poco dopo l'inizio della stesura, avendo già in mente il significato che avrebbe dovuto avere, è stato semplice deciderlo.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Credo che vorrei avere accanto a me Clive Cussler, il fondatore della NUMA, una persona avventurosa che ha passato la sua vita a esplorare i fondali marini, perché è stato con uno dei suoi romanzi che in me si è riaccesa la passione per la lettura.
 
6. Ebook o cartaceo?
Decisamente cartaceo.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
È sempre stata una passione che avevo fin da bambino, mi piaceva svuotare la mia mente scrivendo i miei pensieri su un foglio di carta.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Rokki, “Deadly Demons” è nato nel retro del negozio in cui lavoro. Ero in trasferta a Verona, durante la pausa avevo provato a focalizzare alcune emozioni negative che non mi avevano permesso di dormire la notte, nella mia mente questo grumo nero ha preso la forma di un mostro e un soldato lo faceva a pezzi con una spada. L'idea mi sembrava carina così presi il cellulare e iniziai a scriverci intorno una storia, poi si sarebbe sviluppata fino a diventare il prodotto finito.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È un'esperienza fantastica, è una soddisfazione personale magnifica, come salire in cima a un palazzo e urlare "Ci sono anch'io!" o come lasciare un'impronta indelebile in un blocco di cemento.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Mio padre.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non ho mai avuto modo di ascoltare un audiolibro, però credo che sia più comodo del cartaceo in determinate situazioni.
 
 
 
 
 

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