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14 Lug
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Intervista all'autore - Marcello Ramacogi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Secondo di due maschi, sono nato in un quartiere difficile di Roma, da Papà grande lavoratore e mamma tutta dedita alla casa e famiglia.
Facendo tanti sacrifici, insegnandoci il valore e il rispetto di ciò che si aveva, i miei genitori hanno permesso sia a me che a mio fratello di studiare e non ci hanno fatto mai mancare mai nulla. Lavorando solo mio papà spesso non potevamo avere proprio quello che si desiderava e bisognava accontentarsi di ciò che si poteva ottenere, prendendosene cura e godendone più che si poteva. Sono stato un bambino in seguito ragazzo e oggi uomo abbastanza creativo, dinamico e intraprendente che spesso ha dovuto rimboccarsi le maniche e lottare per provare ad ottenere qualcosa.
Ho studiato, fatto lavori umili, studiato e lavorato nel contempo, ma sempre cercando di dare rispetto e valore a ciò che mi circondava, certo di stupidaggini e errori ne ho fatti tanti, sarai ipocrita a dire il contrario, ma in qualche modo ho sempre cercato di farne tesoro, o almeno ci provavo.
Come tanti adolescenti mi sono incontrato e scontrato con i primi amori e difficoltà sociali con i miei coetanei, ed è proprio tra questi sogni e desideri di ragazzo comune, fatti di gioie e delusioni che ho iniziato a confidare le mie emozioni ad un foglio di carta. Onestamente non ho mai deciso di scrivere, anzi spesso mi domando anch'io come riesca a farlo e a far prendere vita a certe frasi e storie. Quello che però è certo è che le vivo, ho bisogno di vivere ciò che scrivo, per quanto a volte piacevole o meno, devo provare emozioni, altrimenti non riesco a farlo, ad esprimervi, ad essere vero.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Ricordo che mia mamma da ragazzo mi diceva che avevo "l'argento vivo addosso" perché non stavo mai fermo, ero sempre preso a fare qualcosa. Beh, ancora oggi in un certo qual modo è ancora così. Le mie giornate sono abbastanza dinamiche, creative e in qualche modo rispecchiano il mio carattere. Sicuramente non è certo in questi momenti che riesco a scrivere. Non vi è proprio un momento preciso a cui mi ci dedico, quello che è certo è che devo essere solo e avere il silenzio intorno a me. A volte rimane difficile anche a me provare a spiegarlo, non è un qualcosa che programmo, mi parte da dentro. È come se per un lasso di tempo quel Marcello dinamico, attivo, forse distratto da una quotidianità in cui tutti noi ci nascondiamo, si fermasse, lasciando il posto a un Marcello fragile, a volte impaurito e indifeso che riesce a toccare le proprie emozioni con mano sino a farsi inglobare da esse in un modo quasi etereo. In quei momenti devo scrivere, spesso mi alzo di notte per farlo, ma devo in qualche modo sigillare quell'emozione che sento, che vivo. E se non lo faccio.... la perdo, svanisce nello stesso modo in cui è venuta.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Il mio autore preferito è Ken Follett, amo il modo in cui scrive.
È descrittivo e leggero nel contempo, intrecciato e scorrevole in equa misura e, almeno per me, riesce a far vivere a chi legge le emozioni dei suoi personaggi.
Mi piacciono i generi fantasy e avventura, ricordo ancora il mio primo libro che accompagnò le mie prime letture: "Viaggio al centro della Terra" di Jules Verne.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Grazie per chiamarla opera, non credo che sia così tanto bravo.
Onestamente il merito è del mio lavoro e dei quei visi provati dal tempo che ogni giorno, incrociando il mio sguardo mi ringraziano, mentre dovrei essere io a ringraziare loro per ciò che ci permettono di vivere.
Mi sono trovato a "vivere" questo mestiere in un modo quasi inaspettato, dove l'empatia e il relazionarsi diviene fondamentale nel dare un senso alla giornata di persone in cui il tempo non gioca certo a loro favore…..
Nonni, come a me piace chiamarli, ai quali, tra lo scherzare e il lavorare, feci una promessa: "renderli immortali" ..
Sulle loro antiche spalle c'è un vissuto su cui poggia la nostra moderna società, un vissuto che non può essere dimenticato.
Persone che non sono sui libri di storia, storie vere che oggi non vengono più raccontate e tramandate, persone temprate dalla vita nello spirito e nel corpo, che oggi, a causa di una realtà sociale troppo frenetica e difficile, si trovano a vivere tra le mura di una Istituzione.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Tutto.
Quel che è certo è che queste pagine hanno potuto prendere vita grazie a ciò che ho vissuto nel mio passato e a ciò che vivo oggi. Sono convito che l'unione delle due cose abbia dato la possibilità all'uomo che è qui di poter dar vita a questo scritto.
Nel mio cammino, tra problemi di salute e errori personali mi sono trovato faccia al muro e ho dovuto affrontarmi senza scuse, prendere coscienza di quanto siamo vulnerabili e imperfetti, ma anche di quanto sono importanti le persone che ti sono vicino e che ti amano. A ciò si aggiunge il mio percorso lavorativo, lo stare a contatto oggi con persone tanto fragili quanto uniche e combattive per ciò che hanno vissuto e costruito.
Un insegnamento di vita che ancor oggi mi permette di poter crescere come uomo e padre, come educatore e chissà forse come scrittore.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere è un modo per vivere più intimamente la realtà.
Io credo che in alcune occasioni cerchiamo di scappare dalla nostra a volte difficile realtà.
Le nostre emozioni più profonde, i nostri sogni chiusi in un cassetto, spesso affogano nella nostra quotidiana.
Una quotidianità che per molte persone è fatta di difficoltà, doveri e priorità e che a volte trova nello scrivere e nel leggere o un'evasione o uno sfogo della realtà.
Una realtà che spesso ingloba la persona che ne fa parte, inibendone il vivere di ciò che veramente prova.
Credo che invece per alcuni scrivere sia essere liberi da tutto questo e concedersi alle proprie emozioni per poter poi dare la possibilità a chi legge di viverne altre…..
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
C'è Marcello, quel Marcello che spesso alle 3 di notte si alza per scrivere, quel Marcello impaurito e vulnerabile che si commuove nel rileggere quel che scrive, ma non per vanità, ma per fragilità, domandandosi a volte come sia riuscito a tanto.
Ci sono io nella mia totalità, se non fosse così ora ci sarebbero solo fogli di carta bianchi.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
I "nonni", senza di loro le mie e loro emozioni non avrebbero corpo e la loro voce non avrebbe un libro su cui parlare.
Il mio amico "nonno" Corradino che con i suoi disegni ha dato colore alle mie parole.
La mia vita di uomo e padre che, sino a oggi, mi ha permesso di essere "fragile"...
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Alla mia compagna di vita Claudia.
Spesso la assillavo invitandola a leggere le storie che scrivevo.
E lei, con pazienza e affetto mi assecondava e sosteneva nel cammino di questa avventura.
A mio figlio Emanuele, anche se a volte l'ho dovuto "rincorrere"....
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
In un mondo in cui la tecnologia e il digitale è divenuta penna e fogli con cui scrivere e leggere, mi viene da dire di sì.
Ma è pur vero che, prendere una penna che a volte non scrive, cercare con fretta un foglietto di carta su cui appuntare un pensiero avendo paura di dimenticarlo, sentire quel profumo quasi inebriante delle pagine di un libro appena comperato man mano che si sfoglia, beh, non credo che tutto questo si possa riprodurre e provare su di uno schermo..
Per molti lettori il libro rimane ancora il loro confortevole amico che scalda attimi della loro giornata, un qualcosa di "caldo" e intimo che, seppur comodo e pratico, non si può sostituire con un ebook.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Sicuramente è un'arma di conoscenza e interazione in più in mano al sapere e alla comunicazione, specie se inserita in contesti educativi, formativi in cui si ha che fare con realtà legate a disabilità ...
 
 
 
 
 

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