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29 Giu
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Intervista all'autore - Dolores Deidda

1.Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nata in un piccolo paese di montagna, nella zona della Sardegna chiamata Barbagia. Ma già a dodici anni avevo cambiato cinque residenze, dati i continui trasferimenti della mia famiglia. A Cagliari ho frequentato il liceo classico e mi sono laureata in Storia e Filosofia. Subito dopo mi sono trasferita a Roma dove ho sostenuto il mio impegno sociale con attività di studi e ricerca. Attività che ha continuato a prevalere nel mio impegno professionale in Italia e all’Estero. Per alcuni anni ho lavorato a Bruxelles e mi sono specializzata nelle politiche di Sviluppo e Coesione dell’UE.
Ho sempre scritto molto, ma i miei testi sono stati prevalentemente di carattere tecnico e utilizzano un linguaggio assai diverso da quello letterario. Ho deciso di scrivere un romanzo, non credendoci molto, quando ho avuto del tempo a disposizione dopo aver ridotto l’impegno lavorativo.

2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non ho degli orari prestabiliti. Alle volte gli spunti narrativi mi arrivano al risveglio del mattino e sento l’urgenza di aprire il computer per annotarli e semmai risistemarli successivamente. Altre volte è nella notte, il momento del silenzio, che trovo il filo per ricominciare a scrivere.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Il mio principale riferimento letterario del ‘900 è Marguerite Jourcenar, una scrittrice franco-belga di enorme rigore intellettuale, spessore culturale e talento narrativo. Un modello di perfezione cui è difficile avvicinarsi.  Altri scrittori che apprezzo molto sono il latino-americano Marco Vargas Llosa e Jhon Maxwell Coetzee, sudafricano.

4. Perché è nata la sua opera?
Fin da piccola sono stata una tenace lettrice. Tenendo molto alle mie radici ho esplorato i percorsi letterari di grandi scrittori sardi, quali Salvatore Satta e Giuseppe Dessì. Ma anche di altri più recenti. E così ho scoperto che anch’io avevo da proporre un certo modo di coltivare le radici non per chiudersi nel proprio piccolo mendo ma per connettersi con il resto del mondo. Volevo raccontare, attraverso la storia di una famiglia, come stava cambiando un’isola che molti pensano sia solo mare e natura superba e che invece è profondamente segnata dalle vicende storiche.

5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Direi che il contesto sociale in cui sono cresciuta ha molto influito sulla mia formazione. Mi ha fornito stimoli alla crescita di una coscienza critica, alla capacità di valutare il valore degli autori e delle diverse opere che via via leggevo. Nella libreria di famiglia erano disponibili libri dei classici cui ho guardato con interesse fin da quando ero adolescente. Ma sicuramente è stato determinante l’apporto di alcuni professori del liceo che sono riusciti non solo a farmi leggere i classici ma anche ad amarli.

6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Si può scrivere anche con l’intento di trovare altrove la serenità e le emozioni che la vita reale non sembra concedere. Finora per me la scrittura è stato il mezzo per far rivivere determinati tempi e luoghi, abitati da figure che volevo avessero la forza di trasmettere il senso del loro vissuto. Ho scritto pensando ai giovani della mia famiglia perché potessero guardare al loro futuro avendo contezza delle storie di chi li ha preceduti.
 
7. Quanto di Lei c’è in ciò che ha scritto?
Molto. Ma c’ è molto anche di tanti altri che mi hanno aiutato a raccontare.

8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sì, è stata fondamentale la figura di mia madre, una donna “moderna” che ha affrontato la vita cercando, di sfuggire ai condizionamenti del suo contesto e allo tempo stesso di salvarne il patrimonio di valori culturali e sociali.  

9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Ad un mio carissimo amico, lettore severo e cultore della lingua italiana. Ma prima abbiamo fatto un patto: che non ci fosse nessuna clemenza da parte sua indotta dalla nostra amicizia. Il suo entusiasmo per il mio lavoro è stato tale da portarmi alla decisione di pubblicarlo. Altrimenti chissà… forse sarebbe rimasto nel cassetto.

10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sicuramente l’ebook risponde ad esigenze crescenti di chi ama leggere ma deve rendere compatibile questa attività con altri impegni. Per esempio, penso a persone che sono spesso in mobilità per motivi di lavoro e che non possono andare in giro con il peso dei libri in valigia. Credo, comunque, che il libro stampato rimanga una preferenza, non un’alternativa, per quanti amano il libro in quanto oggetto, con specifiche caratteristiche tipografiche, che si può toccare e personalizzare via via che si legge.

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro
Anche l’audiolibro, ovvero la lettura uditiva, risponde a bisogni reali di certe categorie di lettori: è sicuramente la soluzione per quanti fanno fatica, o addirittura sono impossibilitati ad usare i propri occhi. Più in generale l’audiolibro è uno strumento più completo del libro in quanto consente di apprezzare anche la voce che interpreta il testo e questo può favorire un maggiore coinvolgimento del lettore-uditore.

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Lunedì, 29 Giugno 2020 | di @BookSprint Edizioni

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