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BookSprint Edizioni Blog

29 Mag
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Intervista all'autore - Antonio Dartizio

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato il 30/05/1953 in Basilicata in un piccolo paese di nome Grassano 
(MT) da una famiglia di contadini (i cafoni), ivi ho vissuto per 11 anni. Ho frequentato le scuole medie in seminario in Abbruzzo, luogo in cui ci parcheggiavano i nostri genitori per sgravare il peso delle bocche da sfamare, ma contenti se il figlio intraprendesse la vita religiosa: a me non è piaciuta.
Tornato a casa ho frequentato il liceo scientifico per tre anni, al terzo anno sono stato rimandato a giugno e bocciato a settembre: fine del mio iter studentesco.
Sono stato un fallimento: né prete e né studente ero la pecora nera dei tre fratelli per mia mamma; il papà è morto da emigrato in Germania a soli 51 anni. Questo dolore mi ha spinto ancor più a non proseguire gli studi proprio per non gravare il peso del mantenimento della famiglia sulla povera mia mamma che aveva perso il suo terzo marito. La mamma aveva perso gli altri due mariti mangiati dalla seconda guerra mondiale: il primo morto in guerra, il secondo, che le avevano imposto di sposare dopo alcuni anni che era finita la guerra ma che era tornato ammalato di TBC, morì dopo tre anni di matrimonio e morirono anche due bimbi piccolissimi avuti da lui. Mia mamma: la donna più sfortunata del mio paese, la chiamavano la vedova, ha passato la sua vita vestita di nero. Il mio prossimo libro sarà improntato sulle tribolazioni della vita di mia mamma. Sporadicamente effettuavo servizi da cameriere, occupazione che ha poi ha preso tutta la mia vita.
Poi a 19 anni ho frequentato un corso da disegnatore a Milano, a 20 anni il dovere militare mi ha chiamato per ben 14 mesi. Congedato ho cominciato a peregrinare per l'Europa facendo il cameriere e imparare le lingue, molto importanti nella mia professione.
A 27 anni mi sono sposato con l'amore della mia vita: Francesca che mi dato due splendidi figli ed ora sono nonno di due belle nipotine.
Vivo a Como, lavoro a Sesto S. Giovanni in un albergo ancora per alcuni mesi, Coronavirus permettendo, e a giugno sarò anch'io un mantenuto dallo stato.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non vi sono momenti particolari per me, l'ispirazione viene quando mai l'aspetti, ma importante è scrivere subito quel che passa per la mente.
Scrivo in treno, mentre quasi tutti sono col cellulare in mano, io unico che scrivo su un pezzo di carta sgualcito, scrivo a casa, nelle pause di lavoro e quando il tempo lo permette.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Non ho autori preferiti in quanto la sera prima di addormentarmi, leggo la Bibbia, il Vangelo, le confessioni di S. Agostino, la vita dei Santi o opuscoli religiosi.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Questo è il mio secondo libro, lo scopo mio principale è quello di non far morire il mio dialetto che io adoro. Io ho conoscenze di Inglese, Francese, Tedesco e anche di Spagnolo, avendo girovagato per lavoro, ma la lingua del cuore è il vernacolo: il dialetto di Grassano, il mio paesello.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Visto che io scrivo in dialetto e non essendovi regole scritte, senza una grammatica o una letteratura cui attingere lavoro di fonetica, di suoni e di ricordi: storie che mi raccontava la mamma.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
La mia non è evasione, al contrario una intrusione a capofitto nella realtà di un mondo che fu, che cerco sia mio nei miei racconti sapendo che mai più tornerà.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tantissimo: è stata parte della mia vita trascorsa al mio paese, dove mi rifugiavo durante le mie vacanze estive con la famiglia a far visita a mia mamma.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
La mamma, con la quale durante la mia adolescenza ho avuto tantissimi contrasti epocali, che mi suggerisce quanto scrivere.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Ad un mio carissimo amico d'infanzia, anche lui scrittore di libri.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non la conosco bene, ma nell'era tecnologica in cui viviamo credo di sì.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non conosco bene anche la frontiera dell'audiolibro, ma conosco l'animo umano
che è sempre in cerca di novità e quindi sono positivo su questa via.
 
 
 

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Venerdì, 29 Maggio 2020 | di @BookSprint Edizioni

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