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10 Apr
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Intervista all'autore - Paolo Amadori

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivendo, ci sono dei momenti che vorrei rivedere o rivivere e far conoscere ad altri.
Cerco sempre di prendere appunti in ogni occasione che mi colpisce e che mi procura delle emozioni.
Per me la scrittura è un piacevole svago che ho per fermare tanti episodi che non vorrei che mi sfuggissero via.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
In questo libro ci sono i miei viaggi.
Ci sono le tante persone che ho conosciuto ed apprezzato.
In tutte queste pagine c'è un po' della mia vita mescolata a tanta fantasia.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
A volte ho pensato che quello che scrivevo, anche se scritto con enorme mia soddisfazione, alla fine sarebbe stato letto soltanto da me.
Scrivere questo libro ha sancito un mio grande desiderio: far conoscere i miei racconti.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
No! per scegliere il titolo del libro non c'è stato nessun combattimento.
Ci sono stati però, altri tre o quattro titoli, tutti legati con la parola "sogno".
Quando poi ho scritto: "Sogni non conformi" mi sono dimenticato di tutti gli altri titoli.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Non voglio parlare di letture "classiche" anche se ce ne sono state molte.
Adesso, recentemente, ho letto Guillaume Musso, José Rodrigues Dos Santos e James Rollins.
In passato leggevo Alessandro Baricco e Paulo Coelho.
Concludo dicendo che ho pure letto quasi tutti i libri di Roberto Vecchioni e Francesco Guccini.
Dopo questa vicenda del Covid19, penso proprio di scartare l'idea di un'ipotetica isola deserta.
 
6. Ebook o cartaceo?
Mia figlia Cristina, usa molto l'ebook, per letture e giochi.
Molte persone che conosco utilizzano questo sistema elettronico per leggere.
Io non ho niente da dire in contrario.
Però, vengo da una generazione che ama la carta, sarà perché colleziono fumetti, ma sarà anche perché mi piace sfogliare le pagine e osservare tutti i miei libri con le copertine colorate.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Questa è una domanda non facile da rispondere per chi si considera un ottimo lettore.
Sono anche un grande appassionato di cinema, e forse da qui credo che nasca la mia continua passione di scrivere sempre qualcosa.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Inizio a dire che il piacere di vedere i miei piccoli racconti riuniti tutti in un libro mi ha sempre affascinato.
E qui, mi sento in obbligo di ringraziare il direttore Vito Pacelli, che senza di lui non avrei esaudito questo mio desiderio.
Questo romanzo in racconti prevalentemente su dei viaggi, ha una sua curiosità:
Soltanto nel 2006 ho messo piede dentro un aeroplano e sempre in quell'anno sono entrato per la prima volta all'interno di un aeroporto.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Per veder nascere il mio libro, ci voleva una casa editrice ottima e con delle persone davvero speciali.
Non credo che con altri avrei provato tutte queste emozioni e la gioia di aver visto realizzato questo mio libro di racconti.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Per la verità, i miei racconti sono stati letti da pochissime persone.
Alcuni familiari e dei grandi amici
Il racconto "New York-Orlando" l'ho presentato in biblioteca insieme a dei filmati e in versione un po' diversa, l'ho letto ai partecipanti di quel viaggio.
Poi ho letto un paio di racconti in Brasile e nient'altro.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ascolto musica e mi piacciono alcuni cantautori che mi fanno emozionare.
Ma sentirmi leggere un libro mi toglie tutta quella felicità che mi piace provare nel farlo.
 
 

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