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BookSprint Edizioni Blog

14 Mar
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Intervista all'autore - Davide Morgera

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivo da sempre, da quando sbagliavo i congiuntivi. Poi fortunatamente ho imparato... Scherzi a parte, è una passione che coltivo da sempre, da quando iniziai a tenere un'agenda subito dopo la fine del liceo. Da lì a scrivere delle proprie passioni il passo è stato breve. Ho cominciato raccontando concerti, recensendo dischi, intervistando gruppi fino a provare con qualcosa di più concreto come libri di sport e di storia locale di cui sono un appassionato cultore. L'emozione che si prova quando si scrive qualcosa che pensi possa piacere o che non hai mai letto altrove, è straordinaria. Devo dire che quando riesco ad abbinare la narrazione con qualche 'colpo a sorpresa' sono oltremodo contento.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Uno degli insegnamenti di cui ho sempre fatto tesoro è stato quando ho letto da qualche parte che anche il più grande degli scrittori mette sempre qualcosa di autobiografico in quello che scrive. Naturalmente questa materia può essere mischiata alla fantasia o alla creatività ma credo, fondamentalmente, che un po’ di noi stessi, quando scriviamo, c'è sempre. Di reale in "Quindici giorni" c'è l'ambiente in cui opero, il mondo della scuola, c'è qualche persona che ho conosciuto e che mi è rimasta impressa ma i due protagonisti si muovono su uno sfondo inventato ed anche le loro 'avventure' sono frutto di fantasia.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Scrivere questo romanzo ha significato soprattutto cimentarmi con una nuova realtà, quella dei sentimenti. Era qualcosa che mi ronzava nel cervello e che non mi decidevo a mettere su carta sebbene avessi appunti e foglietti sparsi per la casa. Alla fine ho deciso di fare pulizia e di mettere tutto in questo 'file'.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
No, come tutte le folgorazioni, è arrivato subito. Non l'ho più cambiato e stranamente è rimasto dall'inizio alla fine lo stesso. Mi piaceva condensare in una piccola frase il mare di sentimenti che ci sono nella breve storia d'amore che ho raccontato.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Porterei con me "Alta fedeltà" di Nick Hornby perché è uno dei libri più belli sul difficile rapporto uomo-donna, intriso di ironia e verità, un must per me. Come scrittore la scelta è molto più difficile perché gli interessi che ho nel mondo del teatro, della poesia, del romanzo, mi porterebbero a sceglierne più di uno. Dico Collodi perché "Pinocchio" è insuperabile.
 
6. Ebook o cartaceo?
Cartaceo sempre, l'odore della carta è qualcosa di straordinario, non ci rinuncerei così facilmente. Anzi spero di finire i miei giorni sfogliando libri e pagine ingiallite dal tempo...
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
In realtà la mia non è una carriera di scrittore visto che scrivo per hobby ed amo allo stesso modo la mia attività principale, l'insegnamento. Potreste farmi questa domanda tra dieci anni, da quando sarò pensionato ed il mio primo pensiero la mattina sarà quello di scrivere o continuare a scrivere le pagine di un nuovo romanzo.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
L'idea di questo romanzo nasce per caso, stranamente dopo aver assistito a tanti esami e aver visto tanti maturandi in vita mia. I loro volti, le loro paure, la loro felicità sono stati lo sfondo per creare poi la storia d'amore che nasce tra i due professori, uno sposato ma con un matrimonio in crisi e l'altra single ma con un figlio piccolo. Volevo parlare di sentimenti, di amori che ci riportano all'adolescenza, alla possibilità di non dare tutto per scontato nella nostra vita. L'aneddoto à molto semplice: quando mi veniva un'idea, che poi sviluppavo al PC, la appuntavo dappertutto, su fogli volanti, su scontrini, su pacchetti di sigarette...
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È una bella soddisfazione anche se è una situazione molto 'leopardiana', per quanto mi riguarda, molto da 'sabato del villaggio'. In effetti è più bella l'attesa che avere il prodotto finito tra le mani. Quando si aspetta, c'è quella sorta di ansia di vedere il libro completato che secondo me dà più 'adrenalina' di quando esce poi il romanzo in 'carne ed ossa'.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Un mio amico fraterno, Franco.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
L'idea è buona ma credo che togliere il piacere della lettura sia come fumare una sigaretta al contrario. Purtroppo nella società odierna si legge già poco, usare in modo massiccio e non equilibrato l'audiolibro potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso la decadenza del nostro mondo moderno.
 
 

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Sabato, 14 Marzo 2020 | di @BookSprint Edizioni

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