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BookSprint Edizioni Blog

10 Mar
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Intervista all'autore - Francesca Ribilotta

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nata e cresciuta?
Sono nata e cresciuta a Piazza Armerina, una piccola città in provincia di Enna, in Sicilia. Ho frequentato lì tutte le scuole fino al liceo classico. Quando ho avuto diciotto anni e il diploma mi sono trasferita a Bologna per iniziare a frequentare i corsi della facoltà di Chimica e chimica dei materiali.
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Non saprei indicare un titolo preciso. Agli adolescenti servono dei libri che siano in grado di insegnare dei valori morali e civili. Le mie prime letture erano romanzi fantasy anche se durante l'adolescenza sono passata a letture più impegnative. Credo che in un certo senso siano i libri a trovare le persone e credo che ogni libro che leggiamo faccia anche esso parte in qualche modo della nostra storia. Quindi ad ognuno il suo!
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Io sono una nostalgica, amo il libro nella sua forma cartacea e sono preoccupata che con il passare del tempo questa forma di cultura delle pagine da sfogliare possa scomparire. Non vorrei mai che smettessero di esistere le biblioteche! L'eBook forse è un modo di risparmiare sui costi e forse un modo di consumare meno materiale cartaceo e per questo lo approvo, secondo me i libri che vengono stampati dovrebbero avere un valore aggiunto, oltre che quello del costo di stampa e poi, come ho detto, ci sono sempre le biblioteche. Possiamo essere più responsabili delle nostre scelte senza dire addio alle pagine dei libri.
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Direi che per me la scrittura è un bisogno fisiologico. Quando avevo quattro anni ho iniziato e seguire delle lezioni di musica, pianoforte. Sentivo che dentro di me c'era un bisogno di esprimermi, una mia personale comprensione delle cose che aveva bisogno di venir fuori ed essere condivisa. Dopo dieci anni di lezioni di piano mi sono accorta che la musica non era il modo giusto di esprimermi. Allora ho preso un foglio e ho iniziato a scrivere: chi ero, cosa provavo e beh, non ho più smesso. Da allora la scrittura cresce e evolve insieme alla mia persona.
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Questa raccolta è nata come un gioco. La prima sensazione era di prendere un po' in giro una nuova consapevolezza che avevo acquisito. Le poesie venivano fuori dalla mia mente da sole, quasi già scritte nel modo in cui le avrei infine messe su carta. È stato divertente.
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Il messaggio che vorrei inviare è quello di ascoltare, e soprattutto di ascoltare se stessi. Le emozioni possono essere semplici se ci abituiamo a percepirle per quello che sono ma nessuno ci insegna come si fa. Spero di poter strappare una risata ovviamente ma la cosa importante per me è far sì che il lettore si riconosca in qualcuno degli oggetti, così da sentirsi un po' più leggero, magari, o un po' più consapevole di quello che sta provando perché lo sta leggendo.
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Chiamiamolo un sogno nel cassetto ma sono convinta che i sogni che abbiamo nel cassetto cambiano, crescendo, pur rimanendo gli stessi. Vengono anzi ponderati e studiati per poterli realizzare al meglio ed è quello che intendo fare.
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Uno sì in effetti. Ricordo che una mia amica, leggendo le poesie della raccolta mi disse qual era la sua preferita e mi disse che la odiava. La cosa che mi piacque di più però fu il fatto che mi disse che la odiava perché l'aveva capita e perché ci si era rivista dentro. Ecco per me questa dovrebbe essere l'aspirazione di ogni scrittore, capire la gente e far sì che la gente possa capirsi meglio quando ha difficoltà nel farlo.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Sì, la raccolta per me era finita almeno nei suoi due terzi di contenuti. Ho fatto l'errore di leggere molto e di prendere altre direzioni dal punto di vista creativo ma soprattutto stilistico. Era un gioco che era finito ma ho voluto portarlo a termine poiché magari nonostante tutto avrebbe avuto uno scopo.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
Ce ne sono tantissimi. Amo i classici, anche se non basta una vita forse a leggerli tutti. Foscolo, Dante, D'Annunzio, Dumas, Wilde, Poe. Il mio libro preferito è “Il Conte di Montecristo” di Dumas, non dimenticherò mai quel libro.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
L'audiolibro mi piace, soprattutto quando è letto in chiave interpretativa (mi riferisco ad un attore che legge e non alla voce metallica del computer), credo che sia bello e utile soprattutto alle persone non vedenti e poi è sempre bello sentirsi raccontare una storia.
 
 
 
 

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Mercoledì, 11 Marzo 2020 | di @BookSprint Edizioni

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