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BookSprint Edizioni Blog

23 Gen
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Intervista all'autore - Francesco Angellotti

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Partecipata Roma fin da piccolo, la mia città natale. Intensa e poi professionale la mia attività con i cavalli da corsa, che sono stati per me la maggior fonte d'insegnamento ricevuto. Un grave trauma mi ha posto come interlocutore nei riguardi della Vita, e le tante esperienze umane e sociali sono state da me prese in considerazione come domande, in cerca del significato. L'Amore ha sempre avuto una funzione primaria, ma la maturità ha plasmato il sentimento in maniera sempre più intensa, e non scenografica. Per questo ho sentito desiderio d'esprimermi al Mondo, non trascurando che ha ruolo primario la sensazione che non è esplicita, ma viene incamerata. Tutto con l'esperienza del Cavallo che mi ha insegnato a vivere, perché in scuderia ho avuto essenziali lezioni; le più intense ed umane: i cavalli mi hanno insegnato ad essere Uomo.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Come giornalista, scrivo quando è opportuno riferire di quanto credo sia interessante riportare. Per quanto riguarda i romanzi-racconti-commedie-altro, credo si debba assumere stesso atteggiamento: scrivere quando interviene l'ispirazione: al momento che si ha un bagaglio che si vuole comunicare. Certo di contenuti che si vorrebbero rendere espliciti ve ne sono molti, ma quel che conta è non forzare le mani per la battitura, ma avere coordinato un concetto che si vuole esprimere: per delucidare o essere obbiettato: quel che ha valore è il Logos.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Il mio punto di riferimento è Pirandello; anche se non credo di aver steso scritti simili o copiati; ma l'impostazione base da lui parte. Poi tanti altri: Verga, Pasolini, Deledda, Svevo e la scuola verista, piccoli estraniati che contestavano questa corrente perché veniva uniformata (tattiche sempre riuscite), tanti altri, anche stranieri come Mann e Goethe. Tra i contemporanei aspetto sia concluso il loro messaggio letterario; perché è facile irreggimentare chiunque si esprime con successo; casomai contestando le situazioni imperanti. Basta attribuire loro il massimo del successo, che per mantenere, gli Autori devono uniformare a chi lo ha dato; quindi si crea la corrente ufficiale di contestazione, che non ha più funzione. Aspettiamo, di Autori ce ne sono tanti, molti già spariti.
 
4. Perché è nata la sua opera?
A 20 anni ho avuto un incidente in corsa che mi ha portato fuori dalla Vita; dopo il lungo stato comatoso, son tornato ricco dell'esperienza che difficilmente si partecipa; allora ho capito l'importanza della comunicazione e della ricerca. Ho preso la Vita non come un passaggio anonimo, ma ho cercato il suo, che credo sia nello scambio e nel saper donare quel che crediamo ci arricchisce. A 20 anni ho iniziato la mia collaborazione giornalistica, che molti anni dopo mi ha comportato il tesserino di Pubblicista. I miei Articoli sono testimonianze di Vita e dell'accaduto, che va valutato. Ma altre forme di stampa sono parte della mia personalità, che si rivolge (non all'individuo) al Mondo.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
La mia famiglia mi ha trasmesso soprattutto una esperienza musicale e poi teatrale; soprattutto dopo il mio matrimonio. Ma strettamente parlando di letteratura, mi ci sono accostato molto presto, ma non ho agganci da poter stendere con letterati. Per quanto la mia partecipazione con questo mondo è sempre stata viva ed indotta
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
No, non cerco la Realtà. Quel che è importante è quel che è nascosto, che non si vede, che viene negato o surclassato, non è riconosciuto. Eppure la sua presenza appare incombente ed ogni azione è coordinata dal subconscio. Importante che a 18 anni m'innamorai di una ragazza che scelse la facoltà di psicologia. Noi non siamo quel che ci sforziamo di apparire, ma quel che elaborano le nostre sensazioni, che formulano le nostre azioni. Sono demoralizzato per non aver studiato abbastanza; anche perché lo studio non è mai abbastanza. Però credo che un mio punto di forza sia quello di non essere stato circuito ed indirizzato da nessuno: non sono laureato e non ho fatto il soldato. Non mi uniformo alla Società, ma cerco d'inserirmi amando e cercando gli Altri.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tutto e niente. Non è un'autobiografia; eppure le esperienze, le avventure, i passaggi, le considerazioni, tutto il resto, se non sono mie esperienze, sono quel che è maturato nella mia mente; attraverso la vita vissuta e soprattutto quella immaginata: ma partecipata anche se solo in sogno. Nel romanzo luoghi, momenti ed esperienze vissute le ho trasmesse con passione; ricordando ov'è nato il mio cuore, cosciente che tutto rimane mio, e solo mio, dato che nessuno lo può sapere. Però credo (spero) che il racconto non si fermi ad una narrazione dell'accaduto, ma cerchi il suo significato; dal quale parto per immaginare circostanze che avrebbero potute essere vissute. Importante che tutto il Romanzo può avere una dimensione Reale; non c'è punto che si debba accettare "tanto è un Romanzo". La Vita trasmessa è quel che può avvenire ogni giorno, a qualsiasi persona: basterebbe incorrere in simili circostanze: non negli avvenimenti ma nell'elaborato mentale. E credo che sia più facile
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Ho parlato della ragazza che avevo a 18 anni, e non posso disconoscere la sua influenza (poi perché dovrei?) Ma nel Romanzo si affaccia l'emotività che mi ha donato mia figlia; sua madre, nonostante che sia molto diversa; discorso parallelo per mio figlio, che ho meno partecipato ma non è meno nel mio cuore. La madre del mio 2°figlio mi ha dato una scarica passionale forse più "a valanga", ma la conclusione non è stata molto diversa; nei riguardi di tutt'e due il concetto che riservo non è esaltante: come per i figli; ma certo, sono figli a me, ovvio. La signora che ora trascorre con me la quotidianità mi ha imposto dei cambiamenti drastici nell'atteggiamento e nei valori; ma pur di aver vicino un Amore sono stato disposto a tutto. La Famiglia, gli Amici, la quotidianità, per forza tutto ha avuto un'influenza importante; a quel che posso stigmatizzare, è la sensibilità che ho assorbito dai tanti cavalli che ho avvicinato. Tutti diversi, ma spero d'aver imparato la Natura.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Certo lo leggeva la signora con la quale vivo, Clelia, mentre lo battevo. Ma diverse persone lo hanno già comperato e mi hanno fatto notare un particolare curioso. Tutti hanno colto la trama a cui maggiormente risponde la loro personalità, non considerando le avventure alle quali non hanno mai avuto partecipazione. Più che altro, certe prese di posizione non son state valutate, pur di dire che il libro è piaciuto. Eppure tanti argomenti li ho espressi con chiarezza: sulle donne che vendono le loro prestazioni, sulla Religione della quale non ho rispettato la moda pur facendo affermazioni logiche e conseguenziali; una persona mi si è rivoltata contro le mie opinioni sull'omosessualità, pur non controbattendo i concetti ma affermando che sono un maschilista. Fosse pure, in effetti è vero; ma rispetto tutti, mentre questo individuo, che sarebbe mio amico per quanto ha ritirato questa posizione nei miei riguardi, non mi ha rispettato. Ma aspetto ancora altri.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
È uscito fuori questo nuovo modo di comunicazione, che implica un dispendio d'energia elettrica e non consegna in mano quel di cui ci si è arricchiti. So che molti preferiscono leggere testi e libri in questo modo, ed io rispetto; penso che si debba accettare quel che propone l'Evoluzione, che se offre questo modo di leggere, avrà senz'altro il suo Valore. Anche se io non lo capisco, perché a me piace avere un libro in mano: metterlo nella posizione che voglio, cercare la luce, conservarlo nella libreria (anche se non so più dove metterli). Il problema è quello che credo che la meccanicizzazione stia conducendo l'Umanità fuori da se stessa; a partire dall'intelligenza artificiale e tutte le forme che eludono la nostra competenza perché sono automatiche. Accludiamo in questo anche questa forma di lettura, che però rispetto fino a che non scoprirò che c'è qualcosa di umano.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ho detto sopra, il discorso è parallelo.
 
 
 

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Giovedì, 23 Gennaio 2020 | di @BookSprint Edizioni

1 COMMENTO

  • Link al commento Francesco Angellotti inviato da Francesco Angellotti

    Onde rendere esplicito l'interessamento della Casa Editrice, che ha svolto ampia pubblicità

    Venerdì, 14 Febbraio 2020 16:26

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