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21 Dic
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Intervista all'autore - Ugo Gobbi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Roma ancora occupata, la notte prima che venissi al mondo mio padre insieme a mia madre con niente più "acque" traversavano Campo Marzio diretti, a piedi, alla Maternità di Viale Angelico. Furono bloccati da una pattuglia tedesca che controllava il rispetto del coprifuoco. Ma un minimo di umanità non era ancora scomparso dal mondo: con la mamma in quelle precarie condizioni furono loro a accompagnarli. Un po' di quella notte, ecco, dovette rimanere nella mia mente ancora racchiusa in una pancia grossa così. Perché fin bambino non avrei lasciato che pensieri, storie e vicende si perdessero nella memoria e così scrivere sarebbe diventata una bella abitudine. Ma senza altri esiti.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Sarebbero trascorsi tanti, troppi anni ma un giorno, oltre che le "cose del mestiere" di economista, scritti vecchi e nuovi sarebbero usciti dal privato dominio, dell'anima, dei cassetti, delle carte ammucchiate. E mi sarei messo a scrivere libricini. E infine l'ultimo, non "ultimo" spero: il librone qui in argomento, al quale avrei a lungo lavorato, particolarmente al mattino.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Mescolati in me la Scienza e la Fanta, la Politica, l'Economia e visi, persone, luoghi, non mi è facile menzionare "un" autore preferito. Direi tuttavia che molto vivo è sempre rimasto il ricordo di Dyson Freeman e del suo "Turbare l'Universo", un libro nel quale in un modo o nell'altro quasi tutti gli interessi miei avrei trovato - come dire - "fusi".
 
4. Perché è nata la sua opera?
L'opera della quale qui parliamo si è affacciata, riaddormentata e riaffacciata più volte. Ed è giunta a compimento nella "quarta età" direi, piuttosto che la "terza". Perché è nata? Sarò sincero: è nata per lasciare un segno di me quali che saranno le mani nelle quali andrà a capitare. Un po' come il messaggio nella bottiglia affidato alle onde del mare.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il contesto sociale, Roma Storica anzitutto, e poi un po' più grande le curiosità scientifiche, la Politica e l'Economia hanno prodotto influenze decisive ...
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
… Scrivere, quindi, non è, non è mai stata una "evasione dalla realtà", bensì il racconto (o meglio, il tentativo di racconto) di una realtà che per dire la verità è sempre tanto sfuggente ...
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
… Di conseguenza in ciò che ho scritto c'è fatalmente "me", e l'obiettivo avventuroso di capire qualche cosa del mondo.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
No, non c'è precisamente o almeno non c'è sempre "qualcuno" che abbia incontrato, conosciuto, e che si è rivelato fondamentale per la stesura. Ma certamente, nel finale Indice dei Nomi sono menzionate molto numerose persone, a volte illustri, a volte del tutto anonime, ciascuna delle quali ha lasciato traccia di sé nello scritto. Soprattutto però, se non "qualcuno", "qualche cosa" c'è, che tutto ha messo in movimento: una inesauribile curiosità.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Il romanzo non è un romanzo. È, come nel sottotitolo, una "storia di storie", qualche volta ma molto raramente romanzata. E limite tutto mio, non me la sono sentita di "appioppare" centinaia di pagine a chiunque, anche se paziente amico o parente. Oltre che me perciò, l'unico che lo avrà letto per intero prima della pubblicazione sarà stato il valente correttore delle bozze. Per il resto, ogni fesseria o errore che vi si trovasse sarà unicamente colpa mia. Ma col vantaggio che qualche eventuale cosa buona, anche questa sarà esclusivamente mia.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non lo so, francamente. Data però l'età che ho, allontanarsi dall'odoroso, confortante, confortevole prodotto cartaceo è difficile. Ma forse ho torto e l'e-book potrà essere una nuova frontiera della conoscenza letteraria.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Stessa opinione per l'audiolibro… purché sia ben fatto, purché la voce non riproduca meccanicamente i contenuti e sappia invece interpretare i pensieri dell'autore. E purché quindi - è il caso mio - gli sconfinamenti nel dialettale non vadano perduti.
 
 
 
 
 

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Sabato, 21 Dicembre 2019 | di @BookSprint Edizioni

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