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BookSprint Edizioni Blog

26 Nov
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Intervista all'autore - Giovanni Bucci

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
 
Non scrivo per comunicare messaggi, né per liberarmi da inquietudini tenute nascoste nell’inconscio, come ho spesso letto che accade ad altri scrittori. Per me è una piacevole attività che mi permette di sfiorare la poesia. Quando ci riesco provo un gran piacere, come quando si realizza una bella fotografia (sono soprattutto un fotografo). Non c’è tanta differenza tra scrivere con la matita o con la luce. Lo scrittore descrive immagini che evocano atmosfere, emozioni… esattamente come fa un fotografo.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
 
Nel libro c’è solo la mia vita reale, che poi trascende quando passa tra le maglie della scrittura e della propria visione del mondo: Un racconto è fatto da tanti frammenti di realtà cuciti col filo della fantasia.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
 
Scrivendo ho scoperto il magico potere di poter far tornare in vita persone care scomparse da tempo. Io le inserisco in storie probabili, in sintonia con la loro natura, in modo che le vicende narrate diventino reali. Così i protagonisti dei miei ricordi non muoiono mai.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con sé stesso per deciderlo tra varie alternative?
 
Sì, la scelta del titolo non è stata semplice, alla fine ha prevalso il mio amore per il minimalismo.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Porterei i libri di Čechov. Per capire la grandezza di questo meraviglioso poeta, basta ricordare quello che scrisse al fratello che gli aveva inviato una propria novella per un parere: Prova a scrivere un racconto senza trama e senza finale. Una frase che chiarisce quanto radicale e rivoluzionaria possa essere stata la sua influenza sulla scrittura e il teatro. I suoi discepoli diretti sono Grace Paley e Raymond Carver.
 
6. Ebook o cartaceo?
 
Cartaceo, chi ama leggere non si accontenta solo del testo, vuol sentire tra le mani la consistenza del libro, il fruscio delle pagine, l’odore della carta, della colla …
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
 
Credo sia stata la lettura che mi ha preparato alla scrittura. Quando frequentavo le scuole medie ero già un buon lettore. Forse ho iniziato a scrivere per dar vita a storie che avrei voluto leggere. Più tardi invece, per descrivere un mondo in cui mi piacerebbe vivere.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
 
Un giorno, per noia, descrissi in poche righe un’immagine insolita del mio paese. Mi piacque tanto, ne fui sorpreso, e perché non cadesse nell’oblio, usai quelle poche parole come incipit per un racconto di cui al tempo non avevo alcuna idea. Piano piano la storia prese corpo. Mi affascinò la possibilità di far dire e fare ai personaggi quello che volevo. Un potere immenso. Ma quello che mi tenne legato alla scrittura fu la possibilità di suscitare emozioni, di commuovere, divertire, evocare ricordi… È difficile rinunciare a tutto questo.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
 
Io sono avanti con l’età, quindi la vanità non è più del mio mondo. Ma certamente prendere in mano il proprio libro testimonia la conclusione di una fatica. Fatica che non sta nello scrivere, che è una gioia, ma nelle correzioni, nei dubbi su un aggettivo o su una frase da cambiare… Dubbi che a volte risolvi, a volte rimangono lì a torturarti. Questa è la fatica della scrittura. Il libro stampato ti dice che il lavoro è completato, e si può iniziare a pensare ad altre storie da raccontare.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
 
La proprietaria della Casa Biblioteca Perrotti Marzoli di Alanno, il mio paese. Un’amica di grande cultura. È una fortuna potermi confrontare con lei perché parliamo la stessa lingua.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
 
L’audiolibro è utilissimo alle persone che non sono in grado di leggere, ma usato da altri impigrisce, toglie il gusto della lettura: leggere è un’arte, come scrivere. La lettura di un libro da parte di un estraneo, anche se bravo attore, ti priva della tua visione del libro, della tua interpretazione dei fatti, dell’intonazione che avresti dato tu, e non lui, a certi dialoghi… Ascoltando la lettura di un altro si è spettatori, invece chi legge è un coautore.

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Martedì, 26 Novembre 2019 | di @BookSprint Edizioni

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