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04 Ott
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Intervista all'autore - Michele Judica

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Genova. Dopo il completamento degli studi all'Istituto Nautico ed aver navigato per circa tre anni (incluso il militare in Marina), ho scelto di cessare e di cercare un posto di lavoro a terra. Dopo alcuni anni di esperienza alle Industrie Pirelli di Milano, ho offerto e ottenuto un posto lavorativo presso un'Azienda farmaceutica multinazionale statunitense con la quale ho collaborato sino alla pensione.
La passione per la scrittura si è sviluppata in me progressivamente, credo anche per le molteplici esperienze di vita che mi hanno spinto a descriverle anche indirettamente, quasi per cercare di metterle nel dovuto ordine, principalmente dentro di me.
Ho cominciato a dedicarmi alla scrittura dopo la pensione.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Il momento più propizio è prevalentemente il pomeriggio.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
È nel campo della filosofia, materia nella quale mi sono successivamente laureato; Arthur Schopenhauer.  Mi piace il suo pensiero diretto, spontaneo, onesto.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Una sorta di ispirazione che, tra il serio ed il faceto, mi desse modo di andare tra il fantastico ed il reale, in una miscela di astrofisica, politica socioeconomica e religione.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Credo molto.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambi.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Sicuramente il mio Io costituisce la parte principale.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Nessuno.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Mia moglie, come faccio sempre.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Spero di no. Considero il libro uno strumento indispensabile per il proprio arricchimento, facile da consultare, trasportare, su cui poter ritornare ogni qualvolta lo si ritiene necessario. E poi, quel coinvolgente odore di carta stampata!
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Vedi risposta precedente. Per chiarezza aggiungo di non voler demonizzare la tecnologia che deve essere però utilizzata cum grano salis, altrimenti si rischia, come già purtroppo avviene, di smarrire quel senso critico, che è il fondamento dello sviluppo della personalità e della cultura umana.
 

 

 

 

 

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Venerdì, 04 Ottobre 2019 | di @BookSprint Edizioni

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