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23 Set
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Intervista all'autore - Giuseppe Laino

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
La mia vita si può evincere dal “Prologo” e dalle “Origini”. Nato a Grottaglie, grosso paese a 22 km. da Taranto. Ultimo di 6 figli di un cavamonti e di una casalinga. Orfano del padre a 11 anni. Scuola media e ginnasio in collegio. Liceo classico e poi università a Lecce lavorando, anche in Germania, e studiando. Laurea in filosofia. Ho insegnato Lettere per più di 40 anni, quasi sempre a Grottaglie, prima nella scuola media inferiore e poi in quella superiore.
La passione di scrivere mi è venuta ascoltando i racconti popolari locali e conoscendo, attraverso lo studio delle fonti, personaggi storici e popolari, nonché gli usi, i costumi, le tradizioni, tipici della mia città. Tutto questo e la mia creatività sono stati le fonti dei miei 4 libri di racconti popolari. Un Decameron grottagliese.
Altra fonte è stata la mia esperienza politica comunale, la conoscenza approfondita di quella nazionale, la filosofia politica, in particolare le utopie politiche, che mi hanno portato all’analisi dei fatti e quindi alla critica della realtà determinata dalla classe politica dei partiti negli ultimi decenni, alla conclusione amara che tra popolo e casta politica di privilegiati non c’è differenza sostanziale e quindi a creare la mia repubblica ideale, prima sommariamente con “ A Pekoropoli” e poi in maniera più elaborata con “Storia minima”.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Le ore pomeridiane e le notturne sono quelle ideali per dedicarmi alla scrittura in quanto mi facilitano la riflessione e l’ ispirazione.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Il mio autore contemporaneo preferito è Leonardo Sciascia, come anche l’ultima Oriana Fallaci. Ma sto imparando a conoscere molto bene Piergiorgio Odifreddi.
 
4. Perché è nata la sua opera?
L’opera nasce dal desiderio di dare una mano a far vedere la realtà di corruzione a tutti i livelli, in alto come in basso, in cui la nostra società è caduta e la necessità urgente di una rinascita indicando la via delle riforme politiche e sociali, insieme al bisogno indispensabile e non più rinviabile, pena il fallimento, del cambiamento morale di ognuno di noi per arrivare alla formazione dell’uomo nuovo, l’uomo etico, per avere poi una società etica, che dovrà dare una classe politica altrettanto etica. Diversamente non ci sarà progresso e miglioramento sociale ed economico e la società cadrà sempre più in basso, fino all’abbrutimento a cui assistiamo, con la guerra feroce tra i sempre più numerosi più poveri. La necessità dell’uomo etico mi ha portato anche a studi, approfondimenti e riflessioni sull’origine e presenza del Male tra gli uomini e sulla natura e destino dell’Anima.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Moltissimo. Mi ha fatto constatare che sostanzialmente non è cambiato niente, non cambia e non cambierà mai niente tra chi sta in alto e chi sta in basso, tra chi ha e chi non ha, se non cambia prima l’anima dell’uomo, perché i detentori del potere politico ed economico non vogliono che le cose cambino veramente, in quanto questo significherebbe dover rinunciare a qualche loro privilegio, cosa che aborriscono sommamente fare. I detentori dei due poteri, al limite concedono l’elemosina, l’obolo, la mancetta, ma non la dignità, che è altra cosa e vuole ben altro. E’ evidente l’ assurdo che quelli che si professano vicini agli ultimi, ne sono spesso le prime sanguisughe e che di fatto la natura sostanziale degli sfruttati e degli sfruttatori è identica e precisa: sono gocce della stessa acqua, come scrivo nel romanzo. A ruoli invertiti si comporterebbero nello stesso modo identico e preciso.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere per me non è mai evasione, nemmeno i racconti più divertenti lo sono. C’ è sempre una realtà viva, concreta, sociale, nel fatto raccontato e nell’agire dei personaggi del presente o del passato, e c’ è sempre alla base un insegnamento, una morale.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tantissimo. Molti personaggi dei racconti e dei romanzi sono sostanzialmente una mia trasposizione nelle idee e nei comportamenti.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
No. Scambio di idee, contrasti o condivisioni con gli amici oggi, con i colleghi ieri, gli studi sempre. Solo la realtà e l’esperienza della vita sono i miei fondamentali. Sono e resto un lupo solitario, soprattutto libero, alieno dall’apparire e dal voler apparire.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A nessuno. Dato quanto ho detto, è logico no?
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non lo so. So che io voglio una pagina di carta davanti, altrimenti per me non è scrittura o lettura. Solo in questo modo possono esserci vera riflessione e meditazione.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Come sopra. Sentir leggere una pagina da un attore è bellissimo. Ho già fatto questa esperienza con un mio libro. Penso che però, alla lunga, salti l’attenzione, perciò leggono una o due pagine.
In audio preferisco, come sempre, la musica e solo la musica.
 
 
 

 

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