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16 Ago
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Intervista all'autore - Giulia Selva

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Vengo da Milano, zona Navigli. La mia passione per la scrittura nasce molto tempo fa, relativamente alla mia giovane età comunque, fin da bambina ho sempre amato passare il tempo libero a scrivere racconti brevi fantastici e non, successivamente è nato il mio amore per la poesia che ad oggi coltivo e custodisco.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Scrivo principalmente la sera, che è il momento in cui attuo un bilancio cumulativo delle emozioni della giornata; inoltre, è per me il momento migliore poiché sono in tranquillità in compagnia solo di me stessa e dei miei pensieri, per quel che mi riguarda l'essere sola è necessario per produrre uno scritto decente ed esauriente.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Apprezzo molto i thriller psicologici quindi come non citare Wulf Dorn.
Il mio cuore appartiene anche all'intramontabile Stephen King.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Da sempre scrivo e raccolgo i miei pensieri, sono stata sollecitata da persone a me care a condividerle con un pubblico più vasto rispetto alla piccola cerchia di amici che con pazienza e amore si dedica alla lettura dei miei scritti.
Sono stata sempre molto gelosa delle mie parole, e fondamentalmente timida, motivo per il quale divulgarle significa sfidare me stessa e vincere quei sentimenti inclusivi che se non contenuti possono costituire una barriera molto pericolosa.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Indubbiamente moltissimo, nelle mie poesie c'è tantissimo di me e di quello che mi circonda, essendo frammenti di me stessa riflettono la mia esperienza di vita esperienze che non avrei mai vissuto se non fossi stata qui ed ora.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere è raccontare ed evadere allo stesso tempo, estraniarsi in una dimensione quasi altra, che ti permette di guardarti come se vedessi il mondo dall'alto, di raccontarlo e alleggerirti delle zavorre del tuo tempo che accumuli e che riesci a scaricare solamente versando l'inchiostro sulla pagina.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tutto, come ho detto sono io, qui e ora.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Quello che scrivo è il racconto di emozioni nate da relazioni, quindi devo ringraziare chi mi ha in parte deluso e chi, invece, è sempre rimasto con me in sordina o platealmente.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Mia madre, Marina, è stata la mia prima lettrice.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Personalmente non apprezzo questa forma di lettura, preferisco il libro cartaceo da tenere in mano, sfogliare e sul quale prendere, perché no, annotazioni, sottolineare citazioni, inserire foto o pensieri; certo è che l'ebook come figlio della tecnologia del nostro tempo rappresenta una bella comodità.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Penso che sia utile in taluni casi sebbene non debba rappresentare un uso esclusivo.
Chiaro è che si tratta di un'ottima possibilità in risposta all'impossibilità di lettura.
 
 
 
 

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Venerdì, 16 Agosto 2019 | di @BookSprint Edizioni

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