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BookSprint Edizioni Blog

27 Mag
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Intervista all'autore - Cristina Ungari

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Se dovessi trovare un aggettivo per definire la mia vita userei "imprevedibile", nel senso che non ho mai amato le routine e le abitudini, e forse proprio per questo il destino si è adeguato alla mia inclinazione, mettendomi sempre davanti a scelte per certi versi non comuni. Imprevisti a volte anche dolorosi che mi hanno consentito di trovare energie nascoste e di mettermi in gioco.
Una famiglia creata con tenacia grazie all'adozione, la perdita improvvisa di un padre che mi ha destabilizzato, ma che mi ha anche permesso attraverso la sofferenza per riuscire a rinascere. Un lavoro che ho ricercato con caparbietà fin da quando ero ragazza (educatrice per 24 anni e poi insegnate dal 2017). Ho conquistato tutti i miei traguardi non ultimo l'università in tarda età e gli ultimi 6 esami che mi separano dalla laurea in psicologia. La vita non mi ha fatto sconti e non mi ha regalato nulla e forse questa è la mia forza. Scrivere fa parte di me. Non c'è stato un momento in cui ho deciso di scrivere.
È naturale, è un momento che si crea prima nella mia mente e che si concretizza sulla tastiera. Prima del computer c'era la macchina da scrivere e ancora prima penna e foglio. Credo che scrittore sia un termine troppo connotante, io lascio solo "tracce di me".
E quando delle persone leggono o si divertono, o si ritrovano, o si arrabbiano.
E se nasce un'emozione ho ricevuto la mia ricompensa.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è un momento preciso, le idee arrivano in qualsiasi momento e io le abbandono sul foglio quando posso permettermi di avere del tempo per me.
A volte pur avendo tempo ed idee, mi accorgo che non riuscirei a concretizzare nulla e allora non scrivo, altre volte il richiamo delle parole è così forte che mollo tutto il superfluo della mia giornata e mi perdo tra le lettere della tastiera e i pensieri sono così veloci che scrivo malissimo perché le dita non riescono a seguirmi.
Se sono storie per bambini che uso al lavoro nascono e finiscono nell'arco di pochi minuti se sono parodie di fatti accaduti ci vuole poco di più e se invece l'idea è lunga e richiede tanto tempo aspetto il momento. Mi siedo sul divano con il computer sul bracciolo e mentre guardo la tv se il richiamo inizia a farsi sentire sono pronta al via. La cosa importante per me è sapere sempre la fine di un racconto che scrivo piuttosto che l'inizio, se non conosco la fine non inizio mai a scrivere.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Il mio autore preferito è King. Ho letto praticamente tutto, anche la sua lista della spesa. Adoro il suo modo di scrivere, la capacità di costruire per centinaia di pagine , eventi che poi improvvisamente creano racconti dirompenti. Un esempio su tutti "Cose preziose" . Poi in "Insomnia" ha rivelato una dolcezza sorprendente.
Le ultime venti pagine le ho lette in un mese, sentivo un dolore dentro perché stava finendo la storia e io non riuscivo ad abbandonarla.
Lo splatter nei suoi libri è solo la nota di colore, generalmente rosso, che nasce dalle visioni folli di un uomo che per me riesce a vedere dentro le persone. Come se dentro in ognuno di noi ci fosse una malvagità che si nasconde dietro sorrisi falsi e parole non dette.
Io ho bisogno di emozioni forti.
Il mio libro preferito però non è suo ma "Dracula", letto almeno quindici volte e ogni volta una scoperta. L'ho messo in scena riducendo alcuni passi in un monologo. La forma epistolare dava la giusta tensione e permetteva di entrare in un tempo "attesa" che creava un'ulteriore suspense da brivido.
Sono andata in Transilvania apposta per visitare i luoghi descritti ed è stato come camminare tra le righe del racconto. Superbo.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Non saprei dire perché è nata, so quando.
Mi sono svegliata una mattina, un po' come quando si è svegliata Giulia la protagonista del mio racconto, e quando ero ancora nel dormiveglia ho iniziato a immaginare tutta la storia e come ho già detto, sapevo come sarebbe finita.
Mi sono alzata e quella sera stessa Giulia ha preso vita.
Non sapevo come si sarebbe dipanata la sua storia . Non avevo un punto di partenza, una traccia da percorrere, ma sapevo dove volevo arrivare.
Ogni volta che riprendevo a scrivere ero prima in casa con lei, poi al suo bar, sul tram fino alla fine. Con lei.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il mio contesto sociale e il mio lavoro mi hanno dato la possibilità di avvicinarmi al mondo della letteratura per la prima infanzia, permettendomi di accedere a corsi di formazione specifici e di ampliare così le mie conoscenze nel settore.
In seguito ho avuto la possibilità e l'ho ancora, di far parte di un gruppo di "prestavoce". Grazie a questa passione/attività che mi consente di entrare nei libri, di animarli e di metterli in scena per un pubblico davvero esigente, i bambini; i libri sono diventati una parte essenziale della mia vita.
Il nostro gruppo di volontari è sostenuto e costantemente formato e supervisionato da una biblioteca di un comune dell'hinterland di Milano e tutte le performance fatte con loro in diversi contesti (scuole, auditorium civico teatro e biblioteca) affrontando temi che, pur coinvolgendo i bambini, spaziano da racconti di paura, a storie riguardanti l'olocausto, mostre di illustratori ecc. mi hanno consentito di avere un approccio ecclettico nel mondo della letteratura infantile.
Aver inoltre avuto l'opportunità di scrivere per questi eventi (biografia rivisitata e messa in scena di Frida Kalo, oppure un testo sui Clan scozzesi, o ancora sulla "Paciada", racconti per bambini tradotti in CAA) mi ha dato la possibilità di approcciarmi al mondo della scrittura spaziando per contenuti e contesti.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Non evado dalla realtà scrivendo.
La realtà diventa una materia che plasmo a mio modo, diventa una creazione della mia immaginazione.
È esperienza soggettiva e per questo motivo può incontrare il favore di chi vede il mondo con i miei colori o può essere disapprovata da chi ha lenti diverse.
L'approvazione o la critica sono lati di una stessa medaglia perché entrambe sono il risultato di una riflessione e per questo motivo entrambi hanno un grande valore. Creare emozione questo, penso, debba essere il risultato ultimo di un racconto.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Giulia è lo specchio delle mie manie e delle mie fragilità.
Giulia è animata dallo stesso inquisitore giudicante che mi parla attraverso lo specchio.
E come lei ho imparato a guardare oltre le rughe e pur restando la peggiore nemica di me stessa sono riuscita a levare lo sguardo dal mio volto riflesso nel finestrino di un tram.
Carpe diem, cogli l'attimo non importa se si riferisce al catturare le sfumature di un tramonto o al fermarsi ad ascoltare il canto di un singolo uccellino in un giorno di inverno. Il mio carpe diem accade quando deve accadere.
I personaggi del tram hanno le caratteristiche di persone che hanno camminato nella mia vita, magari senza neanche accorgersene.
Il resto non mi appartiene.
Ma è mio il modo in cui avrei affrontato gli eventi se mi fossero davvero capitati.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Nessuno.
Nasco, vivo e muoio da sola, dentro i miei racconti.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A un'amica che sapevo avrebbe avuto il coraggio di dirmi in faccia "fa schifo".
Queste sono le amiche che voglio. Perché dentro una loro critica si nasconde tutta la stima che possono avere per me.
I sorrisi falsi e di accondiscendenza non fanno crescere e non hanno il buon odore dei sentimenti profondi e genuini.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non amo l'ebook.
Mi piace scegliere i libri nei mercatini dell' usato, mi piace l'odore della carta stampata, mi piace il rumore di un libro nuovo quando lo apri, mi piacciono le orecchie fatte sugli angoli per ricordarmi dove sono arrivata nella lettura.
Mi piace riempire una borsa di libri da leggere per quando vado in vacanza e mi piace trovare la sabbia di quella vacanza quando a casa riapro il libro.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Una opportunità. Giulia legge i libri per creare audiolibri.
Se chi legge sa creare la magia allora può essere l'occasione di sedersi comodi, spegnere la luce e chiudere gli occhi per entrare in un racconto.
Se diventa il mordi e fuggi della letteratura, il take way del pranzo allora non mi interessa e non mi piace.
 
 
 
 
 

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