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01 Mar
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Intervista all'autore - Andrea Vanoli

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Mi chiamo Andrea ho 33 anni, vivo a Brembate in provincia di Bergamo, sono un ragazzo che ha cercato una soluzione con la propria morte, perché il peso da sostenere a quel tempo era troppo immenso da poter sostenere, così decisi di farla finita.
Non sono stato io a decidere quando il mio libro doveva essere scritto, ma nostro padre, io sapevo che dovevo scrivere un libro, ma non avrei mai pensato che per scriverlo, avrei dovuto "entrarci dentro ".
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Pomeriggio, sera e notte, dipende quando è il momento di poter scrivere.
Quando ho scritto il mio libro, non c'era un orario che non andava bene anche 5 ore di seguito, anche a notte fonda.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Asimov.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Io non sono nessuno per dover dare questa risposta, perché quest'opera non è un'opera mia, ma di nostro padre, io ho sentito e provato vere emozioni corporee nell'aldilà, mi è stato chiesto di scrivere cosa c’è e accade nell'aldilà nella maniera più dettagliata possibile. Quest'opera è nata su concezione unica e assoluta di nostro padre che ha questa volontà, una volta poi arrivati si potrebbero trovare aperte le porte del tempio.
In realtà non avrei mai dovuto entrare nel regno, soltanto che una volta entrato in fila, ho preso coscienza anche della mia morte che fu al tempo e mi sono sentito uno come gli altri.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Totalmente, perché quando si è dall'altra parte si ragiona molto non soltanto in chi sei, ma anche "in chi eri e cosa sei stato".
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Un modo per raccontare la realtà.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
C'è molto di me. I miei sentimenti e le mie emozioni.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
I defunti che mi hanno parlato in questi anni.
Questo libro è il libro dei vivi e il libro dei morti, ma i morti sono molto più vivi di quanto ci immaginiamo, dopotutto pure io sono uno di loro, quando si ritorna dall'aldilà, tutto cambia;
si diventa "attivi spiritualmente" e questa attività provoca una manifestazione incisiva delle entità.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
La mia è un’autobiografia, il primo a leggerla è stato il mio migliore amico.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
No. Il libro cartaceo è un'impronta permanente.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Se "ben sentito" da chi lo legge, può funzionare come stimolante di emozioni.
 
 
 

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Venerdì, 01 Marzo 2019 | di @BookSprint Edizioni

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