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29 Dic
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Intervista all'autore - Vito Ciaccio

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono un medico di famiglia presso il Comune di Santa Margherita di Belice. Domiciliato a Sciacca (AG). Sono vedovo da quattro anni. Ho due figli e due nipoti.
Ho deciso di diventare scrittore sette anni fa quando non ho più tollerato la disinvoltura con cui vengono praticati aborti provocati. Ogni anno 44 milioni di innocenti indifesi vengono maciullati nell'utero delle loro madri. Negli ultimi decenni 1 miliardo di bambini sono stati uccisi: questa è la vera terza guerra mondiale non dichiarata ma con il consenso di tutti.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La sera prima di cena.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Aldo Maria Valli e Antonio Socci.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Per dare pace alla donna che ha abortito volontariamente e scuotere la donna che ha intenzione di fare un aborto affinché non lo faccia. La vita è un dono di DIO e va difesa a qualunque costo perché c'è un progetto divino per ciascun essere umano. Nel romanzo ho voluto dimostrare che la donna che pratica l'aborto non dimentica e la sua vita è spesso scossa da tale ricordo e se non ha fede i rimorsi la perseguiteranno causando stato depressivo o irritabilità e a volte può essere spinta a compiere il suicidio. Con la fede nel Signore Misericordioso e con un profondo pentimento e l'impegno a non peccare più, la pace può ritornare in lei.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Stiamo vivendo un'epoca dove i giovani studiano poco e riflettono molto poco perché attratti dall'edonismo, vivono di apparenza e vogliono tutto e subito: il sesso fine a se stesso sta distruggendo il mondo. Il rapporto sessuale è un atto sacro pertanto va compiuto dopo il matrimonio con l'impegno di generare nuove vite da offrire al Signore non dimenticando che il matrimonio celebrato in Chiesa è indissolubile.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere è un dovere! Scrivendo si riesce meglio a esternare un pensiero per far conoscere agli altri la propria esperienza di vita. Chi legge o ascolta arricchisce la propria conoscenza alimentando la propria saggezza.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In parte c'è la mia esperienza di vita.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Mia figlia Francesca e mio genero Antonio Accursio Cortese.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A Padre Alessandro Santangelo Di Fede, arciprete della città di Menfi (AG).
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Il libro cartaceo non potrà mai essere superato però l'ebook si incrementerà.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Oggi si comunica molto con le immagini e con l'ascolto delle parole, pertanto ritengo che l'audiolibro sarà molto usato.
 

 

 

 

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Sabato, 29 Dicembre 2018 | di @BookSprint Edizioni

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