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19 Dic
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Intervista all'autore - Giuliano Belloni

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Ho fatto studi classici e poi mi sono laureato in filosofia. Direi che la decisione di scrivere l'ho avuta da bambino. Sentivo il ritmo della poesia quando con il nonno a dorso del mulo ci recavamo in campagna. Il rumore dello zoccolo, clock, clock non è altro che il tempo misurato da uno spazio all'altro.
Quando studiavo al liceo avevo il desiderio di conoscere i poeti contemporanei. Volevo vedere se anche loro mangiavano, ridevano, dormivano. Insomma volevo sapere se anche loro fossero umani. Ma come facevo però a contattarli? Semplice. Compravo i loro libri e con la scusa di una dedica, spedito, li contattavo. Ha funzionato.
Ho iniziato quindi a scrivere su quello che mi appassionava: la civiltà contadina. È la prima volta che una civiltà muore senza eserciti schierati e senza spargimento di sangue. Mi sento un "partigiano", partigiano sabino che dalle retrovie lancia proclami e invocazioni.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Direi sempre. Non vi è un tempo specifico. Certo cammino sempre con la carta e una penna per annodare un profumo ad un ricordo, un colore ad un sapore.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Bè ho frequentato Mario Luzi, Luciano Erba, Milo de Angelis.
Mi sento legato a Heaney Seamus. Ora sono immerso in Philip Levine.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Ho scritto due libri precedenti. “L'olio nell'insalata” e “Pane e pomodoro”. In questi due libri di poesia, strani titoli, parlavo dei mestieri e della vita frugale.
Ritengo che la poesia non sia mentale ma fisica. Tutti i sensi sono interessati e quindi due anni fa ho prodotto tirature limitate di libri con fogli di pane. Che venivano letti e mangiati. Ma anche nel periodo natalizio ho prodotto libri di cioccolato. Poesie che venivano lette e mangiate. Quindi la poesia è cibo. E il cibo deve essere raccontato.
Come si arriva allora a Come faccio a diventare albero? Ho la certezza che un cerchio sia concluso e allora do voce agli alberi, alle vie, ai paesi.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Direi tutto. Sono figlio di contadini e la terra è una dimensione della mia anima.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere è un intervallo tra una cosa e l'altra. Tra un vaffa e una gioia.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tutto. È la mia vita.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Mario Luzi, Seamus Heaney.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mio figlio.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sì. Se consideriamo che camminiamo portandoci indietro una biblioteca. Che poi consultare sempre.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Beh molto interessante. Per certi versi emozionante.
 
 
 

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Mercoledì, 19 Dicembre 2018 | di @BookSprint Edizioni

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