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BookSprint Edizioni Blog

13 Dic
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Intervista all'autore - Alessandro Guerrini

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Nato a Roma e figlio unico di padre milanese e mamma veneta. Cresciuto sempre a Roma con il divieto di parlare qualsiasi dialetto dentro casa e questo ha determinato che tutti e tre parlassimo esclusivamente la lingua italiana senza alcuna inflessione dialettale.
Fin da piccolino ho avuto il grande privilegio di praticare il volo quasi tutti i giorni per il fatto che entrambi i miei genitori erano piloti e lavoravano nelle manifestazioni aeree fornendo spettacoli acrobatici negli aeroporti di tutta Italia, in Spagna e in Francia.
Formazione scolastica di stampo classico e facoltà di Scienze Politiche con indirizzo giornalistico all'Università La Sapienza di Roma. La tappa universitaria non è stata completata per abbandono da parte mia a causa di vari problemi di carattere lavorativo ed altri di salute sorti successivamente in famiglia.
Fin dall'età adolescenziale ho avuto una formazione musicale molto approfondita con radici ben piantate nel Blues e nel Rock, tanto da apprendere l'uso del pianoforte e della chitarra e partecipando alla formazione di varie band cittadine del momento - primi anni '70.
Contemporaneamente mi occupavo attivamente di cinofilia e addestramento, riuscendo dopo alcuni anni, ad aprire una scuola tutta mia e riscuotendo un discreto consenso negli ambienti.
Mentre tutti i miei amici e compagni di scuola passavano il loro tempo a rincorrere palloni, palle da tennis o palline da ping pong, io occupavo il mio nel volo, nella musica e nello studio e applicazione dell'etologia; ero felice delle mie scelte, ma mi mancava ancora qualcosa. Al compimento dei miei 16 anni iniziai un graduale avvicinamento al mare, al nuoto e alla subacquea e questo mi portò, intorno a trent'anni, a raggiunger importanti traguardi. Compiuti 32 anni e incuriosito dall'ultima cosa che ancora non avevo osato avvicinare per un solenne veto impostomi da entrambi i miei genitori che in quell'attività avevano perso un caro amico, mi iscrissi di nascosto ad un corso di paracadutismo, ma a Perugia, convinto di farla franca e di poter proseguire a loro insaputa. Ma fu tutto inutile poiché il direttore di quell'aeroporto era anch'egli amico dei miei.
Aver praticato sempre sport e attività prevalentemente individuali, mi ha poi fatto sentire l'esigenza di condividere le sensazioni e il divertimento. Ho iniziato presto a raccontare e mi riusciva così bene che ogni persona all'ascolto di diceva che avrei dovuto scrivere qualcosa che parlasse delle mie esperienze e il fatto che avessi la capacità di renderle esilaranti affascinava ancora di più. Non intendevo essere uno scrittore, inizialmente volevo solo raccontare in modo spensierato e goliardico perché questo mi riusciva egregiamente. Solo passati i quarant'anni mi sono accorto dai commenti di chi leggeva le mie note letterarie che il mio stile aveva guadagnato anche spessore ed era in grado di emozionare qualcuno. Da lì il passo è stato breve e ho capito che potevo anche pretendere di trasmettere al lettore qualcosa di estremamente serio ed importante, ad esempio non smettere di pensare con la propria testa e conservare il proprio senso critico, senza mai abbandonarsi a scelte od opinioni di tendenza. Lavorativamente sono stato impegnato alle dipendenze di una multinazionale della musica per 22 anni, dalla quale poi esodato per la forte crisi del mercato di riferimento. Signori, è un vero schifo vivere senza un lavoro, credetemi, specialmente per il fatto che nessuno pare prenderti più sul serio, proprio come se fossi tornato ad essere adolescente, ovvero immeritevole di stima e di rispetto…
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Dal momento che sono divenuto un attento osservatore che sa anche ascoltare in silenzio, qualsiasi momento è buono per descrivere, spiegare, approfondire o raccontare ciò che accade intorno a me per strada, sul treno, in metro, in piscina, in montagna, sugli sci, nelle baite e nei tanti luoghi pubblici che tutti frequentiamo ogni giorno.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Leggo con piacere Eugenio Montale, Indro Montanelli, Wilbur Smith (anche se molto spesso esageratamente descrittivo) e Oriana Fallaci, quest'ultima adorabile e "venerabile" penna per la sua onesta schiettezza, per la sua forza e bravura, per il suo emblematico coraggio - avrebbe potuto ancora insegnare moltissimo a molti illustri numeri zero, gesuiti del giornalismo italiano.
 
4. Perché è nata la sua opera?
È nata per raccontare facendo ridere o sorridere, ma anche per spiegare cose che nessuno prima ha mai pensato di trattare in maniera tanto puntigliosa. Ogni ambiente avessi frequentato diveniva presto il teatrino nel quale venivo sempre chiamato a raccontare i fatti della giornata trascorsa, unicamente per la vena satirica e anche autoironica che usavo nei miei racconti; ero divenuto la rubrica del momento ludico del gruppo di volo, di subacquea, dei proprietari dei cani in addestramento, delle persone all'ascolto in qualsiasi altra mia attività formativa o ricreativa. Praticamente un giullare dal quale tutti si aspettavano prestazioni dialettiche / narrative brillanti e di sicuro effetto - è stato difficile nel tempo, non sempre ci riuscivo con successo perché non mi bastava far ridere senza mancare di rispetto ai presenti, volevo anche "accarezzare" le loro menti e sollecitare pensieri.
Ricordo ad esempio un aneddoto di quindici, sedici anni fa. Stavo seguendo un corso triennale di biopranoterapia a Milano nella sede dell'Aifep. Delle 28 persone coinvolte in aula una signora era del tutto scettica e contestava il fatto che vi fosse la reale possibilità per un pranoterapeuta di trasmettere una tale rilassatezza ad una persona ipertesa da farla addirittura addormentare. Del tutto decisa a dimostrare il suo scetticismo la signora accettò di sdraiarsi sul lettino e venni chiamato io, per la mia capacità di parlare in pubblico e spiegare alla platea ciò che stavo facendo. In realtà il mio intervento dimostrò che la signora si era addormentata senza rendersene conto ed io, pur spiegando seriamente le dinamiche riferite a stimoli elettrici e nervosi, mi resi conto che le persone erano più affascinate da come trattavo la materia che non dagli elementi trattati. Infine mi sono ritrovato con una quarantina di persone che ridevano chiassosamente, compresi i docenti universitari presenti, e la signora che seguitava a dormire, peraltro russando. Qualcuno mi disse che avrei dovuto scrivere un libro e ancora una volta capii che sarebbe stato il caso di farlo prima o poi.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Moltissimo. Direi che è stata alla base di ogni mio grande successo personale e di ogni incarico lavorativo ottenuto nel tempo. La verità è che guerre e rivoluzioni non hanno per nulla mutato gli equilibri sociali. Le differenze di classe esistono tuttora e ovunque. Ho avuto la fortuna di essere incoraggiato dai miei a frequentare fin da piccolo bambini in ogni contesto sociale e di conferire il massimo rispetto a chiunque e sempre. Questo significa che conosco l'umiltà e i drammi, oltre che la serenità e la spensieratezza. La letteratura si occupa e preoccupa da sempre di contesti sociali diversi, ancora più di quelli problematici dai quali scaturiscono gli spunti più accesi per animare il pensiero e rendere giustizia, almeno in punta di penna, a chi ha fatto della propria vita un campo di battaglia, un percorso di lotte e sconfitte ed attende finalmente un riconoscimento reale e rispettoso, non d'immagine. Nessuna farsa o speculazione, solo verità. Ecco perché la letteratura può dirsi un'evasione solo in caso di fiabe.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere richiede una buona dose di fantasia e ironia, ma non può essere una semplice evasione. Scrivere è senza dubbio un modo di raccontare la realtà e, nel farlo, ognuno mostra parte di sé, anche se non vuole.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Direi tutto. Tutto di me ha preteso di entrare nelle righe scritte, già solo per il fatto che siano state pensate prima ancora d'essere scritte in quel modo e non in un altro.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Tutti coloro che ho conosciuto, incontrato, frequentato, amato e rispettato per una infinità di motivi, non ultimo quello che l'umanità non è mai solo "arredamento" nella nostra esistenza, è anzi in grado di influenzarci, cambiarci, sostenerci e infine divertirci e non poco, ma sempre rappresentare qualcosa che non siamo, non pensiamo o semplicemente non capiamo.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Solo pochi tratti a poche persone che hanno voluto curiosare.
Mi è servita come verifica: il fatto di non dover spiegare il contesto e vedere che le persone si divertivano e apprezzavano estemporaneamente ciò che leggevano nelle venti o trenta righe prese in considerazione, mi ha fatto capire di aver adottato una forma narrativa vincente e di essere sulla buona strada.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
A mio parere l'ebook è solo una delle diverse forme rappresentative che non nego possa avere un nutrito seguito nel tempo. Così come gli audio libri sono finalmente in grado di soddisfare tutte le persone amanti della letteratura che per evidenti limiti operativi non hanno la possibilità di leggere.
Resta il fatto che il mercato letterario non potrà mai permettersi di abbandonare la produzione di carta stampata. Il caro vecchio libro continuerà ad avere il suo innegabile fascino e lo tramanderà nel futuro senza curarsi dei nuovi formati letterari. Le persone desiderano ancora tenere tra le mani un volume, leggere caratteri stampati su carta, apprezzare l'impaginazione, ascoltare il fruscio delle pagine sfogliate e sentirne l'odore - tutte cose che sollecitano il senso di possesso di un oggetto ricco, voluto poi cercato e infine acquistato per aggiungere nuovo significato e stimolo al proprio pensiero.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Vedi punto 10. Le produzioni letterarie in nuove forme sono bene accette, ma servono a soddisfare chi per vari motivi non può usufruire della carta stampata.
 

 

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Giovedì, 13 Dicembre 2018 | di @BookSprint Edizioni

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