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BookSprint Edizioni Blog

06 Dic
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Intervista all'autore - Laura De Martinis

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nata e cresciuta?
Sono nata e cresciuta nella periferia sud di Roma, nel quartiere Marconi, sorto tra gli anni '50 e gli anni '60 a seguito del cosiddetto boom economico. Oggi corridoio di vetrine e luogo di incontri culturali come un’importante libreria, un noto teatro, una grande biblioteca nonché un polo universitario che richiama molti giovani. Il ricordo che conservo della mia infanzia legato al quartiere sono le pazze corse sui pattini a rotelle: il divieto di circolazione dei veicoli privati, durante il periodo della crisi energetica dei primi anni settanta, regalava, nei giorni festivi, grandi piazze e larghi viali liberi a tutti i bambini del quartiere che se la spassavano ore e ore senza il controllo dei genitori.
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Senza dubbio “Il giovane Holden” di D. G. Salinger. L’intero romanzo è pervaso da un senso di malinconia e tristezza ma, allo stesso tempo, non manca di ironia. La rabbia sprigionata dal giovane personaggio, con una tale naturalezza e ingenuità, sembra non nuocere mai a niente e nessuno e per questo, a tratti, dona sprazzi di poesia al racconto. Ogni lettore può immedesimarsi nel sentimento del giovane che con il suo slang, con la sua avversione al conformismo, all’omologazione e con la sua irrequietezza, si avvicina più che mai ai sentimenti che si muovono nell’animo degli adolescenti di ogni tempo.
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Per me il libro di carta è un amico fidato, un sogno che si materializza, un rifugio dell’anima e… potrei continuare all’infinito. È contatto: le mani che toccano la carta e ne assaporano la superficie, la consistenza e non solo: leggero, fresco, ruvido, liscio, colorato, spesso o sottile con il suo odore di erba secca racchiuso tra le pagine… Il libro lo posso strapazzare, sgualcire con gusto perché lo assaporo come il mio piatto preferito. Lo posso lasciare lì sul comodino, sempre “acceso”, col segnalibro su quella penultima pagina che vorrei non finisse mai per non chiudere la porta su quel mondo fantastico. È l’immaginazione che viaggia in una parola, che non mi acceca con la luce dello schermo, che non riflette raggi metallici, ma che mi rimanda all’idea che la parola stessa porta dentro di sé da tempi lontanissimi… Come si può rinunciare a tutto questo in un momento storico che ci sta privando sempre più dell’uso dei sensi e che ci sta disumanizzando?
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Per me scrivere questa favola è stato proprio un colpo di fulmine. Ho trovato delle analogie tra alcuni animali e le loro caratteristiche, con la persona che sono stata io, in indimenticabili periodi della mia crescita, leggendo “Le Cosmicomiche” di Italo Calvino. L’immedesimarmi negli animali, e il mettere anche gli altri personaggi del racconto nei panni di animali che sono esseri ‘puri’ per definizione, ha dato alla mia immaginazione la possibilità di interpretare la mia vita sotto una nuova luce, conferendole sembianze più ‘accettabili’ perché fatta di eventi naturali...
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Inizialmente ho provato un sentimento di rabbia e di impotenza verso tutte quelle persone che, nei vari talk show televisivi, parlano spesso con leggerezza e a volte con superficialità di bambini e donne abusate senza avere la minima percezione di ciò che questo comporti, in seguito, nella vita delle persone: una vita mutilata di cui nessuno parla mai.
Sentivo un forte impulso che mi spingeva a raccontare tutte le sofferenze vissute per far comprendere come ci si sentisse da bambini, da adolescenti e poi da adulti: un inferno. Anzi, ancora di più: si è “privati della libertà”, come ha detto Andrea Camilleri in un’intervista. Vorrei che questa favola sia d’aiuto soprattutto agli adolescenti che spesso si trovano soli a fare i conti con angosce gigantesche e insopportabili a cui non riescono a dare un nome.
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Non perdere mai la fiducia nelle proprie capacità e la fiducia negli altri che magari non aspettano altro, come te, di incontrare qualcuno con cui condividere le esperienze più tristi, anche quando tutto sembra crollarti addosso. E, soprattutto, ricordarsi ogni giorno che la vita è un dono meraviglioso e che prima o poi la nostra piccola fetta di felicità arriva.
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Un amico mi diceva sempre: “Tu scriverai un libro!” Questo perché ci perdevamo spesso in elucubrazioni ‘filosofiche’ dove la nostra mente peregrinava da un pensiero all’altro quasi giocando a chi faceva più citazioni…. Ma io non pensavo di scrivere un libricino e, soprattutto, non avevo minimamente idea di ciò che sarebbe emerso dalla mia vita.
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Sì, il fatto che lo abbia scritto di getto nei mesi di luglio e agosto del 2017. Poi non l'ho più toccato, non per farlo decantare, come si dice, ma perché ho ritenuto giusto che i miei familiari conoscessero il contenuto della favola prima che io decidessi per la sua pubblicazione quasi un anno dopo.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
No, ho avuto le idee chiare sin da subito.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
L'autore che più mi ha affascinata negli anni dell'adolescenza è stato Alberto Moravia. Credo di aver letto quasi tutti i suoi libri dopo essere rimasta folgorata da “Gli indifferenti”. Oggi penso che questo romanzo mi conquistò per “l'indifferenza” dei personaggi che, rassegnati e schiacciati da una vita da cui non riuscivano a trovare stimoli ed emozioni, erano molto più vicini a me di quanto potessi immaginare allora.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Credo che l'audiolibro sia un ottimo strumento di supporto innanzitutto per i bambini con i cosiddetti “disturbi dell'apprendimento”  e, ovviamente, per gli ipovedenti, ma anche per le persone anziane che non hanno più una buona vista che gli consente di leggere un libro. Inoltre sembra che, da recenti studi fatti, si sia rivelato un validissimo antidoto per lo stress soprattutto perché, stimolando l'apparato uditivo e le relative regioni cerebrali, impone un relax visivo in questo periodo in cui siamo tutti dipendenti da tablet e cellulari.

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Giovedì, 06 Dicembre 2018 | di @BookSprint Edizioni

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