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03 Nov
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Intervista all'autore - Simone Polito

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Vengo da un paesino sperduto della Brianza, in Lombardia. Sicuramente il luogo in cui vivo è stato uno degli stimoli per partorire il mio romanzo. Capita che spesso ti senti chiuso e annoiato, per questo la tua testa sente il bisogno di creare storie fantastiche, col fine di fuggire per un po’ dalla cultura e dalla mentalità della gente locale.
Ho deciso di diventare scrittore in seguito a un triste e logorante inverno, dove ho perso l’entusiasmo e la voglia di uscire di casa; il che non è molto normale, considerando che avevo 16 anni.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c’è un momento preciso. È l’ispirazione a scegliere, non io. Preferisco la notte perché il mondo sembra più calmo, anche se non lo è. A volte basta un tramonto, una sera, una situazione che mi emoziona e scrivo.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Haruki Murakami.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Perché le lacrime non bastavano.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Molto. Mi sono sempre sentito diverso sia dai miei coetanei che dalla gente di questi paesi. Il mondo dell’adolescenza è così vario e complesso che agli adulti conviene minimizzarlo; ma in realtà è l’origine di tutti noi e spesso le persone tendono a dimenticare le scelte che li hanno resi ciò che sono. Tutto questo per dire che c’è una netta differenza tra il sentirsi inadeguati a 18 anni e a 40: cambiano la mentalità, il bagaglio culturale e le conoscenze. Io ero e sono diverso; questa disparità tra me e gli altri l’ho resa un pregio scrivendo questo romanzo.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambe le cose; perché evadendo dalla realtà la puoi raccontare sentendoti un estraneo, non coinvolto, non complice.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Molto. Mi piace dire che il protagonista è l’estremizzazione della mia persona, per auto convincermi di non essere un malato psicopatico. In realtà è vero: io sono lui, lui è me. Ci conosciamo così bene da cedere nella confusione, a volte.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sì. Senza di lei, per quanto non faccia più parte della mia vita, non avrei mai iniziato a scrivere. Ed è per questo che le dedico queste pagine, per ricordarle che la porto dentro in eterno e che è stata l’origine.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A un’amica molto importante.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Io, sinceramente, spero non lo sia. L’odore di un buon libro è inconfondibile. Non si potrà più annusare un ebook senza associare il suo odore al tuo ipad.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Che è invitante. L’unica cosa limitante è l’impossibilità di costruire mentalmente tutte le sensazioni che si provano durante una lettura. Ma ascoltare una voce che racconta una storia fa parte delle nostre radici (senza le nonne chi saremmo).
 

 

 

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Sabato, 03 Novembre 2018 | di @BookSprint Edizioni

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