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07 Ago
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Intervista all'autore - Gustavo Rinaldi

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivo per esprimere le mie opinioni. Provo tanta rabbia nel constatare quanta ipocrisia e quante menzogne sono state e sono ancora divulgate relativamente agli avvenimenti che videro l'invasione piemontese del Regno delle Due Sicilie.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Sono nato a Napoli, sono e sarò sempre napolitano, duosiciliano, borbonico.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Come per le mie precedenti opere, ho cercato di ricostruire la verità storica per restituire la doverosa dignità al popolo dell'ex Regno delle Due Sicilie.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Prima ho pensato di intitolarlo "Fucilare i feriti", poi ho riflettuto e ho avuto una vera e propria ispirazione e ho deciso di intitolarlo "Per non dimenticare" sperando che possa servire alle presenti e future generazioni per essere orgogliose delle proprie radici perché, a mio parere, non ci può essere futuro per un popolo che ignora la propria storia "recente"(dal 1860 a oggi solo poco più di 150 anni). Noi eravamo primi e adesso siamo ultimi!
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Vorrei i libri di Alianello, De Sivo, Pagano Antonio e di tanti altri e i miei, ovviamente.
 
6. Ebook o cartaceo?
Sono all'antica, preferisco il cartaceo.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Ho scritto, prevalentemente, saggi storici. Ho iniziato appena ho avuto più tempo a disposizione ma le mie ricerche storiche sono iniziate molto prima, circa 40 anni fa.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Nasce dalla volontà di "ricordare" ancora una volta, dopo tanti autori più bravi e famosi di me, la disgraziata storia di un popolo che è stato invaso, ingannato e defraudato economicamente e culturalmente.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Ho provato qualche emozione col primo "1799 la repubblica dei traditori", ora sono alla mia sesta opera e non mi emoziono più.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
I miei carissimi amici che cito nel testo. Sono stati, come in passato, i miei correttori di bozze.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non ho opinioni in merito.
 

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