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16 Giu
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Intervista all'autore - Gian Francesco Camoni

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato e risiedo a Pistoia. Mi è sempre piaciuto scrivere, ma non ho mai trovato lo stimolo, o forse il coraggio, per dedicarmi alla stesura di un libro. Un caso fortuito come quello di una fotografia scattata da mia figlia nella quale compariva un'inverosimile mano monca poggiata sulla spalla del marito, mi ha indotto a romanzare lo strano episodio. Nacque così nel 2013 il mio primo romanzo giallo, "La mano". Lo ricordo volentieri perché il ricavato della vendita di cinquecento libri è stato interamente devoluto a una Onlus che si dedica all'aiuto alle persone colpite dalla SLA.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Anche se trovo lo scrivere il più accattivante dei miei passatempi, in genere dedico alla stesura dei romanzi non più di un'ora dopo pranzo e dopo cena.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Non sono un lettore accanito e limito la mia lettura quotidiana a libri scientifici e riviste tecniche. Non ho potuto comunque fare a meno di godermi tutte le opere di Dan Brown, dalle quali ho anche tratto l'idea per la trama di alcuni libri.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Essendo questo l'ultimo romanzo dei dieci scritti fino ad ora, non c'è un motivo particolare che mi abbia spinto a scriverlo. Godo sempre del piacere di creare una trama intricata ma credibile e dei personaggi il più possibile umani e della soddisfazione di vedere concretizzato il mio lavoro in un bel libro.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Credo che ognuno, in tutte le attività che svolge, sia inevitabilmente influenzato dal contesto sociale nel quale vive. La formazione letteraria è forse quella che più ne risente.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Cerco di calare i miei romanzi nella realtà di tutti i giorni. I miei personaggi non servono solo per gestire la trama, ma di loro mi sforzo di raccontare anche i problemi che poi sono i problemi di ognuno di noi. Le incomprensioni col coniuge e con i figli, le difficoltà sul lavoro, il relazionarsi col prossimo, l'amore.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Sono di natura un po' presuntuoso e mi illudo spesso di potere dare dei giudizi personali che immancabilmente illustro nei romanzi. Nei libri che scrivo si leggono, messe in bocca ai personaggi, le mie opinioni su tutti gli argomenti più o meno scottanti sui quali ci confrontiamo tutti i giorni.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sicuramente mia moglie che mi ha spinto a scrivere il primo romanzo. Ricordo con affetto anche mia sorella che mi ha sempre aiutato nel rendere fluida e comprensibile ogni trama e tanti amici e amiche che, a costo zero, si sono dedicate alle correzione del testo e alle innumerevoli riletture dei manoscritti e a fornirmi pareri e suggerimenti su questioni di loro competenza.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia sorella che, come fa ormai da cinque anni, lo ha riempito di segni rossi e note per darmi indicazioni di come rendere accessibile al lettore, una trama che inizialmente è un insieme di idee, spesso scritte in modo disordinato e caotico.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
L'ebook è sinonimo di progresso tecnologico e come tale si diffonderà sempre in maggior misura, anche se sono convinto che il piacere del lettore sia anche quello di avere tra le mani un volume, anche se pesante e ingombrante, del quale sfogliare la pagine una ad una.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non ho riscontri tali da poter esprimere un parere giustificato né tanto meno erudito, certo è che rappresenta una soluzione per molti problemi e risparmia la fatica di leggere...
 


 

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Sabato, 16 Giugno 2018 | di @BookSprint Edizioni

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