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BookSprint Edizioni Blog

30 Apr
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Intervista all'autore - Dario Rezzuti

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Mi chiamo Dario Rezzuti sono nato a Portici (NA) nel lontano 1957. Mio padre lavorava presso l'Accademia delle Belle Arti di Napoli, mio zio Carmine, mia zia Clara, il marito Armando Destefano, sono artisti pittori, mio zio Alberto Moriconi era scrittore e poeta, mio zio Mario Scisci era scenografo a Cinecittà. Così sin da piccolo, ho respirato aria di cultura, la mia casa era un salotto di intellettuali, e mentre i grandi disquisivano di musica, arte, e letteratura, noi piccoli giocavamo con le statue come fossero personaggi della fantasia. Quindi era inevitabile considerate le mie radici, che anch'io seguissi le orme di mio padre.
Avendo frequentato l'Accademia, ho sviluppato la mia creatività soprattutto nella pittura e nella scultura, ma affiancando a tutto ciò la prosa e la poesia. A mio avviso non si decide di diventare scrittori, nel mio caso credo piuttosto sia stato un bisogno naturale, che prescinde la lettura delle proprie opere da parte di altri. Anzi a me, provoca quasi vergogna l'esposizione del proprio mondo interiore, la trovo una cosa molto intima, verso cui ho una sorta di pudore, nel mettermi a nudo dinanzi al lettore. Ho cominciato sin da ragazzo con il classico "diario", mettendo per iscritto i miei pensieri relativi all'amore, a Dio, alla vita e alla morte. Poi esercitandomi con tanto impegno ho imparato a mettere le frasi in versi, a studiare la metrica, le rime baciate, l'estetica delle parole, fino al raggiungimento in progress di uno stile unico e personale. Scrivendo non solo poesie, ma anche fiabe, racconti, odi e romanzi, opere diverse raccolte negli anni, senza avere mai il coraggio di pubblicare, soprattutto perché in genere si tratta di lavori autobiografici, di esperienze vissute sulla mia pelle non sempre edificanti, anzi talvolta tragiche ed inquietanti. Ma nel descriverle ho trovato una formula ironica, persino comica, per narrare con leggerezza i temi spesso pesanti che trattavo esorcizzando il dolore, cercando una visione ridicole delle circostanze, alla ricerca delle contraddizioni tipiche della natura umana. Poi col tempo ho superato quel pudore iniziale, ed ho pensato, perché non condividere, che senso ha scrivere per se stesso, forse qualcuno potrebbe rivedersi nei miei racconti, potrei far riflettere, far discutere, far ridere, dare un’emozione, ed ho deciso di farmi leggere e pubblicare qualcosa.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Per quello che mi riguarda non c'è un momento specifico in cui mi dedico a scrivere, nel mio caso parlerei di periodi, passo da fasi buie a fasi creative.
Nel periodo buio sono privo di spunti, idee, e scrivere diventa uno sforzo inutile e produce pessimi risultati. Poi all'improvviso un’idea, una scossa, mi rapisce completamente, e scatta la fase creativa, di cui ignoro la durata, allora sfrutto il momento, e scrivo a più non posso, mattina, sera, notte. Vado in giro con penna e taccuino, e quando vengo folgorato, ovunque mi trovi, anche alla guida dell'auto o sotto la doccia, oppure al cinema o mentre faccio la spesa, mi fermo, tiro fuori carta e penna e prendo appunti. Le idee inizialmente vengono di getto poi successivamente le rielaboro organizzando il racconto.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Sono tanti gli scrittori che ho amato, da Dostoevskij a Baudelaire, Kafka, Sartre, Bukowski, degli scrittori contemporanei viventi, mi piace abbastanza Dan Brown.
Ma i miei preferiti sono Fernando Pessoa, Jack Kerouac, William S. Burroughs.
E in genere quelli della "Beat Generation" americana.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Quest'opera in particolare è nata per aiutarmi a superare un periodo difficile della mia vita quando dopo anni di tossicodipendenza, carcere, ed esperienze al limite, decisi di dare una svolta, rivolgendomi ad una comunità terapeutica. Così per sdrammatizzare la situazione, cercai di trovare il lato grottesco in ogni circostanza, giocando sulle caratteristiche dei personaggi incontrati, esasperandone i caratteri sotto l'aspetto comico. Parlando di un tema scottante con ironia e leggerezza, e spostando il punto di osservazione.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il contesto sociale, il periodo storico, l'ambiente familiare, ritengo siano la base della formazione di ogni individuo. Tutti questi elementi concorrono alla formazione artistica, letterale, espressiva, di ciascuno di noi. É inevitabile perché siamo calati in questo contesto e siamo il prodotto di una serie di fattori agenti, tra cui le esperienze vissute, che incidono profondamente nel risultato della nostra costruzione personale.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Per me scrivere non solo è un’evasione dalla realtà, ma è la possibilità di creare una propria realtà, l'atto creativo per sua natura è ciò che più ci avvicina a Dio, ogni opera è come un figlio, quindi scrivere dà la possibilità di sentirsi nel proprio piccolo come il creatore.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In realtà in tutto ciò che scrivo c'è la mia visione scanzonata e ironica della vita, sia nei racconti biografici, che nei romanzi e persino nelle poesie.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
In genere ho sempre una "Musa" ispiratrice, l'origine di ogni opera è il desiderio di fermare un momento di vita, raccontarlo proponendo la mia visione.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Paradossalmente la prima persona che ha letto il mio racconto è stata proprio "Claudette" (Claudia) la coprotagonista, la quale anche se un po’ maltrattata e presa in giro, l'ha trovato molto divertente, ridendo dall'inizio alla fine.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Ritengo che l'ebook possa avere un grande sviluppo, sicuramente è un’ottima alternativa, ma l'emozione di tenere il libro tra le mani, sfogliarlo, sentire l'odore della carta stampata, non ha eguali.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Penso sia un’ottima soluzione che allarga il campo della lettura a chi magari per pigrizia o deficit visivi, non lo potrebbe fare, e talvolta rende pure più chiara la comprensione del testo.
 

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Lunedì, 30 Aprile 2018 | di @BookSprint Edizioni

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