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12 Apr
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Intervista all'autore - Michela Turra

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nata e vivo a Bologna, mi piace scrivere da sempre, forse da quando nemmeno sapevo cosa fosse, da quando, piccolissima, camminavo nel cortile della mia casa dell'infanzia ai bordi del fiume Reno, in periferia, perdendomi a fantasticare. Appena più grande, una volta capito che quelle fantasie si potevano fare parola scritta e poi magari letta da qualcuno, ho cominciato a comporre: racconti, poesie, testi per il teatro. Poi, grazie alla scrittura sono diventata anche giornalista.


 

2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è una regola, nel mio scrivere. Possono passare settimane senza che io butti giù nulla, ed esserci al contrario giorni e mesi di scrittura intensa, irrefrenabile. Dipende dall'opera a cui mi dedico, dalla mia ispirazione, dal grado di libertà di cui sta godendo in quel momento specifico la mia vita. Una cosa è certa, quando scrivo ho in me un flusso di pensieri aperto, imprevedibile, che, se non mi lascio vincere dalla pigrizia, scorre particolarmente bene di notte, e può palesarsi in ogni momento della giornata.


 

3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Se dovessi indicare un contemporaneo vivente direi Milan Kundera, uno scrittore completo, fine romanziere come saggista attento e sensibile alle problematiche del nostro tempo, sia quelle interiori dell'essere umano che quelle politiche della società. Un altro autore che amo molto, contemporaneo per sensibilità e temi ma scomparso alcuni decenni fa, è Thomas Bernhard, la cui narrativa e teatro possiedono una grande forza e uno straordinario ritmo.


 

4. Perché è nata la sua opera?
Per necessità, perché sentivo di dover esprimere qualcosa che ancora non padroneggiavo pienamente e mi stava molto a cuore: cosi è nata una sorta di viaggio dentro il sentire femminile che passa per l'approfondimento di questioni sentimentali difficili da sbrogliare. In questa storia tra l'altro la scrittura ha una funzione fondamentale perché è attraverso lo strumento del diario che le due protagoniste vengono a capo delle rispettive situazioni. Ma a differenza degli altri sei romanzi che ho pubblicato questo è stato scritto negli anni, per stratificazioni nel tempo ed ha perciò comportato un più lungo e accurato lavoro di cesello.


 

5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Senz'altro, tornando ai miei albori, è stato decisivo l'apporto che hanno dato alla mia passione per la letteratura i miei genitori, regalandomi molti libri fin da bambina ed essendo a loro volta grandi lettori. Poi, Bologna è una città piena di scrittori e le occasioni di conoscerli non mi sono mancate, a cominciare da mio marito, Gregorio Scalise, presentatomi insieme a Francesco Guccini, dal mio insegnante di filosofia Vincenzo Cioni, fino a Stefano Tassinari, Pier Damiano Ori, dell'Associazione scrittori di Bologna e molti altri, tutte conoscenze importanti dal punto di vista della crescita letteraria. L'essere sposata con un intellettuale ha fatto sì che condividessi molto del suo ambiente, fatto di amici professori universitari, registi, attori, drammaturghi, poeti milanesi e romani. Tutto questo mi ha radicato sempre più nel mio amore per le lettere.


 

6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Per scrivere per me è l'uno e l'altro, perché la fantasia ci permette di immaginare senza limiti, uscendo dai nostri confini spesso angusti, ma la realtà ha talmente tante facce e tanto spessore che necessita di essere raccontata in tutte le sue sfaccettature.


 

7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Certamente quando si scrive narrativa si mette parte di sé, della propria cultura e della propria inventiva, ma non necessariamente la trama del romanzo corrisponde a un vissuto, anzi l'elaborazione fantastica prende in genere le distanze da un'aderenza troppo stretta al reale. In questo libro di mio c'è senz'altro la sete di verità e di chiarezza, ma anche di felicità (attraverso l'amore) che hanno entrambi i personaggi, l'interrogazione costante sul quotidiano sulla vita e della morte, l'osservazione del quotidiano e, soprattutto, il rapporto coi luoghi fonte quale fonte di energia vitale.


 

8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Appunto, a rivelarsi fondamentali sono stati alcuni luoghi che mi hanno toccato particolarmente e grazie ai quali ho potuto guardare dentro me stessa in modo diverso. Più che qualcuno, direi che hanno inciso su questo lavoro dei posti particolari, legati alla natura e alla bellezza, mai abbastanza raccontabili e descrivibili.


 

9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
L'opera compiuta nella sua versione completa l'ho fatta leggere per primo a un amico molto distante da queste frequenze per scelte e gusti letterari. Credevo che non sarebbe nemmeno arrivato alla fine, invece mi ha detto che lo scritto gli è piaciuto: allora ho cominciato a pensare che poteva non essere un romanzo poi così di nicchia.


 

10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non credo. Il libro cartaceo ha un suo fascino per chi legge: almeno, io desidero con un romanzo anche un contatto tattile, se mi piacciono la veste grafica e la copertina oltre al testo si crea quasi un'empatia. Credo che per molti la carta sia preferibile allo schermo. Riconosco però la comodità degli ebook.


 

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
L'audiolibro può segnare una svolta per tutti coloro che hanno difficoltà o handicap ad accostarsi alla lettura, l'ascolto è una dimensione a volte magica ed associarla al narrato grazie a una bella voce costituisce senz'altro un'esperienza piacevole ed emotivamente ricca per tutti.


 

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Giovedì, 12 Aprile 2018 | di @BookSprint Edizioni

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