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BookSprint Edizioni Blog

16 Mar
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Intervista all'autore - Antonio Rignanese

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere è l'oggettivazione di un raro momento, un istante nel quale la percezione si affina, spinta in egual misura dalla ratio e dall'emozione, permettendo di giungere a sperimentare una data consapevolezza. Questa, consiste in un infinitesimo frammento dello Stato Effettivo Delle Cose. Uno schema atemporale e perfetto che sfugge ad ogni legge dell'universo e dell'uomo, in quanto esse inglobate come efficienti ingranaggi nella sua struttura.
Talvolta, una visione tanto ampia della vita comporta sacrificio, un sacrificio pagato con dolore e solitudine. Il poeta è colui capace di cogliere qualcosa di così astratto da restare nascosto alla mente altrui, col preciso compito però di riportarlo, tramite le parole, ai suoi lettori. Lo Zeitgeist è parte fondamentale di tale progetto, dato sì che funge da sostanza plasmante la visione, perché solo un'immagine comune può farsi carico del peso di tale onere, rendendolo umanamente universale. I poeti sono i guardiani di un'eterna fiamma, passata nei secoli, mostrante un'ombra forgiata nei secoli stessi.

 

2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Tutto della mia vita reale è presente in questo libro. Ogni singolo componimento è saturo della mia esperienza, tendente ognora all'universale, ma pur sempre nascente dal mio personalissimo quotidiano. Questo, secondo il mio pensiero, deve rappresentare le più oneste fondamenta del lavoro di ogni poeta, perché se così non fosse, ci ritroveremmo a scriver solo belle parole.


 

3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Una sfida. Il personale bisogno e desiderio di dare ordine e voce ai miei pensieri e sensazioni che sempre hanno gorgogliato nel buio profondo del mio petto. Una necessità intellettuale, quanto fisica, che ha trovato nella "causa poetica" una fedele compagna.


 

4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Estremamente combattuta sino all'ultimo istante. Nonostante questo titolo rappresenti per me qualcosa di molto personale, ho dovuto rapportarmi con la necessità ed il dubbio di creare qualcosa di più consono al gusto di un pubblico ampio. La preoccupazione di dar luce ad un nome più commerciale è stata percepita in modo importante, per poi esser spenta dalla decisione di voler vedere quest' opera pienamente mia sino all'ultimo dettaglio. Il successo o il fallimento di essa sarà stabilito in totale sincerità, senza compromessi o mezzi termini.


 

5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
"Il lupo della steppa" di Hermann Hesse, è un libro che mi ha onestamente cambiato da un punto di vista privato. Dopo aver letto questo romanzo, non posso dire di essere più la stessa persona quale ero prima di tale esperienza. Un must del proprio bagaglio culturale. Anche se, forse, un manuale di sopravvivenza sarebbe più utile.


 

6. Ebook o cartaceo?
Nonostante mi affidi spesso al termine "Zeitgeist" per descrivere la mia poetica, e soprattutto sia forte sostenitore del corretto progresso scientifico-tecnologico, da questo punto di vista sono un grande conservatore. La lettura di un libro senza la possibilità di sentirne la consistenza fra le mani, pagina dopo pagina, il suo particolarissimo profumo, lo scorrere dell'inchiostro ad ogni lettera, non sarebbe più lo stesso, non avrebbe più quel carico emotivo che rende la lettura un'attività tanto appassionante. La tendenza della nostra società a “virtualizzare”, a smaterializzare e velocizzare la realtà, non sempre rappresenta la giusta scelta. Talvolta il classico deve essere difeso, con mente critica, aperta e libera da imbarazzanti bigottismi, ma pur sempre preservato come un prezioso gioiello.


 

7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Per anni ho tentato di dar vita ad un progetto letterario duraturo nel tempo, ma sempre con insuccesso. Ciò che forse ha differenziato questo dai suoi fratelli non nati, è stata la maturità acquisita negli anni o l'aver trovato il modo di esprimermi che più mi rappresenta.


 

8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Una delle prime volte in cui scrissi un componimento, fu dopo essermi svegliato di soprassalto durante la notte. Accesi il lume che mio nonno regalò a mio padre poco prima di morire, nel lontano 1972, e che ora rischiara le mie lunghe notti insonni, ed iniziai a scrivere di getto ciò che sentii. Da quel momento capii che mai avrei sforzato la poesia, sarebbe stata lei a cercarmi e rendermi pronto ogni qualvolta lo avesse desiderato.


 

9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Sicuramente è un'esperienza colma di emozione che talvolta si divide in sentimenti contrastanti. Il desiderio di veder il proprio libro aver successo è certamente legato al voler gioire nel vedere il proprio lavoro apprezzato. Ogni scritto è un po' l'estensione del proprio autore ed il timore che questo non sia accettato è sicuramente personalissimo.


 

10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Fu una persona che al tempo mi era estremamente vicina e cara. Non posso assolutamente negare che senza la sua attenzione ad incitarmi e spronarmi in questa esperienza, ora non avrei raggiunto tale traguardo, e forse non avrei proprio scoperto la passione per la poesia e la scrittura in generale. Ad oggi, ella non fa più parte della mia vita, se non in modo drasticamente marginale, ma spero comunque di conservare per sempre i bei ricordi legati a lei e di preservare questo suo dono.


 

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
È un mondo a me totalmente estraneo, un po' perché mai ho avuto occasione di avvicinarmici, un po' perché mai ne ho provato particolare interesse. Come già espresso, la dimensione cartacea rimane la mia prediletta.

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Venerdì, 16 Marzo 2018 | di @BookSprint Edizioni

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