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17 Feb
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Intervista all'autore - Fabrizio Fiorita

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Classe 1942, nato sfollato in un paesino dell'entroterra ligure-piemontese, mentre gli Alleati bombardavano Genova, la mia città.

Infanzia coccolatissima da due genitori che avevano perso altri due figli sotto un bombardamento Alleato di Alessandria, che aveva distrutto una scuola ed un asilo uccidendo molte suore e ventotto bambini.
Perdo mio padre a sedici anni. La mancanza della mia guida morale mi fa un po' sbandare, mi do alla politica e comunque mi diplomo a tempo giusto.
Una cotta, una delusione, il giorno dopo mi arruolo nell'Esercito, dove presto servizio attivo per trentacinque anni, più altri cinque in Ausiliaria.
Non ho mai "deciso" di diventare scrittore. Ho solo scritto, poi un'amica ha creduto in me e mi ha spinto a pubblicare.

 


2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La tarda sera e le prime ore della notte.

Sono sempre stato un animale notturno: le cose migliori che ho realizzato sono state fatte o concepite in quelle ore.
Forse perché mi sento avulso dal resto della giornata, solo con me stesso, protetto dal buio.

 

3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Pasquale Festa Campanile prima di tutti.

Poi ci aggiungo le mie 'ragazze' preferite: Rossella Calabrò, Federica Bosco, Patrizia Crespi, Beatrice De Carli, tanto per citarne qualcuna.

 

4. Perché è nata la sua opera?
In un momento di delusione per alcuni avvenimenti riguardanti un'Associazione di cui facevo parte e dalla quale mi ero dimesso, avevo bisogno di riempire il mio tempo con un'evasione.

Cominciai quindi a buttar giù una specie di autobiografia, che volli poi condire con un po' di erotismo e molta fantasia.
Credo che della bozza iniziale non resti molto, ho riveduto e modificato il testo almeno cento volte.
Poi ho detto basta ed ho pubblicato l'opera: se non l'avessi fatto forse ci starei ancora lavorando su...

 

5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Mio Padre era giornalista e scrittore. Da ragazzo leggevo la sera, sotto le coperte, con la pila. Ho sempre divorato tutto quello che potevo, i miei regali preferiti erano i libri.

Poi la carriera militare mi ha tolto molto tempo, ho dovuto concentrarmi sugli aspetti professionali, la mia produzione scritta era rivolta alle materie tecniche-
Quando ho lasciato il servizio attivo ho spostato il mio interesse sulla Protezione dei Beni Culturali e la mia produzione scritta si è concentrata sugli aspetti del Diritto Internazionale.
Molto di recente ho cominciato ad appassionarmi alla letteratura erotica, a cominciare dalle "Cinquanta sfumature", ed il mio appetito di lettore instancabile mi ha fatto conoscere le numerose Autrici italiane impegnate nel genere. Devo alla lettura di Rossella Calabrò il mio primo impulso a creare qualcosa di erotico.

 

6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Ambedue. Il mio primo romanzo ha inizio con il racconto di una realtà del mio passato, che poi subito sfuma verso la fantasia. Qui evado dalla vita reale e scateno impulsi e desideri di cose che ci sono o non ci sono state.


 

7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Moltissimo. Della mia vita, dei miei pensieri, dei miei desideri. Di quello che ho avuto e di quello che non ho avuto, del miele che ho gustato, dell'assenzio che mi ha amareggiato, delle conquiste e soprattutto delle delusioni. Magari traslate nel tempo, vissute più di recente e trasportate ad anni più lontani.


 

8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Oltre a Rossella Calabrò, di cui ho detto prima, mi ha incoraggiato a continuare la mia consulente editoriale - della quale, mi scusate, non posso fare il nome - che ha gioito con me, anche se più spesso per email o Whatsapp, nelle varie fasi dello sviluppo del progetto da parte dell'Editore.


 

9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Naturalmente alla mia consulente editoriale che ho citato sopra. Ancora in formato digitale.

La prima copia del libro invece l'ho regalata - con dedica - al mio Avvocato, che è anche un caro amico.

 

10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Spero di no. Anche se sono un discreto consumatore dei formati digitali, il piacere di sfogliare un libro di carta è impagabile.

Molte delle persone che incontro sui social sono del mio stesso parere. Un'amica non ha voluto che le inviassi gli e-book della Calabrò, ha solo voluto i titoli e li ha acquistati in libreria.

 

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
La ritengo fondamentale per due categorie di utenti: i non vedenti ed i bambini in età prescolare.

Personalmente l'ascolto di un videolibro non mi consente di intonare il contenuto alle mie emozioni, la voce di chi legge mi costringe ad accettare le sue.
Ricordo che da ragazzo mi è stato regalato un 45 giri che conteneva la lettura da parte dell'inossidabile Arnoldo Foà del Llanto di Garcia Lorca: devo dire che allora ne condivisi le emozioni. Non so oggi.

 

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