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13 Feb
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Intervista all'autore - Michele De Stefano

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere per me è viaggiare con le ali del cuore e associare sprazzi di eventi vissuti a desideri reali e leali. Inevitabilmente scatta una scintilla tra questi due poli, poiché gli episodi che ci accadono durante la vita, non sono altro che il nucleo da cui quelle reazioni suggestive presenti nel nostro cuore provengono; esse ci spingono a desiderare l’amore, per esempio con l’incontro improvviso di una persona che prima ci era sconosciuta. Queste reazioni emozionali sono ricercate, in forma di parole, dal poeta o dallo scrittore con cura incessante (a me per esempio mi capita di cercare una parola finché quel componimento non ha l’abito giusto per andare a nozze), fino a scandagliare gli abissi più profondi del nostro essere. Scrivere è quindi un decorare l’albero della nostra vita nel modo più consono alla nostra natura, un modo che non è sempre uguale per tutti ma che è unico ed originale per chiunque si approcci alla scrittura.


 


2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Moltissimo, infatti ci sono alcune poesie in cui descrivo alcuni eventi della mia vita anche abbastanza drammatici. Cito per esempio la poesia “l’incomprensione dislessica” scritta dopo aver scoperto dopo molti anni, la dislessia. Spiego verso la fine della poesia, cosa è per me la dislessia, un argomento che tutt’oggi è parlato da tutti e da nessuno. Molti sanno e non sanno bene a che fonti attenersi e questa poesia vuole essere una risposta attendibile sulla base della mia esperienza.


 

3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
È stato come una liberazione, perché penso che il vero me stesso emerga dalle profondità degli abissi della vita, solo nell’espressione artistica di una poesia o in generale della scrittura.


 

4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
La scelta del titolo è accaduta un po’ come un innamoramento. Non ho avuto scelta. Non sono stato io a scegliere il titolo ma è il titolo che ha scelto me. Me ne sono innamorato subito, come dice Mina “all’improvviso non so perché, all’improvviso”, poiché ogni mia poesia dissimula nei suoi meandri il titolo “Impronte Digitali”; ognuna di esse contiene l’idea che solamente le impronte digitali di un uomo, ovvero i suoi passi di crescita continua, possono raccontare il viaggio che tutti noi facciamo nella vita. Ed essere gli indizi che ci fanno accorgere, anche nella mestizia, di essere felici.


 

5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Sicuramente non scorderei di mettere in valigia i libri di Alessandro D’avenia, autore contemporaneo a cui il mio "modus scribendi" si ispira continuamente. La cosa bella di Alessandro D’avenia è che con delle semplici parole, scalfisce il tuo cuore, passa attraverso la porta più stretta del tuo cuore lasciandoti senza parole da pronunciare.


 

6. Ebook o cartaceo?
Uso molto i supporti digitali come computer, smartphone per scrivere, mentre per leggere preferisco utilizzare il cartaceo, perché i libri ancora prima di leggerli, dopo aver incontrato d’impatto la copertina, bisogna annusarli. Sentire l’odore della carta stampata vale il prezzo di copertina.


 

7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non c’è stato un tempo preciso in cui ho deciso di voler diventare scrittore, però sin da quando ero bambino risultava orecchiabile al mio cuore e ai miei desideri l’ascoltare una nuova storia, ero molto curioso tanto che andando avanti con gli anni, quell’ascoltare storie ha innescato in me, la voglia di scriverne tante altre. Ogni poesia è una storia nuova e appassionante da svelare, sotto il velo di un titolo.


 

8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
L’idea è nata contemporaneamente al mio incontro con la scrittura negli anni universitari. Una sera, non avevo molto sonno, ad un certo istante nella mia mente si presentò un’immagine molto suggestiva; presi un foglio, iniziai ad abbozzare e collegare alcune parole tra loro, rifacendomi a quell’immagine. Così da quella sera ho iniziato a scrivere poesie e non ho più smesso.


 

9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Avvertire la sensazione di avere una propria creazione tra le mani e vedere tutti i sacrifici fatti negli anni per la realizzazione di questo desiderio, non ha prezzo, lascia senza parole.


 

10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Un mio amico a cui tengo molto.


 

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Penso che possa essere d’aiuto sia per i dislessici sia per i non vedenti. Personalmente se ascolto, ricordo molto più facilmente rispetto a quando leggo e le lettere “ballano”.

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