2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Tanta. Ho preso spunto proprio dalla mia quotidianità per raccontare storie d'amore, che sono certamente comuni a tante altre, per andare ad affrontare con delicatezza e senza presunzione un argomento che come donna mi sta molto a cuore, quello della violenza sulle donne.
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Volevo raccontare la mia esperienza di mamma (ho due figli con lieve handicap psicomotorio attorno ai quali ruota la mia vita) e di tata (ho cresciuto Francesca che oggi ha 8 anni per aiutare la sua mamma lavoratrice) senza essere troppo tediosa parlando di handicap ecc. Io volevo solo parlare d'amore, che reputo essere la cosa più importante nella vita delle persone.
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
No. L'ho deciso subito perché da quello è partito tutto.
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Io sono un'accanita lettrice soprattutto di gialli, noir, thriller e avventura. Wilbur Smith è uno dei miei autori preferiti, con lui ho viaggiato laddove, so con certezza, perché ho paura di viaggiare, non andrò mai. Ma su un'isola deserta mi porterei Miss Agata Christie con Poirot e Miss Marple, perché adoro l'atmosfera tutta English dei suoi libri che considero delle colonne nella storia del "giallo". Anzi, se dovessi rinascere, vorrei essere inglese e vivere in Cornovaglia in uno di quei deliziosi cottage coi tetti di paglia disseminati nelle campagne inglesi.
6. Ebook o cartaceo?
Io sono una all'antica. Per me leggere significa sfogliare un libro sentendo la consistenza della carta sotto le dita, respirare il profumo della carta stampata, significa inumidire la punta del dito medio per voltare pagina, piccoli gesti a cui oggi non riesco ancora a rinunciare. Ma se pubblicare in Ebook significa far leggere di più le giovani generazioni, allora evviva l'Ebook.
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Premesso che non mi sento ancora uno scrittore, è la "scrittura" che mi ha scelta. Quando andavo alle medie scrivevo piccole poesie, ero brava nei temi soprattutto di fantasia, poi piano piano sono arrivati i racconti, le favole. Ad un certo punto qualcuno mi ha detto che erano belle le cose che scrivevo e che le dovevo condividere con altri. Mi è venuta così l'idea del mio primo romanzo "Il viaggio di Anna" che Booksprint mi ha pubblicato nel 2012.
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Come ho già detto precedentemente, volevo parlare di me e della mia esperienza di vita, senza farne un racconto pedissequo. Volevo parlare dell'amore, della voglia di uscire dalle difficoltà, della speranza che non ci deve mai abbandonare, perché quando intorno a noi c'è l'amore e una famiglia che ci ama e ci circonda di buono, allora tutto è possibile. E credetemi non sono solo storie da film. Non ho un aneddoto in particolare ma ricordo che una mattina, mentre andavo al lavoro, guardando i miei piedi, un passo avanti l'altro, ho avuto l'ispirazione.
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
É un'emozione non da poco! É come stringere un figlio appena nato, una gioia che non ha eguali e che ti fa sentire più vicina agli altri, perché chi ti leggerà potrà capire qualcosa in più di te. Io me lo auguro sempre.
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Siccome sono una sempre insicura di se stessa, ho dato piccoli capitoli a parenti e ad amici ben disposti alla lettura per avere il loro parere sull'impatto emotivo e sulla struttura della storia. Alla fine è stata mia nipote Alessia a leggere per prima tutto il manoscritto.
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Io penso che la tecnologia non può che fare del bene. A parte l'utilità che ne può derivare per persone con disabilità, io credo che il piacere immenso di stringere un libro tra le mani seduta sul divano di casa o in qualsiasi altro posto, non può essere paragonato ad una voce narrante che ti parla da un'auricolare, ma se questo può essere incentivante per le nuove generazioni che non leggono altro che sms e post di fb e twitter... allora evviva anche l'audiolibro.