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21 Dic
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Intervista all'autore - Irene Di Carlo

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Per me, scrivere è poter dar voce ad ogni singolo frammento della mia anima, anche il più nascosto o soffocato. Siamo tutti fatti di luci e ombre. Benché nella vita vera, rimandiamo agli altri un'immagine precisa di noi stessi, nel profondo celiamo ben altro. Sulle pagine io posso dar vita a questo universo variopinto, creando personaggi che incarnino ogni singola identità, il bene, il male, la passione, il desiderio di rivalsa, il coraggio del perdono. Adoro caratterizzare questa umanità ed inventare poi intrecci avvincenti, che avvolgono i miei protagonisti, costringendoli a fare i conti con le emozioni e le pulsioni più disparate.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Ho sempre creduto di essere fatta in un certo modo, di seguire una strada tracciata, senza deviazioni, fino a quando non è stato più così. Ho scoperto lati di me che ignoravo completamente e ho capito che, nella vita, tutto può succedere. Davvero! Questo ho riprodotto tra le righe del mio romanzo. L'imprevedibilità della vita. L'universo di emozioni contrastanti, che cerchiamo di reprimere e che invece, prima o poi, esplodono incontrollate, portandoci esattamente, però, dove dobbiamo andare!



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Innanzitutto, scrivere questo romanzo per me ha significato evadere, allontanarmi completamente dalla realtà di tutti i giorni, per plasmarne un'altra; e, all'interno di essa, la possibilità di dar vita a dei Personaggi "veri". Questa è la cosa che più adoro dello scrivere: poter plasmare, su carta, "persone" nuove, un'umanità fatta di menti e cuori diversi gli uni dagli altri; poter entrare e far entrare il lettore in ogni singola anima, sondarne gli abissi più celati, sviscerare le passioni più nascoste. Dar corpo agli aspetti più diversi della nostra stessa umanità, della mia anima, di quella di noi tutti in fondo.




4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

La scelta del titolo è stata immediata, priva di dubbi. Nel momento in cui, scritte le primissime pagine, ho visualizzato tutta la storia nella mia mente, non potevo dare alla mia opera altro titolo, se non questo. Come nell'intreccio della storia, i "vincoli di sangue" si impongono prepotentemente, così lo hanno fatto davanti ai miei occhi, quando su un foglio bianco ho dovuto scrivere il titolo della stessa.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Sicuramente, porterei con me il mio libro preferito, "Jane Eyre" di Charlotte Bronte. Una storia che adoro. Uno dei romanzi che hanno contribuito alla mia formazione letteraria e plasmato la mia capacità di scrivere. Se dovessi scegliere invece uno scrittore, non mi lascerei sfuggire la mitica Isabel Allende, autrice di autentici capolavori; anche se mi piacerebbe attingere un po' di sapere dal grande Valerio Massimo Manfredi o da Ken Follett, con i loro romanzi storici più accurati e appassionanti.



6. Ebook o cartaceo?

Cartaceo, tutta la vita. Sfogliare delle pagine, sentirne il profumo; stringere tra le mani un libro, portarlo in borsa, sul bus o in treno, tenerlo sul comodino e, poi, riposto in libreria con tutti gli altri… Capisco però anche che non si può fermare il progresso e che, spesso, è più comodo ed immediato leggere sullo schermo. Ad ognuno secondo i propri gusti. L'importante è il contenuto.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Ho sempre amato scrivere, sin dai compiti in classe di italiano, a scuola. Non ricordo se c'è stato un momento preciso in cui mi sono detta: "vorrei fare la scrittrice". Forse l'ho sempre saputo. L'ho sempre sognato. Quando, poi, ha preso forma nella mia mente la storia narrata nel mio romanzo, mi è stato chiaro. Devo solo riuscire a difendere questa passione, anche se raramente riesco a metterla al primo posto, di fronte al tempo tiranno, comandato dagli orari di lavoro e responsabilità di donna e mamma.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

In realtà, la storia narrata l'ho avuta impressa nella mente per mesi! addirittura, ogni singola scena, ogni dialogo! Non trovavo mai il tempo di trascriverla su carta, ma continuavo a tenerla ben memorizzata. Poi, il miracolo! Un giorno, a lavoro, sono scivolata e mi sono fratturata il malleolo. Ho dovuto passare un mese a letto, col gesso. Finalmente, potevo scrivere tutto quello che stavo trattenendo nella mia testa! Ricordo che, di notte, non dormivo per il dolore; quindi, continuavo a "scrivere" mentalmente dialoghi, personaggi, tutto... e la mattina dopo dovevo solo trascrivere al pc, come sotto dettatura. E' stato un mese meraviglioso! Quando mi tolsero il gesso, il libro era già finito.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

E' una bella sensazione, anche se crea ansia, affidare il proprio lavoro al giudizio di persone esperte e poi, quando quel giudizio è positivo, spesso entusiastico, si rivela una conferma. E vedere il proprio lavoro diventare un libro, un libro "vero", con una copertina, in vendita insieme a tanti altri, rappresenta un traguardo insperato, una soddisfazione personale senza dubbio, ma, soprattutto, rappresenta la possibilità di mostrare quel "mondo" descritto da te a tutti coloro che vorranno leggerlo, di trasmettere a tanti altri l'universo di emozioni che hai disegnato tra le pagine, sperando di emozionare e coinvolgere, così come mi sono emozionata io mentre scrivevo.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Le primissime pagine, che restarono le uniche per tanto tempo, furono lette da due miei carissimi colleghi e amici, i quali, quando scoprirono che non avevo scritto altro, girando l'ultima pagina, spalancarono gli occhi, come quando chi segue il suo telefilm preferito, assiste all'ultima scena del finale di stagione e resta in sospeso, sapendo di dover aspettare quella nuova! Quasi urlarono: "E il seguito???" Ricordando la loro reazione e quanto fossero stati catturati da così poche pagine, promisi a me stessa che avrei finito il libro prima o poi. Quando il romanzo fu pronto, la prima persona che lo lesse tutto fu il mio ragazzo, oggi mio marito. Gran parte della passione che prende vita tra le mie pagine, la devo a lui.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

La trovo accattivante e piacevole. Spesso, sul bus mentre vado e torno da lavoro, ascolto musica, ma le stesse emozioni ovviamente le regala anche una voce, una bella voce, che legga al posto tuo, se tu non puoi, una storia, una bella storia! Non sempre, infatti, abbiamo ormai il tempo di leggere ciò che vorremmo. L'audiolibro può essere uno strumento utilissimo, anche per noi donne, mentre puliamo, stiriamo o cuciniamo, se non c'è qualche monello nei paraggi che copre tutto con la sua vocina adorabile ma acutissima!



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