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21 Set
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Intervista all'autore - Nino Mandrici

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono cresciuto in Maremma terra precaria e meravigliosa. Avevo un hobby: a dieci anni scolpivo i personaggi del mio teatrino, li vestivo e li facevo recitare testi scritti da me. La mia passione è sempre stata la scultura ma, cosa abbastanza strana, prima di creare qualcosa scrivevo una poesia sull’immagine che avevo in mente. Queste due passioni, delle quali poi una è diventata la mia professione, hanno coabitato in me per tutta la vita. Ho studiato Economia e Commercio presso l’Università di Roma. Nel 1956 mi sono sposato e mi sono trasferito a vivere a Caracas (Venezuela). Nel 1961 sono tornato in Italia, a Roma, dove ho fatto il commercialista, l’agente editoriale e lo scrittore per ragazzi fino al 1968 anno in cui ho iniziato la mia professione di scultore. Non c’è stato un momento in cui ho deciso di fare lo scrittore: ho sempre scritto e solo per me. C’è stato invece un momento in cui ho deciso di fare lo scultore professionista: il 1968, anno di grandi sconvolgimenti nel mondo. Prima però ho fatto vari mestieri ed ho scritto un libro per ragazzi “ l’uomo e…” che ancora oggi, a distanza di oltre 40 anni, viene venduto su internet a cifre assurde. E mentre faccio scultura continuo a scrivere favole e racconti perché per me scrivere e sempre stata un’esigenza.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Fin da ragazzo ho sempre avuto l'abitudine di alzarmi presto. Una volta dedicavo questo tempo allo studio, in seguito ho cominciato a scrivere, cosa che faccio tutt'ora. Il resto del tempo è dedicato alla scultura ed alla pittura.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non ho un autore contemporaneo preferito. Io leggo in media due libri a settimana da oltre 70 anni ed in questo lungo arco di tempo ho avuto modo di innamorarmi di tanti autori. Tra i contemporanei mi piacciono Pennac, Costantini, Isabel Allende, ed in genere gli autori sud americani ma l’elenco sarebbe troppo lungo.



4. Perché è nata la sua opera?

Questo libro è stato scritto quando vivevo a Caracas (Venezuela) alla fine degli anni 50 con i ricordi ancora vivi nella memoria. L’ho scritto quasi come una liberazione, per togliermi dalla mente gli orrori della guerra, ma anche per non dimenticare e perché c’è stata la mia prima volta che si ricorda per tutta la vita.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Il contesto sociale ha influito di più in seguito, sulle mie sculture tutte legate all’umanità. Allora, al momento in cui ho scritto il libro, vivevo in una società nuova e completamente estranea al mio passato.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere è sempre una evasione dalla realtà, ma è anche un guardarsi dentro perché noi siamo la realtà e le cose che scriviamo hanno sempre delle radici nel nostro vissuto. Solo nelle favole c’è un effettivo allontanamento dalla realtà, anche se nelle mie c’è sempre un riferimento alla vita, alle manie, alle ossessioni di questa nostra attuale società.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

La risposta è facile: tutto.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Il personaggio del Negus, realmente esistito, segretario del Fascio e espressione di tutto ciò che io ho sempre odiato nell’essere umano: la prepotenza, l’ignoranza, la prevaricazione, l’esercizio individuale e indiscriminato del potere.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A mia sorella presso la quale vivevo quando studiavo all’università di Roma. Lei non compare nel libro perché faceva la partigiana sull’Amiata dove conobbe l’uomo che sarebbe stato suo marito per tutta la vita.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

È una risposta difficile per me perché sono di una generazione dove queste cose erano fantascienza. Non riesco a pensare alla vita senza una libro fra le mani. Credo però che il futuro sia quello.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

A questo proposito ho una nipote che da tempo prende le mie favole e ne fa delle audio favole e vuole che sia io a leggerle. Devo dire che mi ci sto divertendo e chissà che questo non sia già il futuro.

 

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