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BookSprint Edizioni Blog

02 Ago
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Intervista all'autore - Erika Sole

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nata a Galatina, un comune situato nella provincia di Lecce e vivo a Carmiano. Sono molto legata alla mia terra, il Salento noto anche come penisola salentina, che è si distingue soprattutto per caratteristiche glottologiche, per il clima, il paesaggio, sia dal punto di vista linguistico sia da quello architettonico, folkloristico ed enogastronomico, la penisola salentina si caratterizza per tratti comuni che la distinguono dal resto della regione. Sono diplomata in Enogastronomia e chissà in futuro mi piacerebbe riprendere a studiare. Sono oltre che una ragazza di vent'anni anche mamma di una bambina di quasi tre anni che ha cambiato e stravolto la mia vita. Scrivere per me è un modo per rilassare la mente, un mezzo per sfogarsi e per sperimentare nuove emozioni. Credo che scrivere sia una cosa stupenda, creare dei personaggi dal nulla, dare loro una vita, un destino da seguire, scegliere il loro futuro, sia una delle cose più belle e sensazionali che ogni scrittore, autore possa fare.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Io penso che consigliarne uno sia davvero troppo poco. Sono tanti i libri stupendi che consiglierei o gli scrittori. Ho iniziato a scrivere e a leggere grazie a Nicholas Sparks, ma oltre a lui sono rimasta affascinata da scrittori come Murakami, Bukowski, Alessandro Baricco, Jane Austen e altri più recenti come Giulia Carcasi, Massimo Bisotti, Susanna Casciani, Antonio Dikele Distefano.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Credo che l'e-book sia una forma di passo avanti verso il futuro ma sono anche convinta che il libro cartaceo abbia una sua magia, qualcosa di unico che un libro digitale non ha. Sfogliare con le mani le pagine di un libro, sentire il profumo della carta è qualcosa che non può essere paragonato ad un libro letto su un piccolo e luminoso schermo. Quindi sono a favore dell'e-book ma se dovessi scegliere quale preferire, sceglierei sempre il cartaceo.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Per me la scrittura è stato un colpo di fulmine, l'ho sempre amata e a sempre fatto parte di me. Quando ero bambina mi regalarono un diario, uno di quelli con il lucchetto e con le chiavi, quello è stato il primo di una lunga serie, l'inizio di un qualcosa più grande di me. Ricordo che lo nascondevo sotto le magliette nell'armadio perché non volevo che nessuno lo leggesse. Ho tenuto nascosto questo amore per un po' di anni, perché la paura di essere giudicata era davvero tanta, poi sono uscita allo scoperto perché era inutile nascondere qualcosa più grande di te, qualcosa di cui non puoi fare a meno.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

La cosa che mi ha convinto a scrivere questo libro è stata la consapevolezza, la fiducia in me stessa e in quello che scrivo cosa che prima non avevo assolutamente. Credo che la celebre frase di Eleanor Roosevelt rappresenti al meglio questo concetto. ''Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.'' Ed io semplicemente nel mio ci ho creduto.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Questo libro rappresenta vari sentimenti sotto un punto di vista diverso. Leggiamo spesso storie ( bellissime ) dove i personaggi sono felici, vivono amori folli, dove a un certo punto della storia il destino mette i bastoni fra le ruote ma la forza dei personaggi riesce comunque a superare ogni ostacolo. Ecco, io volevo scrivere una storia diversa, una storia dove la sofferenza a volte è più forte dell'amore, dove non sempre quando si cerca la felicità e la si trova poi si diventa felici. Anna la protagonista ha una serie di tragedie alle spalle che la costringono a vivere in un mondo che non sente più suo. Solo l'incontro e l'amicizia con Marco riesce a far riaprire in lei una piccola luce, la speranza. Credo che il messaggio principale del libro non sia l'amore, la rabbia, la sofferenza, il messaggio principale è la speranza, quella che crediamo spesso di aver perso ma che in realtà ci ronza sempre intorno.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

La scrittura è sempre stata un sogno. Ho sempre sognato di vedere il mio libro prendere vita e forma, toccarlo con le mie mani e vederlo nelle librerie. La strada è ancora lunga ma spero di riuscirci.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Sì, diciamo che se ho iniziato a scrivere in generale è stato grazie ai miei genitori. Da bambina e adolescente ero abbastanza ribelle quindi molto spesso i miei genitori mi mettevano in punizione per mesi togliendomi telefono, computer e televisione, quindi ogni forma di tecnologia spariva per mesi dalla mia vita. È stato quello il momento in cui ho preso un libro in mano ed ho iniziato a perdermi in altri mondi, è lì che è iniziato tutto. In fin dei conti non sono poi così male le punizioni viste da questa prospettiva.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

Sì, l'ho pensato più di una volta ma credo sia normale credere di non farcela, di fallire, non saremmo umani se non pensassimo almeno una volta di poter sbagliare qualcosa.



10. Il suo autore del passato preferito?

Uno scrittore che mi ha colpito molto e che ho studiato a scuola è Luigi Pirandello. Sono rimasta molto affascinata dalla sua poetica e dal modo in cui espone il contrasto tra la vita e la forma, ovvero la concezione che abbiamo di noi stessi e quella che gli altri hanno di noi. Pirandello ritiene che la vita sia dominata da una mobilità inesauribile. L'uomo a differenza degli altri esseri viventi tenta, inutilmente, di opporsi al flusso dominato dal caso costruendo forme fisse, delle maschere nelle quali potersi riconoscere ma che finiscono con il legarlo ad un carattere che non fa parte di se stesso, in cui non può mai riconoscersi o alle quali è costretto a identificarsi a causa del parere di altre persone, per dare comunque un senso alla propria esistenza. C'è infatti una frase che mi è rimasta impressa e che racchiude tutto il senso di questo pensiero ''Noi siamo quelli che gli altri vogliono che noi siamo e non quello che vogliamo essere'' .



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Credo che sia un modo diverso e originale per rappresentare un libro, un'evoluzione. Non ne ho mai provato uno, ma penso che in futuro ci sarà l'occasione per farlo. Resto comunque dell'idea che il libro cartaceo è insostituibile.



 

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