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29 Lug
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Intervista all'autore - Davide Baglini

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato a Roma, ventisei anni fa e credo che nell'arco dei miei anni, ho vissuto una vita molto intensa, sicuramente non banale e noiosa. Ho cominciato, sin dalla mia tenera età a scrivere, non romanzi, non commedie, ma sulla vita quotidiana e su quella degli altri, cercando di capire come era vissuta, se secondo me era giusta, insomma cercavo di analizzare ogni rapporto umano, partendo dalla mia famiglia. In seguito ho proseguito i miei studi, ma soprattutto ho cercato di studiare la vita, la realtà, cosi com'era. La mia adolescenza è stata frenetica ed esorbitante, per qualche anno è stata incosciente e spudorata, quasi irriconoscibile rispetto alla mia persona; ma anche di quegli anni ho fatto tesoro delle mie esperienze, utili per capire la mente umana. Questa è la mia passione, la mia giornata e proprio questa passione mi accompagna sempre durante i miei giorni, dalla mattina quando mi sveglio fino alla sera quando mi addormento.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Come ho detto precedentemente, non credo che io dedichi solamente un lasso di tempo nella giornata per i miei studi e per la scrittura, anzi la dedico completamente, da quando apro gli occhi, partendo già dall'ultimo sogno ricordato, fino alla fine del giorno, dove mi dibatto nelle mie idee e nei miei scritti. Credo che lo studio sia la mia giornata e che la scrittura sia ed è essenziale nella mia vita.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Tra gli scrittori contemporanei che preferisco trovo molto interessante lo studio dello psichiatra Luigi Anapeta e i suoi scritti in particolare modo quelli riguardanti l'antropologia e la sociologia contemporanea.



4. Perché è nata la sua opera?

Questo saggio è nato per dare dei consigli e non è altro che un manuale, reso più semplice possibile, che esprime un pensiero cospicuo sull'esistenza, sperando che posso essere d'aiuto, sia per comprendere ciò che abbiamo davanti e sia per spiegare ciò che possiamo arrivare a d'essere.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Questa è una domanda bellissima e molto interessante. Ovviamente se vogliamo partire da un principio, possiamo considerare anche il contesto familiare e circostanziale dalla nostra crescita; per il quale ci indirizziamo e sviluppiamo ciò che poi rende la nostra persona tale, cosi com'è. Il contesto sociale è fondamentale, ma anche fondamentalmente inespressivo, quindi dipende da ogni persona e dalla propria identità. Io, personalmente, ho vissuto in un contesto sociale, formale, con regole e con obiettivi, i quali mi hanno insegnato il giusto dovere, il buono che è in me, la mia fede verso Dio, ma anche ciò che vive ogni giorno, le varie opinioni, i vari usi, costumi e le varie tradizioni. Credo che i valori più ragguardevoli, che dovrebbero coesistere e che non bisognerebbe mai perdere, siano l'educazione e lo studio.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere può essere entrambi i modi. Io provo a spiegarla la realtà. Chi evade la realtà è perché l’ha conosciuta, l’ha capita, forse respinta e molto spesso si può essere scontrati di essa, dalle sue regole, dai suoi orari, dalle sue condizioni, con una buona probabilità che non si sia neanche capita fino in fondo. Altri possono evaderla comunque, per qualunque motivo, così anche semplicemente. Io credo che nello scrivere sia doveroso raccontare la realtà e personalmente non ho pretesti per evaderla, perché la realtà può tutto, anche qualunque immagine di una evasione dalla realtà, se si vive veramente.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Questo saggio si basa su dei pilastri che sono già fondamenta della mia vita, completamente, già da qualche anno. Ripeto, comprendere a pieno ciò che possiamo essere, non è solo un modo di interpretare la vita ma è base di essa, per viverla realmente.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Assolutamente sì. La mia compagna Anna, con la quale oramai convivo già da tre anni. Viviamo giorno per giorno il nostro amore, lei mi ha sostenuto e amato anche nei momenti più difficili. La sua pazienza, il suo amore e la sua intelligenza mi è stata di grande aiuto sia per la stesura del libro e sia per la mia vita.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A più persone e alle dipendenti della mia azienda. Ho provato a notare e valutare le loro considerazioni in merito a ciò che avevo scritto e a constatare se arrivasse loro davvero ciò che volevo comunicare. In seguito a mia madre e mio padre, fino ai miei più cari parenti.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Ad oggi con l'accrescere di servizi di reti accessi al pubblico, reti sociali, dispositivi mobili, che stanno sovrastando le oramai, obsolete modalità di ricerca, di studio e di comunicazione, penso sia doveroso pensarlo, che debbano essere funzionali e appropriati. Questa mobilità, che già fa parte del nostro oggi, credo sia il futuro ma soprattutto è un mezzo importante, in riferimento a tutto quello che circumnaviga il web e le sue funzioni. È un mezzo di istruzione e per questo prioritario, quindi spero che possa essere funzionale nella maniera più grande.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Come tutto ciò che oggi può essere nuovo e possa integrarsi nella nostra cultura, al di fuori dei procedimenti economici che pervengono in questo caso, penso sia giusto e significativo per accresce il nostro intelletto ed il nostro bagaglio personale di studio. Quindi, spero che l'audiolibro faccia parte di un accrescimento nella nostra cultura e che possa continuare ad essere fruttuoso nella nostra vita.  

 

Sabato, 29 Luglio 2017 | di @BookSprint Edizioni

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