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19 Lug
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Intervista all'autore - Luigi Gasparin

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Mi chiamo Luigi Gasparin, ma per gli amici Carlo, sono nato a Torino il 18 Giugno 1959. Il mio rapporto con la scuola è stato un disastro, ho impiegato ben 8 anni a fare le elementari così i miei genitori decisero che era meglio mandarmi a lavorare, per cui la terza media l'ho presa andando al serale. Nel mondo del lavoro però mi sono preso la mia rivincita, sono riuscito lo stesso a occupare posti di prestigio grazie alla mia tenacia nell'impegnarmi. Però sono stato anche sfortunato perché a 52 anni la ditta dove lavoravo ha chiuso e sono diventato uno di quelli che è troppo vecchio per lavorare e troppo giovane per andare in pensione. La parte più bella della mia vita è stato l'amore visto che sono felicemente sposato da 32 anni e contando il fidanzamento sono 38 anni che io e mia moglie stiamo insieme. È da non crederci, lei è una professoressa con ben due lauree. E' proprio vero che gli opposti si attraggono. Mi sono messo a scrivere perché volevo capire se una persona con la terza media sarebbe riuscita a scrivere un romanzo.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Non c'è un momento in particolare, di solito quando mi viene l'ispirazione, perciò mattina, pomeriggio, sera, e a volte, quando non ho sonno, anche la notte.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Purtroppo è una domanda a cui non posso rispondere perché, benché circondato da centinaia di libri, visto che mia moglie è una lettrice accanita, non ho mai letto un libro. Come ha detto lei per vedermi leggere un libro ha dovuto prima vedermelo scrivere.



4. Perché è nata la sua opera?

Come ho detto prima è stata una sfida. Visto che ero circondato da libri, mi sono chiesto se uno come me sarebbe riuscito mai a scriverne uno. A quanto pare sì. Per me è stata una vittoria esserci riuscito, e se anche non diventerà un libro famoso, pazienza, tanto io la mia sfida l'ho già vinta e tutto quello che verrà sarà bene accetto, sia critiche che lodi.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Il contesto sociale ha influito poco sulla mia formazione letteraria.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere per me è un modo per evadere dalla realtà, potersi cullare nei propri sogni per ricaricarsi, prima di affrontare le malvagità della vita.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Tutto e niente. Perché quando scrivi un libro racconti un sogno che il tuo cuore vorrebbe vivere, ma è un sogno e non è la tua vita.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Non c'è stata nessuna persona che mi abbia ispirato a scrivere quest'opera, ma piuttosto una frase che credo che a tutti sia stata detta quando eravamo bambini: “Ti sei fatto la fidanzatina?!”. Questa storia d'amore si è sviluppata proprio intorno a questa frase.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Per primo a mia moglie che mi ha aiutato correggendomi tutti gli strafalcioni, poi a mia nipote e a degli amici ed anche a una signora marocchina e da tutti ho ricevuto un parere positivo.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

No, perché la carta manterrà sempre il suo fascino.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'audiolibro può indubbiamente andare bene in quei momenti in cui non ti è possibile tenere un libro in mano come quando guidi, etc.

 

 


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