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BookSprint Edizioni Blog

21 Giu
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Intervista all'autore - Fulvia Massardo

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere...scrivere è una maniera per poter guardare e rendere visibili agli altri i propri pensieri, di dare concretezza allo spirito, un modo per fissare momenti, come con una Polaroid. Quando riesco a trasferire sulla carta in maniera ordinata ciò che a volte disordinatamente mi gira per la testa, quando riesco a sentire io stessa un profumo o un sapore oppure quando un luogo, anche se immaginario, si concretizza davanti ai miei occhi mentre rileggo ciò che ho scritto, ecco in quel momento sono felice perché credo che anche chi leggerà potrà sentire e vedere tra le parole, percepire le mie emozioni...conoscermi, insomma.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Beh, direi ogni singola parola di ogni brano fa parte del mio personale "album di ricordi del cuore". Ognuna delle situazioni descritte è realmente accaduta, le persone descritte sono realmente vissute e con loro i luoghi che ho tanto amato. Ho cercato il più possibile di aderire alla realtà, collocando gli episodi nei tempi in cui si svolsero. In questo libro ci sono io, le mie domande, alle quali nel corso degli anni ho cercato di rispondere, i miei dubbi, la mia sensibilità che fortunatamente il tempo e la vita non hanno ucciso... C'è la magia di un'età in cui ogni cosa è nuova e perciò degna di attenzione, magia che durante il percorso della vita, si perde... purtroppo.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Innanzi tutto un atto di coraggio... Sì perché non è facile affrontare una prova che coinvolge la propria parte più intima: il pensiero. Credo ci voglia una bella dose di sana follia a mettersi in gioco alla tenera età di 56 anni! Ho voluto fare omaggio all'amore per la mia nonna, ora che anch'io lo sono e credo di aver raggiunto una maturità emotiva che me lo consente, un omaggio ai luoghi che mi hanno vista crescere e alle persone che ho avuto la fortuna di avere al mio fianco per lungo tempo. In secondo luogo la nostalgia, sentivo la necessità di rivivere un'età che rischiavo di perdere per sempre: con l'età i ricordi si annebbiano e si modificano...mi spiego? Avevo voglia di raccontare, prima a me stessa e poi alle mie figlie e a chi avrà la bontà di leggermi, chi e com'ero e quanto importante è per me il rapporto famigliare, il sentimento.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Nessuna lotta intestina per quanto riguarda il titolo, anzi direi che prima è arrivato il titolo e il libro ne è stata la diretta conseguenza. Questo libro non poteva averne alcun altro, dal momento che si tratta proprio del primo ricordo che mi affiora alla mente quando penso a me piccina, "LA LUNA TI SOMIGLIA!" è l'esclamazione carica di stupore di una bimba che guarda il mondo coi suoi occhi puliti, questa frase è di fatto l'incipit del libro, perché io collego a quel momento preciso la mia consapevolezza dell'attaccamento per mia nonna e la fascinazione che sento verso la Luna proprio perché le due sono collegate da un filo sottile: il filo della fantasia!



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Spero di non finire mai in un'isola deserta...nonostante io sia figlia orgogliosa di una splendida città di mare, non ho molta simpatia per l'elemento Acqua! Soltanto un libro? per affezione porterei La spiaggia del lupo di Gina Lagorio, il primo libro "da grande" che ho ricevuto in dono quando avevo la stessa età di Angela la protagonista, all'inizio del libro e che tra l'altro mi somigliava parecchio. Per quanto riguarda gli autori, decisamente Luca Goldoni, mi piace come osserva e descrive i fenomeni di costume italiani, la maniera precisa e acuta con cui li descrive, la sua ironia che rende buffi i peggior difetti, come in Cioè. Mi piacciono i romanzi surreali di Calvino, “Il sentiero dei nidi di ragno” è il mio preferito, perché gli avvenimenti sono raccontati dal punto di vista di un bambino. Però mi piace anche la fantascienza di Asimov e tutti i romanzi di Verne. Se trovo un libro di favole lo leggo volentieri. Avrete capito che non c'è un unico autore che prediligo, ma molti libri che porterei con me. Forse però se fossi costretta in posto tanto odioso come un'isola, preferirei avere con me un bel tomo dalle pagine immacolate e una scorta di matite con cui scrivere un libro che si intitolerebbe: Potrò sopravvivere a tutto 'sto blu? manuale per non impazzire.



6. E-book o cartaceo?

Per sempre cartaceo! A me piace ancora scrivere con la penna e successivamente copio sul PC, non perché io non apprezzi la tecnologia anche se non ne sono una maniaca, ma vuoi mettere il fruscio delle pagine quando le volti... il profumo penetrante dell'inchiostro sulla carta... la sensazione di toccare una copertina di lucido cartoncino o in similpelle, di sentire la consistenza del libro tra le proprie mani? Il libro è un'esperienza sensoriale che coinvolge tutti i sensi... Sì, anche il gusto, perché no? Una storia ha anche un sapore, le parole possono farti sentire la fragranza del pane e il lezzo dei miasmi della pattumiera, così come possono mostrarti il sapore dolce dei sentimenti buoni o quello amaro e putrescente di quelli torbidi e cattivi e sulla carta è tutta un'altra cosa e poi amo conservare i libri, spolverarli e rileggerli di tanto in tanto, vedere come cambiano, le pagine che ingialliscono mi danno l'impressione di qualcosa di vivo, cosa che la luce fredda di uno schermo non mi trasmette.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Allora, precisiamo: non credo di essere una scrittrice, per lo meno non ancora! Amo raccontare e ho sempre avuto voglia di scrivere, ma non sapevo bene cosa. Scrivevo, come tutti gli adolescenti, una sorta di diario, ma ciò che volevo mettere su carta non riusciva ad uscire, mi pareva di compilare una specie di lista della spesa, un elenco di avvenimenti che subito dopo mi sembravano irrilevanti, perciò smettevo. Poi ho iniziato a scrivere delle cose che altri successivamente hanno definito poesie e la prima è stata proprio per la Luna. Mi piaceva raccontare storie a voce e qualcuna la ho poi trasferita su carta: ed ecco le favole. Penso di aver incominciato a scrivere quando ho avuto l'impressione che a nessuno interessasse ascoltarmi parlare o non avesse tempo di farlo! Credo che nel periodo adolescenziale si scriva per se stessi, in maniera segreta, mentre più avanti per la necessità di uscire da se stessi e farsi conoscere.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Come ho già detto, dalla voglia di ricordare, di rivivere le sensazioni di allora cercando di non falsarle, lasciando libero il mio "bambino interiore" di essere nuovamente protagonista. Immortalare sulla carta quegli avvenimenti è stato, nella mia intenzione, come stampare delle foto e attaccarle in un album che poi si mostra per rendere partecipi altre persone dei propri ricordi, dei momenti più significanti. Nel libro ci sono diversi riferimenti riportati in dialetto genovese, la mia lingua, che ho dovuto per forza fornire di traduzione. Bene, una mia amica emiliana che logicamente non lo capisce, mentre le leggevo un brano ad un certo punto mi ha detto: "E poi diciamo dell'arabo, ma il genovese è peggio. Come devi sentirti sola!" Al momento mi ha fatto sorridere però ha ragione, per ora parlo il mio idioma con i miei genitori, ma poi? con chi potrò ancora esprimermi nel mio dialetto? In un certo senso sono molto simile ad un immigrato che si trova in una terra dove nessuno lo capisce!



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

A dire il vero mi sento un po' frastornata, provo un miscuglio di sensazioni dalla gioia alla preoccupazione, dall'eccitazione alla paura di deludere, credo si possa definire "panico dell'esordiente"! Mentre procedevamo alle varie correzioni e nel contempo si materializzava la copertina, quasi non mi sembrava vero...Non mi pareva possibile, e ancora in parte è così, che qualcuno potesse ritenere ciò che avevo scritto degno di essere pubblicato...è stata una bellissima sorpresa! In questo momento sto rispondendo addirittura ad una intervista e mi chiedo se davvero qualcuno la leggerà e avrà magari voglia e curiosità di contattarmi per conoscermi meglio, però mi piacerebbe moltissimo che accadesse!



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

La primissima persona a cui ho fatto leggere quello che scrivevo è stata la mia amica e mentore Carla Croce, una persona veramente speciale che oltre ad essere una delicata "poetessa del cuore", come la chiamo io e una scrittrice appassionata, è stata anche colei che mi ha spinto e convinto a pubblicare, a trasformare un'idea fumosa in realtà. Carla mi ha dato il coraggio di provarci, con la sua fiducia ha dato fiducia anche a me e per questo non ho parole bastanti a ringraziarla. Troppe volte per paura di non riuscire si rinuncia ancora prima di cominciare: grazie Carla, ti voglio bene.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

A patto che il libro sia letto da attori o da volontari che prestano la loro voce e comunque non da un sintetizzatore vocale, credo siano un eccellente strumento per permettere anche a chi è affetto da handicap visivi o motori di poter leggere un libro, di conoscere testi e studiare come chiunque altro. Mi preoccupa però che vengano poi usati anche da chi potrebbe leggere da solo e magari per non interrompere una attività che sta svolgendo o per pigrizia, non si da il tempo di fare una pausa, in questo caso penso che gli audio libri potrebbero diventare un problema, togliendo alle persone anche quel momento che prima si concedevano per leggere, così come i cellulari sempre più tecnologici, ci stanno togliendo la capacità di comunicare guardandoci in faccia... La tecnologia è una grande opportunità, ma secondo me va usata con le dovute cautele se non si vuol rischiare di diventarne schiavi.

 

 

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